Sicurezza Sociale

Previdenza e Assistenza

Part-time e pensione

Il sistema contributivo, in vigore da circa 14 anni, è la caratteristica principale della previdenza italiana attuale; va  analizzato sotto diversi aspetti, per evitare di assumere decisioni o dare valutazioni secondo modalità non più attuali.

Uno degli aspetti oggi rilevanti riguarda le modalità di computo dei periodi di lavoro a tempo parziale (part-time), ai fini dell’importo di pensione,. È argomento di livello tecnico abbastanza complesso; cerchiamo di renderlo comprensibile senza entrare nei dettagli.

Svolge attività di lavoro part-time il dipendente che esercita la sua attività per un orario di lavoro inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro. La riduzione di orario può riguardare tutte le giornate lavorative (orizzontale), alcune giornate di lavoro nella settimana, alcune settimane nel mese oppure alcuni mesi nell’anno (verticale), o anche le diverse possibili combinazioni delle tre forme di part-time (misto).

1   Il part-time nel sistema di calcolo contributivo

 

Nel calcolo contributivo, l’importo mensile di pensione è esattamente il 50% di quello dell’assicurato che non ha prestato attività a tempo parziale. Circa le modalità di calcolo si può vedere l’articolo “Azioni di pre-videnza”.

Il confronto tra l’importo di pensione di un assicurato a tempo pieno ed uno a tempo parziale, con identica retribuzione imponibile dà i seguenti risultati:

  CALCOLO PENSIONE CONTRIBUTIVO SENZA PART-TIME CALCOLO PENSIONE CONTRIBUTIVO CON PART-TIME
Anno Imponibile Montante contributivo Imponibile Montante contributivo
1996 21.872 12.172,76 10.936 6.086,38
1997 22.554 11.888,13 11.277 5.944,06
1998 22.089 11.050,74 11.045 5.525,37
1999 21.139 10.009,88 10.570 5.004,94
2000 21.800 9.814,67 10.900 4.907,34
2001 23.744 10.202,41 11.872 5.101,20
2002 23.767 9.784,72 11.884 4.892,36
2003 24.362 9.628,97 12.181 4.814,49
2004 30.018 11.416,15 15.009 5.708,07
2005 30.193 11.035,69 15.097 5.517,85
2006 32.643 11.523,41 16.322 5.761,71
2007 33.348 11.385,88 16.674 5.692,94
2008 34.581 11.790,61 17.291 5.895,31
Totale 141.704,03   70.852,01
Coefficiente di trasformazione 4,909 4,909
Importo mensile della pensione 535,06 267,53

 

2   Il part-time nel sistema di calcolo retributivo

 

Ha diritto al calcolo col sistema retributivo l’assicurato che al 31.12.1995 può far valere una anzianità contributiva complessiva (numero di contributi versati) almeno pari a 18 anni; ipotizzando un periodo di  ininterrotta contribuzione, si tratta degli assicurati che hanno iniziato il rapporto assicurativo dal 1° gennaio 1978.

Il sistema di calcolo retributivo si può sintetizzare così: l’importo di pensione è determinato dalla applicazione dell’aliquota del 2% (per redditi elevati l’aliquota si riduce) per ciascun anno di contribuzione, sulla retribuzione media dell’ultimo periodo (ultimi 5 anni per la quota A e ultimi 10 anni per la quota B).

La particolarità della valutazione dei periodi di lavoro part-time consiste sostanzialmente:

      nella riduzione – solo ai fini della misura della pensione e non anche ai fini del diritto – degli anni di contribuzione in misura percentuale corrispondente a quella delle ore di lavoro contrattuale. Semplificando, un assicurato che per 10 anni avesse lavorato per il 50% dell’orario contrattuale, ai fini del calcolo di pensione, si troverebbe 5 anni anziché 10 di anzianità e, quindi il 10% della retribuzione media relativa agli ultimi anni di lavoro, anziché il 20%;

      nella retrodatazione del periodo di riferimento, necessario per determinare la retribuzione media settimanale; il periodo potrebbe ampliarsi dagli ultimi 5 agli ultimi 10 e dagli ultimi 10 agli ultimi 20 anni rispettivamente, per la quota A e B.

Un esempio – ricavato dalla progressione economica reale di un assicurato – renderà più chiaro il sistema di calcolo. L’importo della quota A è relativa alle contribuzioni maturate fino al 1992 e la quota B è relativa alle contribuzioni successive, per una pensione avente decorrenza 1° gennaio 2009. la pensione è relativa ad assicurato con 40 anni di contribuzione, ma l’assicurato con 10 anni di part- time avrà ridotti gli anni di contribuzione a 35.

SISTEMA RETRIBUTIVO – CALCOLO PENSIONE SENZA PART-TIME

Anno Retribuzione utile Rivalutaz. Quota A Rivalutaz. Quota B Retribuzione quota A (per 1.248 settimane) Retribuzione quota B (per 832 settimane)
2008 34.581,00 1,0000 1,0000 34.581,00 34.581,00
2007 33.348,00 1,0323 1,0426 34.425,14 34.768,62
2006 32.643,00 1,0501 1,0711 34.278,41 34.963,92
2005 30.193,00 1,0710 1,1031 32.336,70 33.305,90
2004 30.018,00 1,0893 1,1329 32.698,61 34.007,39
2003 24.362,00   1,1664 0,00 28.415,84
2002 23.767,00   1,2066 0,00 28.677,26
2001 23.744,00   1,2475 0,00 29.620,64
2000 21.800,00   1,2929 0,00 28.185,22
1999 21.139,00   1,3383 0,00 28.290,32
    Totale 168.319,87 314.816,12
  Retribuzione media settimanale 647,38 605,42
  Importo mensile quota di pensione 1.242,98 774,93
  Importo mensile lordo 2.017,91

 

SISTEMA RETRIBUTIVO – CALCOLO DI PENSIONE CON PART-TIME

Anno Retribuzione utile Rivalutaz. Quota A Rivalutaz. Quota B Retribuzione quota A (per 1.248 settimane) Retribuzione quota B (per 572 settimane)
2008 34.581,00 1,0000 1,0000 34.581,00 34.581,00
2007 33.348,00 1,0323 1,0426 34.425,14 34.768,62
2006 32.643,00 1,0501 1,0711 34.278,41 34.963,92
2005 30.193,00 1,0710 1,1031 32.336,70 33.305,90
2004 30.018,00 1,0893 1,1329 32.698,61 34.007,39
2003 12.181,00   1,1664 0,00 14.207,92
2002 11.883,50   1,2066 0,00 14.338,63
2001 11.872,00   1,2475 0,00 14.810,32
2000 10.900,00   1,2929 0,00 14.092,61
1999 10.569,50   1,3383 0,00 14.145,16
1998 11.044,50   1,3719 0,00 15.151,95
1997 11.277,00   1,4093 0,00 15.892,68
1996 10.936,00   1,4466 0,00 15.820,02
1995 10.225,50   1,5165 0,00 15.506,97
1994 10.386,00   1,6118 0,00 16.740,15
    Totale 168.319,87 322.233,24
Retribuzione media settimanale 647,38 619,87
Importo mensile quota di pensione 1.242,98 545,49
Importo mensile lordo 1.788,46

Dai due calcoli, verifichiamo che:

      l’importo complessivo di pensione è maggiore per l’assicurato senza part-time, ma è logico perché, per 10 anni, ha lavorato e contribuito il doppio delle ore dell’altro;

      l’importo di pensione della quota B, quella interessata dal periodo di part-time, è più della metà di quella senza il periodo part-time: l’importo mensile di pensione gode di un maggior importo pari a 229, 44 € (nel complesso 70,39% e non 50%).

Il confronto così fatto non è del tutto esatto, anche se già di per sé sufficiente a dimostrare il “vantaggio” del lavoratore part-time, perché nelle medie intervengono anche periodo di lavoro a tempo pieno. Se esaminiamo due importi di pensione relativi solamente ai 5 anni che vanno dal 2003 al 1999, per il calcolo senza part-time e dal 2003 al 1994 per il calcolo con il part-time, otteniamo questo risultato.

CALCOLO DI PENSIONE RETRIBUTIVO  Periodo di riferimento  1994-2003

Anno Retribuzione utile senza part-time Retribuzione utile con part-time Rivalutaz. Quota B Retribuzione quota B  senza part-time Retribuzione quota B con part-time  
2003 24.362,00 12.181,00 1,1664 28.415,84 14.207,92  
2002 23.767,00 11.883,50 1,2066 28.677,26 14.338,63  
2001 23.744,00 11.872,00 1,2475 29.620,64 14.810,32  
2000 21.800,00 10.900,00 1,2929 28.185,22 14.092,61  
1999 21.139,00 10.569,50 1,3383 28.290,32 14.145,16  
1998   11.044,50 1,3719 0,00 15.151,95  
1997   11.277,00 1,4093 0,00 15.892,68  
1996   10.936,00 1,4466 0,00 15.820,02  
1995   10.225,50 1,5165 0,00 15.506,97  
1994   10.386,00 1,6118 0,00 16.740,15  
  Totale 143.189,28 150.706,41
  Retribuzione media settimanale 550,73 579,64
  Importo mensile lordo 704,93 556,45
               

 L’importo di pensione mensile dell’assicurato con part-time è maggiore al 50% dell’importo spettante all’altro assicurato; la differenza è pari a 148,48 € mensili (nel complesso 78,94% e non 50%).

Naturalmente questo avviene nell’ipotesi di carriera lavorativa senza variazioni significative; il sistema retributivo, essendo l’importo molto vincolato alle retribuzioni degli ultimi anni, potrebbe anche determinare riduzioni di importo. In linea generale però, dovendo espandere il periodo di riferimento per la quantificazione della media pensionabile, si va anche a beneficiare di coefficienti di rivalutazione più favorevoli.

3   Conclusione

 I due esempi, quello del calcolo retributivo e del calcolo contributivo, non possono essere rapportati tra loro, perché i dati di base non sono omogenei, anche se le retribuzioni cui si è fatto riferimento sono le stesse: nei calcoli in forma retributiva abbiamo quantificato l’importo di pensione su 40 anni di contribuzione; al contrario il calcolo contributivo è relativo solo alle contribuzioni degli anni dal 1996 in poi.

Il lavoro a tempo parziale non è sempre al 50% di quello contrattuale, come abbiamo ipotizzato nei casi esaminati; è ovvio che, più ci si avvicina al tempo pieno, e meno le differenze sono marcate.

È importante che gli assicurati che al 31.12.1995 non avevano maturato almeno 18 anni di anzianità contributiva, sappiano che, eventuale attività part-time, successiva a quella data, verrà valutata con il sistema di calcolo contributivo e, quindi, senza la compensazione dimostrata dagli esempi citati.

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27/01/2010 - Pubblicato da | Previdenza, Sicurezza sociale | , , , ,

50 commenti »

  1. una persona straniera che fa parte da UE, che a lavorato come assistente persone anziane piu de 5 ani, con contrato di lavoro a tempo indeterminato, ha diritto la pensione? Dopo quanti ani di lavoro in Italia?

    Commento di silvya stan | 30/04/2011 | Rispondi

    • A 66 anni e con almeno 5 anni di contributi, avrà diritto alla pensione; per computare i 5 anni occorre che nelle settimane siano stati pagati i contributi per più di 24 ore. Questo con le legge attuale. C’è da considerare però anche che l’importo non potrà essere consistente; può leggere l’articolo “Colf 2011″ per farsi un’idea.

      Commento di previdenza | 02/05/2011 | Rispondi

  2. Sono un lavoratore dipendente categoria quadro.
    Desidero sapere se passando da un contratto a tempo indetterminato di 40 ore settimanali ad un contratto sempre a tempo indetterminato part time di 20 ore gli anni per il diritto alla pensione raddoppiano (oppure sono sempre 52 settimane all’anno).
    Chiaramente riducendosi lo stipendio l’importo di contributi si riducono del 50%, ma potrei io in questo caso versare i contributi volontari per la differenza dei 2 anni che mi mancano al raggiungimento dei 40 anni in modo tale da non intaccare l’importo finale della mia pensione? – GRAZIE

    Commento di sergio | 15/05/2011 | Rispondi

    • Il numero delle settimane non si raddoppia, semmai – ma non è un problema che può riguardarLa – si riducono se la retribuzione non è almeno pari al minimale del periodo (2011 = 186,97 € settimanali); il massimo di settimane che possono essere considerate in un anno è 52.
      E’ possibile riscattare o effettuare i versamenti volontari per integrare i periodi part-time, MA SOLO AI FINI DELL’IMPORTO DI PENSIONE non per aggiungere periodi ai fini del diritto; questo se è in atto un periodo di lavoro, altrimenti si possono anche effettuare i versamenti volontari per raggiungere il diritto.

      Commento di previdenza | 15/05/2011 | Rispondi

  3. Buon pomeriggio.
    Ho assunto una signora per lavoro domestico dal 10 giugno 2002 al 15 luglio 2009. dal 10 giugno 2002 al 31 dicembre 2005 con 30 ore settimanali. Dal 01 gennaio 2006 al 15 luglio 2009 con 25 ore settimanali. Successivamente è stata assunta come lavoratrice dipendente a tempo pieno. Ha raggiunto il diritto alla pensione ? 25 ore settimanali sono considerate part time ?
    Grazie per la risposta.

    Commento di Luigi | 10/08/2011 | Rispondi

    • La signora ha iniziato a lavorare prima dell’istituzione del sistema contributivo, quindi in teoria ha interesse a beneficiare delle norme previdenziali precedenti ed in particolare il fatto che, se non sarà titolare di reddito né personalmente né con l’eventuale coniuge, avrà diritto al trattaemento minimo di pensione. Purtroppo per raggiungere questo diritto servono però almeno 20 anni di contribuzione (salvo qualche eccezione che però mi sembra non potersi applicare).
      In alternativa, ma deve sapere che ricade in un sistema pensionistico complessivamente meno favorevole (non avrà comunque diritto al trattamento minimo, il diritto – secondo le attuali norme – sarà raggiunto non prima dei 65 anni), quando avrà l’età potrà OPTARE per il sistema contributivo.
      Si 25 ore settimanali sono considerate part-time, ma, per quanto riguarda il regime contributivo dei lavoratori domestici, essendo anche il requisito minimo di ore perché venga accreditata la settimana, non è più importante che sia tempo parziale o tempo pieno: non cambia nulla, tranne eventualmente l’importo di pensione.

      Commento di previdenza | 11/08/2011 | Rispondi

  4. Lavoro part-time al 62,50% dal 2007 ai fini pensionistici ho gli stessi diritti di un lavoratore full time. Grazie Ilaria

    Commento di Ilaria | 16/12/2011 | Rispondi

    • Il part-time vale, ai fini del diritto alle prestazioni previdenziali, come il lavoro a tempo pieno; la differenza è nella sua valutazione ai fini della misura delle prestazioni da calcolare con il sistema contributivo perché – fino ad oggi – non è prevista nessuna forma di riparametrazione e, quindi, l’importo viene calcolato sull’entità effettiva della retribuzione lorda percepita.
      Si deve sempre ricordare, anche per il lavoro a tempo pieno ma va fatta attenzione soprattutto quando è a tempo parziale, che la retribuzione lorda settimanale non deve essere inferiore a circa 187 € (valori 2011); altrimenti le settimane vengono ridotte proporzionalmente.

      Commento di previdenza | 19/12/2011 | Rispondi

      • Quindi con un lordo di circa 1170,00 euro dovrei avere conteggiate le stesse settimane di un lavoratore a tempo pieno, giusto?

        Commento di Ilaria | 20/12/2011

      • Si; la retribuzione mensile lorda di 1.170,00 € è più che sufficiente per far accreditare interamente tutte le settimane del periodo di lavoro.

        Commento di previdenza | 21/12/2011

  5. salve sono romena lavoro come badante da 2005 con un contratto de lavoro de 44 ore settimanali e una retribuzione mensile netta a 850 euro ,la segniora paga contributi 2200 euro all.anno.quando avro 65 anni avro 30 anni di contributi versati in italia, 7 anni di contributi in romania avro diritto alla pensiune…..e come se calcolla ,,,,e quanto piu meno percepisco grazie infinite ………floarea

    Commento di Anonimo | 12/01/2012 | Rispondi

    • Mancano ancora troppi anni alla data di pensione per vecchiaia (certamente non prima dei 66 anni e 7 mesi) e la recente legge ha modificato i criteri di calcolo delle pensioni, per poter dare una risposta valida.
      Si può solo dire che, con la contribuzione finora versata in Italia, l’importo mensile sarebbe pari a circa 108,00 € mensile per 13 mensilità.
      E’ possibile sommare – ai soli fini del diritto alla pensione, ma Lei non ne avrà bisogno perché la contribuzione versata in Italia sarà sufficiente – la contribuzione versata in Romania. La Romania pagherà secondo le sue regole ed in relazione ai 7 anni là versati.

      Commento di previdenza | 16/01/2012 | Rispondi

  6. Buongiorno mia moglie ha lavorato per 20 anni a tempo pieno poi per altri 15 a 36 ore settimanali per 10 mesi ultimamente gli hanno ridotto ulteriormente l’orario lavorativo a 15 ore settimanali come funziona la copertura ai fini previdenziali pensionistici?

    Ringraziando Pierluigi

    Commento di Pierluigi Della Corna | 27/01/2012 | Rispondi

    • Può vedere la risposta alla precedente domanda n° 4. Nel caso di Sua moglie, avendo lavorato 10 mesi all’anno, probabilmente avrà anche richiesto ed ottenuto l’indennità di disoccupazione: anche questi periodi sono utili sia ai fini del diritto che della misura della futura pensione.

      Commento di previdenza | 28/01/2012 | Rispondi

  7. sono una infermiera professionale che lavora come dipendente nellla azienda ospedaliera dal mese di settembre 1978 premetto che sono nata il 6\10 1959 ho sempre lavorato a tempo indeterminato no part time ne congedi particolari ho usufruito solo di un mese di aspettativa non retribuita che ora pago per riscattarlo uso pensionistico quando avro diritto alla pensione

    Commento di sara | 20/02/2012 | Rispondi

    • Manca ancora tanto tempo; tante cose possono cambiare. Comunque, sulla base delle attuali proiezioni la prima data utile è relativa alla pensione anticipata (ex anzianità) con 42 anni e 2 mesi di contributi e cioè nel 2020.

      Commento di previdenza | 20/02/2012 | Rispondi

  8. Dal 1° settembre 2012 vorrei andare in pensione (pensione di vecchiaia)= 31 anni di cntributi e 63 anni di età.
    Posso richiedere il parte-time?
    Grazie in anticipo per la risposta.
    CORDIALI SALUTI

    Commento di Festa Linda | 01/03/2012 | Rispondi

    • Deve cessare il rapporto di lavoro dipendente e – dopo un periodo di circa un mese – può ricominciare a lavorare senza alcuna limitazione anche a tempo pieno.

      Commento di previdenza | 03/03/2012 | Rispondi

  9. Forse non mi sono spiegata la mia domamda era. posso richiedere la cessazione e contemporaneamente chiedere la modifica del mio contratto per continuare a lavorare parte-time sono personale scuola ATA
    rICHIESTA CESSAZIONE DAL 1° SETTEMBRE (PENSIOINE DI VECCHIAIA CON 63 ANNI DI ETà E 31 ANNI DI CONTRIBUTI)

    Commento di Festa Linda | 09/03/2012 | Rispondi

    • Il decreto che stabilisce i termini e le modalità per le domande di pensionamento del personale scuola – a quanto mi risulta – non è stato ancora pubblicato; è un ritardo notevole forse causato anche da dubbi di interpretazione delle nuove norme. La trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale con contestuale riconoscimento del trattamento di pensione DOVREBBE essere confermata, ma occorre attendere. Va comunque ricordato che l’Amministrazione non ha l’obbligo di accettare la richiesta.

      Commento di previdenza | 09/03/2012 | Rispondi

  10. Per un vigile urbano che chiede il part-time verticale (9 mesi al lavoro e 3 a casa ogni anno), come cambia il conteggio dell’anzianità per maturare il diritto a pensione?
    La retribuzione è di circa 1.800 euro lordi al mese di base (oltre alle indennità per attività prestata). Leggendo sopra ho capito come si effettua il calcolo ma non ho ben chiaro se vengono conteggiate solo le settimane retribuite per almeno il minimale fissato di anno in anno (nel 2011 = 187€) e, quindi, solo le settimane relative ai 9 mesi lavorati o se, per calcolare la retribuzione settimanale da confrontare con quella minima, si fa la media sull’interno anno (retribuzione complessiva 2012 diviso 52).
    Grazie in anticipo per il Vostro aiuto e per l’attività divulgativa che assicurate.

    Commento di andrea | 10/05/2012 | Rispondi

    • Nel calcolo contributivo – che come è noto dal gennaio 2012 è esteso a tutti indistintamente – non ha nessun rilievo il numero delle settimane di lavoro prestate nell’anno; quello che conta è solo la contribuzione versata; è come se lo stipendio dei 9 mesi fosse ripartito su 12.
      Nei 3 mesi di non lavoro si potrebbe chiedere l’autorizzazione ai versamenti volontari o il riscatto, ma si tratta di somme consistenti; consiglio però di fare la domanda di versamenti volontari comunque, perché non ci si impegna a versare le somme che saranno quantificate e, a volte, questa autorizzazione può dare vantaggi.

      Commento di previdenza | 10/05/2012 | Rispondi

  11. Ho 30 anni di contribuzione, no part time. Su un estratto conto previdenziale dell’INPS c’è scritto che -” Quando in uno stesso anno esistono periodi contributivi che si sovrappongono, il numero dei contributi si somma solo per i periodi che non coincidono” -.
    Io ho qualche settimana ( circa 8 o 10 ) di sovrapposizione, due datori di lavoro. Ora con la nuova riforma, essendo in vigore il contributivo, suppongo che dovrebbero venirmi valide egualmente considerato che ci sono i versamenti ! Sarà così oppure le devo considerare perse ?? Spero di essere stato chiaro. Grazie in anticipo per la risposta.

    Commento di ripping mountains | 22/05/2012 | Rispondi

    • La contribuzione deve essere valutata sotto una doppia prospettiva:
      - AI FINI DEL DIRITTO (in questo caso e solo per questo vale la dizione che Lei riporta: uno stesso anno non può avere più di 52 settimane di contribuzione e nella stessa settimana non possono essercente due) per esempio per raggiungere i 20 anni di contribuzione necessari alla pensione di vecchiaia non potrà sommare le settimane che si sovrappongono.
      - AI FINI DELLA MISURA: se si verifica una doppia contribuzione legittimamente versata, e quella da lavoro dipendente lo è sempre tranne in caso di errore o di falso, la contribuzione è sempre valida e determina un maggior importo di pensione. Il principio è questo: se c’è l’obbligo di contribuire c’è anche la valutazione ai fini della misura.

      Commento di previdenza | 23/05/2012 | Rispondi

  12. dal settembre 1992 ad agosto 1998 ho lavorato tempo pieno.Poi da settembre 1998 ad oggi part-time 15 ore alla settimana per nove mesi l’anno(contratto indeterminato).continuando con questo contratto part-time a quanto ammonterà la mia pensione? grazie

    Commento di Anonimo | 02/07/2012 | Rispondi

    • Mi dispiace, ma mi è assolutamente impossibile rispondere se non in termini molto generali; il Suo sistema di calcolo è misto nel senso che per il servizio relativo agli anni dal 1992 al 1995 (4 anni) l’importo sarà determinato dalla media delle retribuzioni, rivalutate, di tutti gli anni di lavoro; per gli anni successivi il calcolo sarà contributivo; per avere un’idea di questo sistema di calcolo può vedere il mio articolo “Part-time e pensione”. Nel sistema contributivo il part-time non è compensato in alcun modo: semplicemente il calcolo è sulla contribuzione versata; per questo è possibile – con costi purtroppo elevati – riscattare o contribuire volontariamente per compensare le retribuzioni ridotte.

      Commento di previdenza | 03/07/2012 | Rispondi

  13. buongiorno, dopo vent’anni di lavoro dipendente nel commercio è dal 2008 che sono assunta con regolare contratto di collaborazione domestica
    al momento lavoro 20 ore settimanali, ma vorrei arrivare alla copertura annuale della pensione per le 52 settimane, d’accordo con la mia titolare
    vi chiedo cortesemente quante ore settimanali devo svolgere per raggiungere l’obiettivo, 24 o 25? non riesco a trovare una risposta certa neanche sul sito inps
    vi ringrazio molto per l’aiuto
    cordialmente,
    Silvana

    Commento di silvana | 04/07/2012 | Rispondi

    • Ecco il testo della legge che riguarda il lavoro domestico: “Ai fini del diritto alle prestazioni assicurative a carico dell’INPS, nel corso di un trimestre solare il numero dei contributi settimanali da accreditare al lavoratore è pari a quello delle settimane lavorate o comunque retribuite per le quali risulti versata o dovuta la contribuzione in base al presente decreto sempreché per ciascuna settimana risulti una contribuzione media corrispondente ad un minimo di 24 ore lavorative.”

      Commento di previdenza | 05/07/2012 | Rispondi

  14. le risposte non chiariscono se la riduzione delle settimane a part-time relative a periodi antecedenti il 31 dicembre 1995 influisce sul requisito dei 18 anni di anzianità contributiva richiesto dalla legge 335/1995 per l’applicazione del sistema retributivo integrale.
    A mio parere, se ho contribuito per almeno 18 anni, ma per qualche periodo con settimane part-time, tale diritto dovrebbe ritenersi comunque acquisito, salvo poi effettuare il calcolo retributivo sul numero di settimane ridotto per il part-time.

    Commento di Paolo | 11/10/2012 | Rispondi

    • Non riesco a capire a queli risposte Lei si riferisce; comunque concordo sul fatto che anche i periodi di lavoro part-time concorrono a far maturare il requisito dei 18 anni di anzianità contributiva al dicembre 1995. L’importante è che le contribuzioni relative ai periodi di lavoro part-time siano almeno pari al minimale vigente in ciascuno dei diversi anni dal 1983 in poi; altrimenti le settimane di lavoro utili debbono essere proporzionalmente ridotte.
      Per completezza aggiungo che dal gennaio 2012 non esiste più per nessuno il sistema retributivo integrale.

      Commento di previdenza | 12/10/2012 | Rispondi

  15. Sono una infermiera professionale che lavora da agosto 1973. A tempo pieno fino al 1 gennaio 2000 e poi in part time verticale a 24 ore. quale sarà la mia retribuzione pensionistica e quando potrò andare in pensione? grazie dell’interessamento.

    Commento di AZ | 04/11/2012 | Rispondi

    • Se non prima per età, il diritto dovrebbe essere maturato intorno al febbraio 2015; per determinare la retribuzione pensionabile sono necessari molti altri dati; Le consiglio di sentire con un patronato della Sua città, anche per quantificare più esattamente la decorrenza, magari fra qualche tempo.

      Commento di previdenza | 05/11/2012 | Rispondi

  16. Fermo restando quanto commentato al punto 12, e cioè che …”nel sistema contributivo il part-time non è compensato in alcun modo: semplicemente il calcolo è sulla contribuzione versata”…, come incide un part-time svolto negli ultimi anni di lavoro per la quota di pensione calcolata con il sistema retributivo? (la media retribuzioni degli ultimi 5 anni sarebbe ovviamente più bassa… -lavoratore assunto nel 1984 a tempo pieno, quindi sistema misto, e ipotesi di un part-time negli ultimi 5 anni) Grazie

    Commento di luca | 26/11/2012 | Rispondi

    • Nel sistema retributivo la compensazione riguardava la riduzione proporzionale delle settimane utili per la determinazione della retribuzione media. In pratica, ipotizzando un part-time al 50%, per ottenere la retribuzione utile di un anno si divideva la retribuzione annuale per 26 settimane anziché per 52.

      Commento di previdenza | 27/11/2012 | Rispondi

  17. salve, sono una lavoratrice donna con contratto part time al 62,50%, con netto annuo di 12.000 euro (con tredicesima e quattordicesima) e lordo mensile variabile fra 1000 e 1200 euro. detto ciò, mi interesserebbe saper se ai fini pensionistici ho gli stessi diritti di un lavoratore full time (quindi, calcolo degli anni e della quota di pensione).
    grazie mille per la risposta che mi vorrete dare.

    Commento di michela | 28/01/2013 | Rispondi

    • Purtroppo no; non disponendo di tutti i dati non posso dire come il periodo precedente andrà valutato, ma certamente le contribuzioni versate dal 2012 in poi verranno valutate solo sulla contribuzione effettivamente versata, doiciamo che sarà pari al 62,50% rispetto a quello dei colleghi a tempo pieno. Potendo, ai fini previdenziali, è opportuno ripristinare il tempo pieno.

      Commento di previdenza | 30/01/2013 | Rispondi

  18. 2012 ho 33 settimane utili per il calcolo della pensione. vorrei sapere le33 settimane sono sufficenti a coprire l’intero anno-fiscale contributivo???.
    qual’è il numero di settimane minime annue per riconoscere l’intero anno contributivo…. indipendentemente all’ammontare della pensione che logicamente sara’ molto piu’ bassa da chi avra’ le 52 settimane complete!! anticipatamente ringrazio

    Commento di Anonimo | 10/03/2013 | Rispondi

    • Bisogna distinguere: ai fini del diritto ad una pensione, per esempio vecchiaia o anticipata, 33 settimane sono 33 e non valgono come 52 e non coprono l’anno. Invece per l’importo della pensione quello che conta è l’importo del contributo pagato e quindi se un assicurato che versa solo 33 setimane, ma percepisce una retribuzione equivalente a chi lavora un anno intero per avere la stessa retribuzione, avrà anche lo stesso importo.

      Commento di previdenza | 11/03/2013 | Rispondi

  19. Salve,ho quasi 40 anni è 7 anni di contributi,attualmente ho un lavoro part-time con contratto a tempo indeterminato,a quanti anni potrò accedere alla pensione?
    Inoltre la pensione come sarà calcolata se continuo con un lavoro part-time?
    Grazie in anticipo.

    Commento di Anonimo | 11/03/2013 | Rispondi

    • Grazie per la fiducia, ma è eccessiva; manca tanto tempo e le variabili sono troppe. Indicativamente – esclusa l’invalidità che va sempre considerata, anche se è meglio avere salute – con almeno 2 anni di contributi potrà andare in pensione intorno ai 68 anni di età; per andare anche prima dovrebbe maturare almeno 42/43 anni di contribuzione.
      La pensione sarà calcolata col sistema contributivo e quindi quello che importa è l’entità della retribuzione sulla quale è calcolato il contributo.

      Commento di previdenza | 11/03/2013 | Rispondi

  20. Buonasera, ho 40 anni è da 10 anni sono assunta con un part-time orizzontale, lo so che fare una stima è molto prematuro, ma allo stato attuale se dovessi raggiungere i 20 anni di contribuzione ai fini di pensione di vecchiaia se il calcolo mensile di pensione dovesse essere sui 300 euro mensili avrei diritto alla pensione minima sociale? grazie in anticipo.

    Commento di Francesca | 10/05/2013 | Rispondi

    • Si, ma per il diritto all’assegno sociale si debbono anche considerare eventuali altri redditi sia personali che cumulati con quelli dell’eventuale coniuge; quest’anno il limite di reddito è rispettivamente pari a 5.749 e 11.499 €.

      Commento di previdenza | 11/05/2013 | Rispondi

  21. Salve,
    sono un ex insegnante in pensione dal 2007. Dal 2001 al 2006, ho insegnato su cattedra di 18h più 6 ore eccedenti istituzionali.L’ultimo anno, su cattedra di 18h.
    Considerato che in regime di part-time la pensione /buonuscita va calcolata in proporzione al servizio effettivamente prestato, lo stesso dovrebbe essere per le ore oltre l’orario cattedra. Dette ore dovrebbero essere valutate in quota A e migliorare la pensione annuale ma la mia quota( A) di pensione non risulta maggiorata.Mi illumini, grazie.

    Commento di agostino di serra s. bruno ma vive a treviso. | 15/07/2013 | Rispondi

    • Mi è difficile riassumere in modo comprensibile e nello stesso tempo esatto le modalità di calcolo di pensione che si sono verificate negli ultimi anni; dirò solo che dal 1992 le cose sono cambiate significativamente e molte volte. Nel 2007 potevano coesistere tre diverse modalità di calcolo della pensione: retributivo, misto e solo contributivo; nel Suo caso presumo si tratti di sistema retributivo o misto. In ogni caso la quota A andava quantificata sulla base delle contribuzioni maturate fino al 1992; per l’insegnante – presumo statale -,il calcolo di questa quota andava effettuato sull’ultima retribuzione contrattuale ed effettivamente poteva anche esserci una diversa valutazione per retribuzioni ulteriori; successivamente le cose sono cambiate radicalmente perché le contribuzioni successive al 1995 vanno computate sulla base della media di TUTTA LA CONTRIBUZIONE (con il periodo di riferimento più o meno ampio a seconda dell’anzianità maturata fino al 1992) e dal 1996 chi non aveva complessivamente maturato almeno 18 anni di contribuzione al dicembre 1995 rientra nel sistema misto con la quota anche contributiva.

      Commento di previdenza | 16/07/2013 | Rispondi

  22. Buonasera, ho lavorato full time dal 1990 al 2002 e dal 2002 ad oggi lavoro part-time 50% (in questi anni ho avuto 2 maternità usufruendo della maternità facoltativa al 30%) lo stipendio netto di ora è 950 Eur, oggi ho 43 anni, secondo Lei quanti anni part-time devo ancora lavorare per andare in pensione, e l’importo sarà molto ridotto?, sarebbe diverso e/o meglio se potessi fare un part time di 25/30 ore settimanali rispetto a quello attuale di 20 ore? o non cambierebbe, grazie anticipatamente.

    Commento di babi | 02/01/2014 | Rispondi

    • Esistono tre forme di pensione: quella di invalidità, quella di vecchiaia e quella anticipata; escllusa la prima ipotesi, nel Suo caso – naturalmente versando contribuzione per tutti questi anni a venire nell’ipotesi di pensione anticipata – non sono oggi prevedibili marcate differenze sulla decorrenza che comunque potrà essere intorno ai 70 anni di età.
      Con il lavoro a tempo parziale che svolge ora non ci sono problemi in ordine alle settimane di contribuzione nel senso che l’anno di lavoro è interamente coperto da contribuzione la differenza è nell’importo perché nel sistema contributivo quello che conta a questo fine è l’importo dei contributi versati; quindi non è il numero delle ore di lavoro che fa la differenza, ma la retribuzione (lorda e non netta) che si valuta.

      Commento di previdenza | 03/01/2014 | Rispondi

  23. La ringrazio per la risposta, ma non ho capito perché i 70 anni di età, dal momento che ho cominciato a lavorare a 20 anni e sono diventata lavoratrice part-time a 32, a 70 anni avrei lavorato 12 anni full time e circa 38 anni part time? forse verrebbe prima quella di anzianità all’età di 64 credo? se cortesemente mi può rispiegare.
    Grazie anticipatamente
    Babi

    Commento di babi | 12/01/2014 | Rispondi

    • La mia risposta era rivolta soprattutto ai chiarimenti in merito al valore della contribuzione per lavoro a tempo parziale. La probabile data di pensionamento è talmente lontana che non mi sono preoccupato di entrare nei dettagli anche perché tutte le ipotesi che oggi si possono fare presuppongono evoluzioni legisaltive e di aspettative della speranza di vita assolutamente non attendibili.
      Anche ammettendo che tutto rimanga così com’è oggi, mancano dati indispensabili come la data di nascita e l’ammontare esatto della contribuzione; ipotizzando come data di nascita il 1.1.1970 e 23 anni di contribuzione al 31.12.2013 la data di pensionamento oggi ipotizzabile è il 1.1.2035 (64 anni e 11 mesi di età e 43 anni e 48 settimane di contribuzione)

      Commento di previdenza | 13/01/2014 | Rispondi

  24. Premesso che fino al 30.9.2007 ho lavorato in uno studio medico come impiegata per 5 giorni alla settimana -40 ore-; che dal 1.10.2007 per crisi sono passata ad un part time parziale al 75% (32 ore alla settimana); e che con decorrenza 1.2.2012 il citato part time è passato, causa crisi, a 24 ore settimanali. Ciò premesso, dal mese di maggio 2012 ho trovato un altro lavoro part time di 12 ore settimanali. Ad oggi 21.2.2014 ho due lavori part time uno di 24 ore ed un altro di 12 ore settimanali per un totale di 36 ore settimanali. Poichè lo studio medico (mio lavoro principale) mi licenzierà (io non ho accettato la riduzione del part time a 16 ore settimanali) in quanto cederà lo studio ad un altro, vi chiedo cortesemente le seguenti informazioni. Con la lettera di licenziamento del mio lavoro principale part time ho diritto all’ASPI di 14 mesi (ho 58 anni di età), pur continuando a lavorare nell’altro esercizio (ore 12 settimanali) la cui retribuzione annua è inferiore a 8.000,00 annui? Se la vostra risposta è si, chiedo se l’importo dell’ASPI è considerato come contributo figurativo da aggiungere ai miei contributi. E’ possibile inoltre sapere: visto che negli ultimi 2 anni l’importo netto del mio stipendio per le 24 ore di part time è stato di circa 1.000,00 mensili per 14 mensilità, chiedo se l’ammontare dei primi 5 mesi dell’ASPI è pari al 75% di euro 1.000,00? Infine chiedo: con il periodo ASpi mi mancherebbero 32 mesi per la pensione posso versare i contributi volontari per tali mesi, lavorando 12 ore alla settimana altro part time. Grazie Milena Patruno

    Commento di Milena Patruno | 21/02/2014 | Rispondi

    • Per il diritto all’indennità è richiesto lo “stato di disoccupazione”. La legge definisce questo stato come “la condizione del soggetto privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i servizi competenti”. Il testo di legge mi sembra chiaro.
      Certamente al ternine del periodo di lavoro e di indennità sarà possibile chiedere l’autorizzazione ai versamenti volontari.

      Commento di previdenza | 22/02/2014 | Rispondi


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