Sicurezza Sociale

Previdenza e Assistenza

I.N.P.S. ed I.N.P.D.A.P.: indebito su pensione

È indebito ciò che non è dovuto o è immeritato.

Il Codice civile all’articolo 2033 definisce l’indebito oggettivo: “Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti  e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda.

L’articolo 1886 stabilisce però che “le assicurazioni sociali sono disciplinate dalle leggi speciali. In mancanza si applicano le norme del codice civile.”

La storia degli indebiti in previdenza è lunga e complessa, ma cosa succede oggi se si verificano indebiti sulle pensioni corrisposte dall’I.N.P.S., agli ex lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori autonomi e dall’I.N.P.D.A.P. agli ex pubblici dipendenti?

1

 

Indebito su pensioni I.N.P.S.

La legislazione e gli interventi della Magistratura sul tema sono stati importanti e frequenti, e oggi si può affermare che la situazione si è consolidata su alcuni principi:

  • Le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dall’ente, in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione
  • Nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme se sono state corrisposte in base a formale, definitivo provvedimento del quale sia data espressa comunicazione all’interessato e che risulti viziato da errore di qualsiasi natura imputabile all’ente erogatore.
    ·   Non può essere chiesta la restituzione di somme riscosse, qualunque sia la ragione dell’errore, compresi i presupposti per il diritto e l’importo corrisposto;
    ·   La sanatoria trova applicazione anche per gli indebiti conseguenti a ritardi nell’attuazione di nuove norme sopravvenute;
    ·   Al fine di stabilire il momento in cui può ritenersi verificato il ritardo nella contestazione dell’indebito, rilevante per l’irripetibilità dell’indebito, in assenza di uno specifico termine, l’Istituto ha deliberato di fare riferimento ai tempi di definizione dei procedimenti di cui al regolamento di attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241 (30 giorni secondo la carte dei servizi);
  • L’omessa od incompleta segnalazione da parte del pensionato di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta (contestualmente od anche in epoca successiva alla liquidazione della prestazione), che non siano già conosciuti dall’ente, fa escludere il diritto alla sanatoria e consente il recupero delle somme indebitamente percepite;
  • Sono comunque ripetibili le somme indebite dovute a dolo dell’interessato;
  • L’INPS procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza. Per consentire all’Istituto di rilevare annualmente i redditi, i soggetti percettori di prestazioni collegate al reddito sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei dati di reddito entro il 30 giugno di ciascun anno;
  • Il diritto alla richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite si prescrive nel termine di 10 anni e non sono gravate da interessi legali.

Alcuni approfondimenti.

1.1   formale, definitivo provvedimento del quale sia data espressa comunicazione

-          le somme indebite erogate in forma provvisoria sono recuperabili dall’Istituto;

  • la legge non fissa un termine entro il quale una pensione provvisoria deve essere trasformata in forma definitiva;
  • in presenza di tutti gli elementi necessari (altrimenti l’Istituto, in applicazione dell’art. 10-bis dello stesso regolamento dovrebbe comunicare le ragioni per le quali non è stata possibile rispettare i termini di legge) deve valere la norma generale e cioè il regolamento di attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241. L’Istituto nella carta dei servizi non ha indicato un termine: deve valere il termine, previsto dalla legge, in 90 giorni;

-          Secondo l’Istituto è provvedimento definitivoil provvedimento di assegnazione o di rideterminazione della pensione comunicato all’interessato, contenente l’indicazione degli elementi presi a base per il calcolo della prestazione”. Ma l’interpretazione dell’Istituto non sembra coerente con il significato dei termini “provvedimento” e “provvedimento definitivo”.

  • La pubblica amministrazione opera adottando una sequenza di atti giuridici (detti procedimento), necessari per la validità ed efficacia dell’atto terminale, detto provvedimento; i principi, le modalità ed i tempi di formazione del provvedimento sono stati fissati dalla legge 241/90 e dal regolamento di attuazione. La stessa legge, indirettamente, definisce però anche che cosa si intenda per provvedimento: all’art. 2 si legge: “Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso.”, all’art. 3 si dice inoltre che il provvedimento  “deve essere motivato”;  
  • è pacifico che il provvedimento, anche definitivo, può essere rettificato in qualsiasi momento si accerti un errore e che un provvedimento è definitivo non perché immodificabile, ma perché si è concluso il procedimento cioè è stata emessa la decisione finale; il contrario di provvedimento definitivo è provvedimento temporaneo o provvisorio; un provvedimento è provvisorio solamente quando espressamente è dichiarato tale; 
  •  si deve concludere che per provvedimento amministrativo definitivo non si deve considerare solamente quello che contiene i dati per il calcolo della prestazione, e di fatto solo la liquidazione o riliquidazione della pensione, ma tutti gli atti formali e conclusivi. Qualsiasi atto, espresso e motivato della pubblica amministrazione, a conclusione dell’iter del procedimento seguito a domanda o d’ufficio, è da considerare provvedimento definitivo, salvo diversa espressa e motivata indicazione; 
  • è, inoltre, da considerare definitivo qualsiasi provvedimento che non sia stato rettificato dall’Istituto entro termini prefissati o, in assenza, entro i termini di cui al regolamento della legge 241/90 più volte citato; 
  • L’Istituto ogni anno invia al pensionato il modello Obis M – certificato di pensione; è lo strumento con il quale l’I.N.P.S. comunica al pensionato gli elementi sulla base dei quali è stato adeguato l’importo, indica l’importo della pensione a calcolo (nel caso di pensione di importo inferiore al trattamento minimo), elenca ed illustra l’importo e la natura delle prestazioni non contributive corrisposte. Non si comprende per quale ragione non dovrebbe essere considerato anche questo un provvedimento definitivo, tranne che per le percentuali di adeguamento al costo della vita, provvisorie per legge. 
1.2   omessa od incompleta segnalazione di fatti incidenti sul diritto o sulla misura

 Vanno distinti due momenti:

  • Fase di prima liquidazione e periodo di godimento della prestazione:
    • sono sanabili le somme non dovute, sulla base di dati già noti all’Istituto, anche se relative a dati reddituali;
    • non possono essere sanate somme corrisposte a causa di mancata o incompleta comunicazione all’Istituto, da parte del pensionato, di dati rilevanti e non noti all’Istituto;
  • Fase di godimento della prestazione:
    • sono sanabili le somme corrisposte se l’Istituto ha seguitato a corrisponderle dopo la comunicazione dei nuovi dati da parte del pensionato. L’Istituto, in possesso dei nuovi dati, deve provvedere immediatamente. Non è chiarito però se immediatamente significa che non può essere chiesta la restituzione di somme corrisposte successivamente alla data di conoscenza dei nuovi dati, oppure se l’Istituto può utilizzare i tempi fissati dalla legge 241/90 (90 giorni);
    • secondo l’INPS – avvalendosi di alcune sentenze che affermano l’esigenza di tempi tecnici per l’adeguamento delle prestazioni ai nuovi dati – l’unica eccezione riguarda le variazioni di reddito, per le quali vale quanto espressamente indicato dalla legge (vedi paragrafo che segue). Questa interpretazione non appare corretta:
      • la legge non fissa termini: le sentenze, cui l’I.N.P.S. fa riferimento, ipotizzano l’anno come criterio di orientamento per situazioni insorte prima della legge 241/90;perché non dovrebbe valere la norma generale contenuta nella legge 241/90, per fatti successivi?;
      • le situazioni del pensionato che comunica tempestivamente variazioni rilevanti di reddito non è assimilabile a quella del pensionato che attende la verifica annuale, pur sapendo di percepire somme non dovute;
      • dal 1° marzo 2009, le prestazioni previdenziali collegate al reddito, tranne che nella fase di prima liquidazione, sono erogate in considerazione dei redditi percepiti nell’anno precedente; i medesimi redditi hanno valore per la corresponsione delle prestazioni collegate  al reddito fino al 30 giugno dell’anno successivo. Oggi non ha più senso rivendicare “tempi tecnici”.

 

1.3   annuale verifica situazioni reddituali

 L’Istituto ha il dovere di verificare la permanenza delle condizioni di reddito, ma anche il pensionato ha l’obbligo di comunicare entro il 30 giugno di ciascun anno di essere ancora in possesso di redditi nei limiti di legge.

La notifica di indebito deve avvenire entro l’anno solare successivo.

Il dovere di verifica dell’Istituto , cui corrisponde l’obbligo del pensionato, è finalizzato alla regolarizzazione delle situazioni di indebita erogazione non note al pensionato o che il pensionato non desidera comunicare. Ben si giustifica quindi un maggior tempo di verifica e regolarizzazione.

1.4   dolo dell’interessato

 In ogni fase le somme corrisposte in eccesso a causa di dolo dell’assicurato o pensionato sono ripetibili dall’Istituto. Sussiste dolo quando l’assicurato o il pensionato consapevolmente dichiara situazioni, documenta fatti oppure omette circostanze con la volontà di indurre in errore l’Istituto.

È un reato penale gravissimo e che va ben oltre l’ambito previdenziale e anche la documentazione falsa può essere sufficiente per un giudizio presuntivo di dolo, cui corrisponde l’onere al pensionato di dimostrare che non si è trattato di dolo, ma di colpa per assenza di volontà espressa, senza piena coscienza delle conseguenze ed  a causa di negligenza o trascuratezza. Semplice colpa difficilmente dimostrabile se ripetutamente, a seguito di espressa richiesta dell’Istituto di informazioni, per esempio circa il possesso di redditi o di altre prestazioni, il pensionato ha dichiarato il falso.

2

 

Indebito su pensioni I.N.P.D.A.P.

 La legislazione in materia e riferita al provvedimento definitivo di pensione, si basa sui seguenti principi:

  • il provvedimento definitivo è revocato o modificato d’ufficio o a domanda non oltre il termine di tre anni dalla data di registrazione del provvedimento stesso quando:
    • a)     vi sia stato errore di fatto o sia stato omesso di tener conto di elementi risultanti dagli atti;
    • b)     vi sia stato errore nel computo dei servizi o nel calcolo del contributo del riscatto, nel calcolo della pensione, assegno o indennità o nell’applicazione delle tabelle che stabiliscono le aliquote o l’ammontare della pensione, assegno o indennità;
  • il provvedimento definitivo è revocato o modificato d’ufficio non oltre il termine di sessanta giorni dal rinvenimento dei documenti nuovi dalla notizia della riconosciuta o dichiarata falsità dei documenti oppure, a domanda, non oltre il termine di dieci anni dal provvedimento, quando:
    • c)     siano stati rinvenuti documenti nuovi dopo l’emissione del provvedimento;
    • d)     il provvedimento sia stato emesso in base a documenti riconosciuti o dichiarati falsi;
  • non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che la revoca o la modifica siano state disposte in seguito all’accertamento di fatto doloso dell’interessato;
  • qualora, per errore contenuto nella comunicazione dell’ente di appartenenza del dipendente, venga indebitamente liquidato un trattamento pensionistico definitivo o provvisorio, diretto, indiretto o di riversibilità, ovvero un trattamento in misura superiore a quella dovuta e l’errore non sia da attribuire a fatto doloso dell’interessato, l’ente responsabile della comunicazione è tenuto a rifondere le somme indebitamente corrisposte, salvo rivalsa verso l’interessato medesimo.

 In caso di liquidazione provvisoria, qualora l’importo della pensione definitiva diretta o di riversibilità risultante dal decreto di concessione registrato alla Corte dei conti non sia uguale a quello attribuito in via provvisoria, l’I.N.P.D.A.P. provvede alle necessarie variazioni, facendo luogo al conguaglio a credito o a debito.

 In ogni caso i pensionati hanno l’obbligo di comunicare la cessazione delle condizioni che hanno dato luogo all’attribuzione della pensione, nonché il verificarsi di qualsiasi evento che comporti variazione della pensione stessa ovvero la soppressione degli assegni accessori; il titolare risponde dei danni eventualmente arrecati all’erario a causa della omessa o tardiva comunicazione

Alcuni approfondimenti.

2.1   Provvedimento provvisorio

 La liquidazione provvisoria di pensione è stata molto frequente negli anni trascorsi e si è protratta anche oltre i dieci anni. Inevitabilmente si sono anche create situazioni pesanti di indebito. Sul tema le sezioni della Corte dei Conti sono intervenute con copiosa giurisprudenza, anche contrastante fino al 2007 quando, con due sentenze delle sezioni unite è stato stabilito che le norme relative al recupero delle somme indebitamente percepite sulle pensioni debbono inquadrarsi nel “sistema realizzato dalla legge 7.8.1990 n. 241 (come modificata ed integrata dalla legge 11.2.2005 n. 15) che, fra l’altro, prevede termini espressi per il compimento dell’attività procedimentalizzata dei pubblici poteri, quale quella di specie; ai sensi dell’art. 2 comma 2 cit. legge n. 241, tutti i procedimenti amministrativi debbono concludersi, con l’adozione del provvedimento finale, entro il termine stabilito con apposito decreto ministeriale, altrimenti (se non si stabilisce alcun termine), entro novanta giorni dall’iniziativa del procedimento (cit. art. 2 comma 3).

Per i provvedimenti di specie, è stato stabilito il termine di 180 giorni (decreti Ministro del tesoro 23.3.1992 n. 304 e 5.8.1997 n. 325).

Pertanto “in assenza di dolo dell’interessato, il disposto contenuto nell’articolo 162 del DPR n. 1092 del 1973, concernente il recupero dell’indebito formatosi sul trattamento pensionistico provvisorio, deve interpretarsi nell’ambito della disciplina sopravvenuta contenuta nella legge n. 241 del1990, per cui, a decorrere dall’entrata in vigore di detta legge n. 241 del 1990, decorso il termine posto per l’emanazione del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza, non può più effettuarsi il recupero dell’indebito, per il consolidarsi della situazione esistente, fondato sull’affidamento riposto nell’Amministrazione.

La questione dovrebbe quindi essere risolta nel senso di considerare definitivo il provvedimento provvisorio che non sia stato trasformato in definitivo nel termine di 180 giorni; ma non risulta che ancora l’Istituto abbia emesso circolare con disposizioni che recepiscano i principi stabiliti dalla Corte dei Conti.

2.2   Rivalsa dell’Ente Locale sull’interessato

 L’I.N.P.D.A.P. è un istituto relativamente recente perché è stato istituito dal 18.02.1993 ed ha progressivamente assunto la diretta gestione delle prestazioni precedentemente erogate dagli Enti Locali e dalle Amministrazioni dello Stato.

Si verificano ancora rettifiche del provvedimento provvisorio di pensione che fu quantificato sulla base delle deliberazioni delle amministrazioni; in questi casi l’INPDAP emette il decreto definitivo di pensione, quantifica le somme corrisposte indebitamente nel periodo di godimento della pensione provvisoria e ne chiede la restituzione all’Ente di provenienza, il quale ha facoltà di rivalersi sul pensionato.

Questa è la ragione per la quale c’è un interesse comune dell’Ente e del pensionato per trovare una qualche soluzione che faccia ripristinare l’importo di pensione originario; ma non sempre questo è possibile.

Esclusa l’ipotesi di dolo dell’interessato, se la rivalsa dovesse avvenire nei termini fissati dalla legge 241/90 (ipotesi non tabellata, quindi 90 giorni) a partire dalla data del provvedimento provvisorio, non ci sarebbero possibili obiezioni; il fatto è che non è quasi mai così.

2.3   Indebito per fatto doloso dell’interessato

 Vale quanto già detto al punto 1.4.

2.4   Obbligo di comunicazione di eventi rilevanti per il  diritto o la misura

 Il pensionato deve comunicare immediatamente il verificarsi di eventi o condizioni che comportano la riduzione o la cessazione del diritto alle prestazioni di pensione e accessorie. In caso di omissione si configura danno all’erario e, pertanto, le somme erogate debbono essere restituite.

La legge ed il regolamento non prevedono il tempo entro il quale l’Istituto deve acquisire i nuovi dati; deve valere quindi il termine di 90 giorni previsto dalla legge 241/90.

3

 

Per concludere

 In sintesi si osserva che:

  • le discordanze di interpretazione più rilevanti riguardano l’applicazione dalla legge 241/90, in tutte le ipotesi nelle quali le leggi specifiche di settore non prevedono termini. A questo proposito è indubitabile che i principi a fondamento delle due sentenze sezioni unite della Corte dei Conti, non possano essere negati per le ipotesi analoghe di indebito su pensione I.N.P.S. Le disposizioni delle legge 241/90 riguardano o dovrebbero riguardare:
    • per l’INPS, il termine oltre il quale:
      • se la pensione non è stata trasformata in definitiva, l’eventuale indebito creatosi deve considerarsi sanato;
      • qualsiasi provvedimento debba essere considerato definitivo;
      • se l’Istituto non ha dato acquisito la segnalazione di fatti nuovi incidenti sul diritto o sulla misura della prestazione, debba considerarsi sanato l’eventuale indebito creatosi, anche se la segnalazione dovesse riguardare variazioni di reddito, non coincidenti con l’annuale verifica prevista per il mese di giugno.
    • per l’INPDAP, il termine oltre il quale:
      • la pensione provvisoria debba essere considerata definitiva, anche in assenza di esplicito provvedimento;
      • l’Istituto deve dare esecuzione alla comunicazione di variazioni da parte del pensionato.

Sui criteri di applicazione della norma generale contenuta nella legge 241/90 le uniche sentenze sembrano quelle citate ed emesse dalle sezioni unite della Corte dei Conti, ma qualsiasi orientamento diverso che – come fa l’I.N.P.S. – andasse ad applicare termini previsti dal Legislatore per diverse ipotesi, appare arbitrario.

Le disposizioni che regolano l’indebito sulla pensioni erogate dai due Istituti, sono molto diverse. È tempo che il Legislatore armonizzi anche questi aspetti della legislazione previdenziale.

 La differenza più sostanziale riguarda la tassatività dei termini di revisione prevista per i provvedimenti emessi dall’INPDAP; ecco due esempi, tratti da casi veramente esaminati in questi giorni, ed entrambi causati da errore degli Istituti.

3.1   Indebito su pensione I.N.P.S.

 

Decorrenza di pensione 01/10/2007
Data liquidazione provvisoria di pensione 26/11/2007
Data consegna all’Istituto della documentazione necessaria per la trasformazione della pensione in definitiva 04/12/2007
Data liquidazione pensione definitiva 23/06/2009
Importo indebito per errore INPS di accredito contribuzione al 31.07.2009 898,60
Importo mensile di riduzione pensione a decorrere dal 01.08.2009 41,88
L’INPS non ha previsto i tempi di trasformazione della pensione in definitiva; quindi, secondo quanto previsto dalla legge 241/90, la pensione deve essere considerata definitiva dopo 90 giorni dalla data di disponibilità di tutti i dati necessari alla corretta liquidazione, ed esattamente il 03/03/2008
L’Istituto può sempre rettificare il provvedimento emesso; lo ha fatto il 23/06/2009 e quindi, dalla prima rata successiva di pensione, l’importo deve essere diminuito Provvedimento corretto

 L’unica possibile contestazione al provvedimento dell’Istituto riguarda il recupero della somma di 898,60 €, percepita nel periodo precedente la modifica del provvedimento da considerare definitivo per decorso dei termini legge 241/90. Esito incerto in fase amministrativa, probabilmente favorevole in fase legale.

3.1   Indebito su pensione I.N.P.D.A.P.

 

Decorrenza di pensione 18/01/1994
Data liquidazione provvisoria di pensione, sulla base di tutta la documentazione necessaria per la trasformazione della pensione in definitiva 18/01/1994
Data liquidazione pensione definitiva 10/12/2009
Importo indebito per errore di diritto (valutazione qualifica). L’Istituto ha chiesto all’Ente datore di lavoro la restituzione della somma, salvo rivalsa sul pensionato 45.064,29
Importo mensile di riduzione pensione a decorrere dal 01.12.2009 135,19
I tempi previsti dall’INPDAP per la trasformazione della pensione in definitiva sono di 180 giorni; quindi, secondo quanto previsto dalla legge 241/90, la pensione deve essere considerata definitiva il 17/07/1994
L’Istituto poteva rettificare il provvedimento emesso entro 90 giorni e 3 anni, esattamente il 14/10/1997

 La contestazione all’Istituto riguarda tutto il provvedimento e cioè, sia la riduzione della rata mensile di pensione vita natural durante che la somma di 45.064,29 €.  Trascorsi i termini tassativi per l’eventuale rettifica della del provvedimento, da considerare definitivo per decorso dei termini legge 241/90,  il provvedimento diventa vincolante e non può più essere modificato.  Esito favorevole molto probabile in fase legale.

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17/03/2010 - Posted by | Previdenza, Sicurezza sociale | , , , ,

328 commenti »

  1. Volevo sapere,se entro quali termini,dalla cessazione del servizio,si possono ricongiungere perido di lavoro ai sensi della legge nr.29/79.-
    Ho trovato una sentenza delle sezioni di appello della Corte dei Conti,la quale ha deciso che la ricongiunzione può farsi anche successiva alla cessazione dal lavoro,purchè non sia terminato il procedimento per la concessione della pensione-

    E una sentenza isolata oppure e giurisprudenza consolidata ?
    Vi ringrazio di una eventuale risposta-

    Ciro

    Commento di ciro serra | 06/07/2010 | Rispondi

    • l’art.2 Legge 29/1979 stbilisce “(…) IL LAVORATORE che possa far valere periodi di iscrizione nell’AGO per l’IVS dei lavoratori dipendenti, ovvero in forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione generale predetta o che abbiano dato luogo alla esclusione o all’esonero da detta assicurazione, ovvero nelle gestioni speciali per i lavoratori autonomi gestite dall’INPS, può chiedere in qualsiasi momento, ai fini del diritto e della misura di un’unica pensione, la ricongiunzione PRESSO LA GESTIONE IN CUI RISULTI ISCRITTO ALL’ATTO DELLA DOMANDA, (…).”
      La qualifica di lavoratore e quella di “iscritto” sembrano escludere possibilità di presentare la richiesta dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
      Bisognerebbe esaminare nel concreto il caso definito dalla Corte, risultano diverse sentenze contrarie e, in ogni caso, non risulta essere giurisprudenza consolidata.

      Commento di previdenza | 07/07/2010 | Rispondi

  2. Le sezioni di Appello Sicilia,hanno riconosciuto il diritto alla ricongiunzione di un dipendente pubblico,anche se ha presentato la domanda di riscatto e ricongiunzione,successivamente alla cessazione dal servizio-In quanto all’atto della prsentazione della domanda il procedimento per la pensione non era ancora concluso-

    Ciro

    Commento di ciro serra | 07/07/2010 | Rispondi

    • Probabilmente c’è un equivoco sui termini; per i pubblici dipendenti anche prima del 1979 c’era la ricongiunzione (che per chiarezza sarebbe meglio chiamare unificazione) delle contribuzioni versate presso diverse gestioni previdenziali dei pubblici dipendenti; altra cosa è la ricongiunzione ex L. 29/79. La Corte C. Sicilia di recente ha deliberato, ma sulla “vecchia” ricongiunzone.

      Commento di previdenza | 07/07/2010 | Rispondi

  3. Sono pensionato della P.S. nel 2004,mi e stato liquidato l’equo indennizzo di 6^ categoria,istanza presentata nel 2001-
    Nel 2005 per costatato aggravamento,mi e stata concessa la pensione privilegiata di 5^ ctaegoria- Ma nessuna somma mi e stata data in quanto,il decreto stabiliva,che siccome nel decreto di equo indennizzo,mi erano state liquidate somme in più del dovute-Ed io sarei ancora debitore di 5.000 euro,che saranno recuperate con eventuali altri equo indennizzi spettanti-
    La domanda e la seguente e leggittimo il recupero fatto dal Ministero ?
    Entro quali termini può chiedere la restituzione delle somme in più erogatomi a titolo di equo indennizzo ?

    Vi ringrazio
    Ciro

    Commento di ciro serra | 07/07/2010 | Rispondi

    • Il caso è particolare; se la somma lo giustifa sarebbe bene sentire con un Avvocato che segue la previdenza dei pubblici dipendenti.

      Commento di previdenza | 07/07/2010 | Rispondi

  4. Sono ex appartenente alla Polizia di Stato-
    Nel giugno del 2002,mi sono congedato con 32 anni e 2 mesi di servizio utile a pensione.-
    Non mi fu concessa ,la pensione ordinaria in quanto mancava un mese di servizio–
    Successivamente a seguito di domanda ,mi fu concessa una pensione privilegiata di 6^ categoria pari al 60 % dell’ultimo stipendio-
    Alla data del congedo avevo il requisito anagrafico,ma non quello contributivo.-

    La pensione privilegiata di 6^ categoria, in termini economici, e inferiore a quella che mi sarebbe spettata,se mi sarebbe data in base ai contributi versati con i 32 anni e 2 mesi-

    Per cui la domanda e la seguente-:
    Posso io fare la domanda per la costituzione della posizione assicurativa presso l’i.n.p.s.?

    Oppure ho diritto al compimento del 65° anno di età alla trasformazione della pensione da previlegiata in anzianità?

    Ultima opzione posso pagare io 2 mesi mancanti del servizio ?

    Mi scuso della domanda posta,abbastanza complicata-

    Ciro

    Commento di ciro serra | 10/07/2010 | Rispondi

  5. In seguito alla richiesta di un riconteggio, l’INPS si è accorta che la pensione di mio padre (ex lavoratore dipendente)negli ultimi 10 anni era maggiorata di circa 200€ mensili. Pertanto, oltre a dimuire l’importo della pensione attuale hanno notificato una richiesta degli arretrati di circa 25.000€. SI tratta sicuramente di un errore di conteggio fatto dall’INPS 10 anni fa non trattandosi di mala fede o mancata comunicazione da parte di mio padre.
    Per il debito di 25.000€ è necessario rivolgersi ad un avvocato? Se si è meglio un avvocato del sindacato dei pensionati. Ho la certezza di vincere la causa? L’inps nel frattempo può rivalersi sulla pensione mensile con degli addebiti?
    Grazie in anticipo e complimenti

    Commento di Gianni Ciccone | 19/07/2010 | Rispondi

    • L’articolo pubblicato sul blog – come è espressamente detto – si riferisce alla situazione legislativa attuale. La storia dei recuperi per somme indebitamente corrisposte dagli istituti previdenziali è molto complessa.
      Se l’errore è avvenuto circa 10 anni fa, anche se fosse totale errore INPS, una parte delle somme dovrebbe comunque essere restituita; su questo ci sono sentenze ormai definitive.
      Il consiglio è di sentire con il patronato della Sua città (produca tutti i documenti relativi alla pensione) anche perché prima della eventuale causa è necessario presentare ricorso amministrativo.

      Commento di previdenza | 19/07/2010 | Rispondi

  6. Sono titolare di pensione privilegiata di 5^ categoria della P.S.-con decorrenza luglio 2002-
    Dal 2003 al 2006,ho lavorato presso una coperativa,come dipendente,con versamenti previdenziali all’INPS:

    Vorresi sapere questi contributi,che fine faranno ?Mi verranno restituiti ? Oppure al compimento del 65 anni di età previsto per privati,ho diritto ad una pensione complementare ?
    O posso chiedere di aggiungerli a quelli che avevo versato all’INPDAP:?
    Cordiali saluti
    Ciro

    Commento di ciro serra | 26/07/2010 | Rispondi

    • A 65 anni (in relatà quando verrà maturata la decorrenza; la legge in discussione porta la decorrenza a 66 anni) spetta una pensione supplementare (non complementare che è altra cosa) a carico dell’INPS.

      Commento di previdenza | 26/07/2010 | Rispondi

  7. Sono stato titolare di pensione di reversibilità inpdap, in quanto orfano, a partire dal 1999 fino al compinmento dei 26 anni. Nel 2004 ho interrotto gli studi e ho fatto domanda di sospensione della pensione via raccomandata. La pensione è stata erogata ugualmente addirittura oltre il 26° anno di età. Solo dopo giornate spese al telefono, indio fax e raccomandate ho ottenuto l’estinzione della pensione. Oggi mi è arrivata per raccomandata una comunicazione di debito – recupero somma. Io ho proceduto rispettando la legge, l’errore è dell’ente. Che fare? Pagare in silenzio o procedere per via legale?

    Commento di Fabio | 31/07/2010 | Rispondi

    • E’ certamente una decisione da contestare e non dovrebbe neppure essere necessario procedere con azione legale, ma solamente con ricorso amministrativo.
      La comunicazione dell’Istituto andrebbe però analizzata: l’Ente deve comunque compunicare l’entità delle somme erroneamente corrisposte, ma non dovrebbe chiederne la restituzione.

      Commento di previdenza | 31/07/2010 | Rispondi

  8. Gentilmente gradirei sapere, se l’INPDAP da cui percepisco pensione provvisoria, ha un termine di tempo per aggiornarmi la mia pensione annuale, visto che la mia amministrazione mi riconosceva una maggiorazione di + anni 2 contributivi,sul computo totale contributivo, riferiti a periodi precedentemente non rilevati, ma già ricongiunti 15 anni prima del pensionamento.
    Con lettera, comunicava all’Ente citato, a me per conoscenza tale circostanza, nel mese di aprile 2010, disponendo l’aumento a far data dal Gennaio 2010.
    Il conguaglio e l’aggiornamento a tutto il mese di agosto 2010 non è stato calcolato.
    Mentre si sono premurati di conguagliarmi l’IRPEF Comunale e Regionale dovuta, in sede di liquidazione mod.730.

    Commento di Enrico | 09/08/2010 | Rispondi

    • La legge non fissa un termine specifico per la trasformazione della pensione da provvisoria a definitiva; meno che meno questo è previsto per l’adeguamento di importo prma della trasformazione in definitiva. Unico punto di riferimento può essere quello della legge 241/90 e cioè 180 gg.

      Commento di previdenza | 10/08/2010 | Rispondi

      • Grazie perla pronta risposta,non mi resta che attender allora.

        Commento di Enrico | 10/08/2010

      • Con la rata di questo mese,l’INPDAP ha provveduto ad aggiornarmi la pensione e a corrispondermi gli arretrati dal mese di gennaio 2010.
        Occorre fare presente anche quando le cose funzionano, non solo per lamentare ritardi.

        Commento di Enrico | 14/10/2010

  9. Salve,
    Vi scrivo per avere delucidazioni riguardo ad una richiesta di recupero indebito che l’ ente INPDAP ha inviato a mia mamma alcuni mesi fa.
    Premetto che mi avvalgo per tutte le pratiche del servizio erogato dall’ ACLI della mia città.
    Mia mamma dal 1 Giugno 2005 percepisce una pensione definitiva di reversibilità INPDAP a causa del decesso di mio padre, ex appuntato dei Carabinieri in congedo già titolare di pensione sulla base di 27 anni utili di servizio a decorrere dal 12/07/1979.
    A mio padre è stata riconosciuta la pensione privilegiata di 1^ categoria dipendente causa di servizio, dal 21/02/2002.
    La pensione di reversibilità di mia madre era stata conteggiata per 3 anni nella misura del 100% ed alla scadenza dei 3 anni doveva passare alla misura del 60% dal 1/06/2008.
    Vicini alla scadenza dei 3 anni, abbiamo fatto presente all ACLI dell’evento; ci fu risposto che la variazione dello stato pensionistico sarebbe avvenuta d’ufficio e che comunque avrebbero pensato loro fare le opportune operazioni.
    In verità non è stata fatta nessuna variazione e durante questi ultimi 2 anni, non è arrivata nessuna comunicazione in merito.
    In data 22/04/2010 ci è giunto dalla sede provinciale INPDAP un protocollo di avviso di recupero somme indebite per un totale di 20.884 euro.
    La cifra non rispecchia assolutamente da calcoli fatti, le somme nette che mia mamma ha percepito in piu’ nei 23 mesi interessati (+ 2 tredicesime).
    Dato che l’errore e/omissione dei controlli non è stato di mia madre e non siamo certo in presenza di dolo, non vedo per quale motivo sia mia mamma a dover restituire la somma richiesta.
    Errori sono stati in prima istanza dell ente INPDAP che non ha effettuato i controlli costanti necessari ed in seconda battuta dell’ente ACLI che non ha avvertito l’INPDAP.

    Cordiali saluti

    Commento di Stefano | 02/11/2010 | Rispondi

    • Escludendo, per il momento, il ruolo del patronato, i fatti dovrebbero essere questi:
      – l’INPDAP ha emesso decreto definitivo di pensione nel quale si decretava la esclusione del figlio/a dalla contitolarità a decorrere dal 01.06.2008;
      – ciò nonostante l’Istituto ha proseguito a corrispondere la contitolarità fino all’aprile 2010;
      – il giorno 01.06.2008 si è verificato quindi un errore, consistente nella mancata tempestiva attuazione di una deliberazione già correttamente assunta;
      – l’Istituto ha poi richiesto la restituzione di una somma, ritenuta superiore a quanto corrisposto a titolo di contitolarità.

      Le questioni sono quindi due:
      1) può l’Istituto recuperare somme erogate indebitamente per mancata tempestiva attuazione di una propria deliberazione ?
      2) come mai è richiesta una somma maggiore di quella erogata ?
      Sul secondo punto dovrà essere l’Istituto a fornire il dettaglio dei conteggi effettuati, controllato ed eventualmente contestato.
      Sulla legittimità della richiesta di rimborso c’è da dire che – a mia conoscenza – non esiste una norma di legge che regolamenti questo specifico tipo errore: escluso il dolo, non si tratta di errore relativo a provvedimento provvisorio o definitivo (è rimasto tale), non è neppure un recupero relativo a prestazioni accessorie né è conseguente alla mancata tempestiva comunicazione di fatti nuovi incidenti sul diritto o sulla misura della pensione.
      Si deve applicare quindi l’art. 2033 del codice civile “Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda.”
      Le soluzioni possono essere due: le somme corrisposte sono correlate ad un provvedimento definitivo emesso da oltre tre anni e, quindi, sono irripetibili dall’Istituto oppure, in attuazione della legge 241/1990 la data del 1° giugno 2008 è da considerare come data iniziale dalla quale decorrono i 90 giorni fissati dal Legislatore per l’emanazione del provvedimento subordinato a quello precedentemente emesso; trascorso infruttuosamente tale termine, il pensionato aveva l’obbligo di informare l’Istituto.
      A mio modesto parere, questa è la soluzione e, quindi, la somma indebitamente corrisposta andrebbe restituita; non è solo necessario che non ci sia dolo, è sempre richiesto un altro requisito fondamentale e cioè la buona fede; difficilmente la pensionato può sostenere di non aver avuto consapevolezza dell’errore e di aver ritenuto che le somme fossero nella propria disponibilità. In ogni caso, sottoporre la questione ad un legale del settore potrebbe essere utile.

      Il ruolo del patronato.
      Sempre che i fatti siano come detto, la risposta degli ex colleghi è stata esatta nella parte relativa al fatto che era procedura d’ufficio dell’Istituto, incompleta se non hanno detto che, se nessun provvedimento veniva assunto entro qualche mese, sarebbe stato necessario attivarsi e non corretta se avessero assicurato un interessamento senza un mandato scritto della pensionata: il patronato non può tutelare senza un espresso mandato di assistenza specifico per ciascuna prestazione.

      Grazie per la domanda: mi consentirà di precisare meglio alcuni aspetti del tema.

      Commento di previdenza | 03/11/2010 | Rispondi

  10. Buongiorno.
    Gradirei gentilmente avere spiegazioni in merito ad una richiesta di rimborso per un indebito inps arrivata a mia mamma settantenne, ammontante a circa 8.500,00 euro.
    A fine anni novanta ha ricevuto la sua pensione per contribuzione dipendente+volontaria adeguata al minimo. Successivamente, dopo una procedura di regolarizzazione della posizione contributiva, l’inps ha liquidato la pensione supestite di mio papà artigiano deceduto nel ’91. Nel 2001 l’istituto si è accorto che adeguava al minimo entrambe le pensioni; ha rideterminato l’importo (credo della volontaria) e richiesto il reso del “maltolto”. Abbiamo a quei tempi incaricato il patronato acli della zona che ci aveva assicurato di aver sistemato il tutto. A ottobre 2010 è arrivata la comunicazione che l’indebito c’era ancora è che l’istituto avrebbe d’ufficio proceduto al recupero applicado la trattenuta del 20% sulle rate pensione. Risultato pensione ridotta da 510,00 euro a poco più di 400,00 euro. Mamma in panico.
    Naturalmente ci siamo già rivolti allo stesso patronato che, ad essere sinceri, non mi è sembrato molto ottimista.
    Mi piacerebbe sapere se l’istituto può richiedere il rimborso di quanto maggiormente versato, se non ho compreso male l’articolo, essendo l’istituto stato già a conoscenza della prima pensione al momento della liquidazione della seconda, non potrebbe, e esatto?
    Se ho ragione e il patronato non ottiene l’anullamento, come dovrei procedere.
    Ringrazio per la cortese attenzione

    Commento di Maurizio | 10/11/2010 | Rispondi

    • La materia degli indebiti è molto complessa ed ha una storia travagliatissima che ha visto momenti di grande “generosità” a momenti di eccessiva “rigidità”.
      La domanda è bene formulata e con buona analisi, ma mancano lo stesso diversi dati importanti. Se ho compreso bene, la somma indebitamente corrisposta è tutta o quasi riferita al periodo fino al 2000 (non sono certo però perché la cifra di 510 € non corrisponde al trattamento minimo attuale che è di 460,97 €: forse c’è dell’altro).
      L’articolo pubblicato sul blog – come è detto – si riferisce alla situazione legislativa attuale; per i fatti avvenuti fino al 2000 le disposizioni erano diverse e, in sintesi erano queste:
      – se il pensionato era titolare di un reddito personale imponibile IRPEF per l’anno 2000 di importo pari o inferiore a € 8.263,31 (esclusa la casa di abitazione e redditi da tassazione separata) tutto l’indebito veniva cancellato e sanato;
      – altrimenti il pensionato era tenuto a restituire i ¾ della somma indebitamente riscossa indipendentemente dalla causa che aveva determinato l’indebito (anche se l’errore fosse stato tutto dell’Istituto, sempre salvo il dolo che naturalmente escludeva qualsiasi sanatoria).
      Da tutto questo sono propenso a credere che – per un disguido che è avvenuto anche troppo spesso – nel 2001 l’Istituto non abbia correttamente registrato i dati di reddito che – se tutto è stato fatto come dovuto – il patronato, per conto di sua mamma, ha presentato.
      Se così si sono svolti i fatti, il problema è di facile soluzione eventualmente anche presentando ora per allora una nuova autocertificazione del reddito 2000.

      A mia conoscenza sarebbe il primo caso, invece, di titolare di reddito nel 2000 superiore alla cifra sopra indicata, nel quale l’Istituto abbia atteso tanto tempo per iniziare il recupero; la cosa andrebbe approfondita, ma credo che il fatto sarebbe da contestare anche con azione legale.
      Se c’è una parte di indebito relativo al periodo successivo al 2000, valgono le informazioni contenute nell’articolo.

      Commento di previdenza | 11/11/2010 | Rispondi

      • Grazie innanzitutto per la pronta risposta. Nell’esposizione non ho specificato che i 510,00 € sono riferiti alle due pensioni pagate dall’istituto in via cumulativa, effettivamente la sola pensione suspestite e circa di quella cifra. Per quanto riguarda il reddito, non ha mai avuto altri redditi diversi dalla prima abitazione.
        Ringrazio nuovamente per la gentilissima ed esauriente risposta.

        Commento di maurizio | 11/11/2010

  11. Salve,un mio amico percepisce una pensione di riversibilità inpdap in quanto orfano di padre,adesso lui ha 29 anni ed è iscritto all’università in qualità di studente fuori corso.Si trova ancora nella situazione di “avente diritto”?E’ possibile che l’Inpdap gli chieda la restituzione di una somma?
    Cordiali saluti

    Commento di angelanociforo@gmail.com | 31/12/2010 | Rispondi

    • La pensione di reversibilità spetta ai figli studenti universitari, a carico del genitore al momento della morte, per gli anni del corso legale di laurea e comunque non oltre il 26° anno di età; purtroppo da tempo il Suo amico non è nella condizione di avente diritto ed è molto strano che l’INPDAP abbia seguitato a pagare oltre il 26° anno di età.

      Commento di previdenza | 31/12/2010 | Rispondi

  12. Sono purtroppo anch’io orfana di padre, da 27 anni e ne ho 28. Io e mia madre, che non percepisce la reversibilità perché non sposata, in base a un’ interpretazione dei documenti in ns. possesso eravamo convinte che potessi percepire la pensione per 28 anni (l’essere studente non era menzionato da nessuna parte). Non eravamo a conoscenza di dover comunicare nulla e credevamo che allo scadere di questo periodo si sarebbe interrotta, automaticamente.
    Solo ora che ho visto che anche per gennaio 2011 compare la rata, ho deciso di contattare l’Ente per cercare di capire e mi hanno risposto che mi invieranno una comunicazione.
    Non so cosa pensare, siamo in buona fede, se solo avessi immaginato… Non so ancora nulla di concreto, ci chiederanno la restituzione degli ultimi 9 anni con sanzioni ed interessi? L’Ente non riconoscerà almeno a metà l’errore?

    Commento di udachi | 07/01/2011 | Rispondi

    • Grazie.

      Cordiali saluti

      (chiedo scusa, ma sono piuttosto scossa)

      Commento di udachi | 07/01/2011 | Rispondi

      • Tutta la mia comprensione, ma certamente l’INPDAP chiederà la restituzione (non sanzioni né interessi). Quando questo succederà bisognerà proporre ricorso, con buone probabilità di buon esito, se il decreto non prevede chiaramente la cessazione del diritto con la maggior età o il periodo di studio. Per questo è opportuno avvalersi del legale convenzionato con il patronato locale.

        Commento di previdenza | 08/01/2011

      • Buongiorno, mi hanno contattata telefonicamente chiedendomi di andare a fare un’autocertificazione relativa ai miei studi, forse sarebbe stata più opportuna una richiesta scritta… Dovrei prima rivolgermi a un patronato? Grazie.
        Cordiali saluti

        Commento di udachi | 11/01/2011

      • Se l’autocertificazione, come penso, riguarda solamente la data di iscrizione, il corso universitario e la durata del corso legale, non ci sono problemi; non è bene sottoscrivere altre dichiarazioni senza sapere bene le conseguenze. E’ bene farsi rilasciare copia.

        Commento di previdenza | 11/01/2011

      • Non sono mai stata iscritta all’università, ho conseguito il diploma dopo i normali cinque anni di superiori. Il problema è che non capisco perchè se il giorno prima mi dicono che ne avevo diritto fino ai 21 anni a prescindere dall’essere studentessa, il giorno dopo mi chiedono di produrre una documentazione raltiva. (Purtroppo non ho avuto la risposta pronta e quindi non ho rivolto questa domanda a chi mi ha contattata)
        Per quanto riguarda la prescrizione non c’è speranza che possa essere quinquennale?
        La ringrazio molto.

        Commento di udachi | 11/01/2011

    • Ho capito male; quindi l’INPDAP ha pagato la pensione per tanti anni oltre il 21°. Presumo che il padre fosse ex dipendente dello Stato (altrimenti le cose sono ancora diverse). Prima dell’agosto 1995 effettivamente agli orfani spettava la pensione fino al 21° anno di età anche se non studenti. Da allora la legge ha onogeneizzato i sistemi tra il settore dei dipendenti pubblici e quello dei dipendenti privati (INPS) e la pensione spetta agli orfani fino a 18 anni; dai 18 ai 21 spetta solo se sono studenti di scuola media superiore e poi, università, fino ai 26 anni.
      Bisognerebbe cercare la documentazione dell’epoca (che al momento non ho), ma credo che per gli orfani già titolari di pensione nell’agosto 1995 rimangano validi comunque i 21 anni.
      Circa la prescrizione credo valga quello che ho cercato di riassumere nell’articolo sugli indebiti.

      Commento di previdenza | 12/01/2011 | Rispondi

      • E’ stato davvero molto gentile, grazie di tutto.
        Mi sono messa in contatto con il patronato, ho bisogno di aiuto per districarmi in tutto questo. Considerando il fatto che in pratica mi viene detto che ho sbagliato a fidarmi delle loro comunicazioni, ora ho qualche difficoltà a basarmi esclusivamente su quello che mi dicono…

        Commento di udachi | 13/01/2011

      • In tutto questo tempo ho continuato a tenere d’occhio questa pagina e così ho potuto constatare che la mia situazione è tutt’altro che un evento raro, non che mi sia di gran conforto in realtà…
        L’avvocato del patronato mi ha caldamente invitata a non avere altre comunicazioni al di fuori di quelle scritte (neanche tramite e-mail), quindi ho inviato una raccomandata all’INPDAP per chiedere chiarimenti scritti. Sono passati circa due mesi e ad oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, nemmeno per dirmi che la pensione è stata sospesa, l’Ente è tenuto per legge a darmi una risposta entro un termine? 90 giorni? Grazie.

        RISPOSTA:
        L’Istituto deve rispondere entro i 90 giorni.

        Commento di udachi | 20/03/2011

      • I 90 giorni sono passati e per ora tutto tace… Credo che in questa fase non mi resti altro che continuare ad aspettare, mi farebbe piacere avere la Sua opinione. Grazie mille

        Commento di udachi | 25/04/2011

      • Più tempo passa prima che l’Istituto regolarizzi la situazione e più sarà facile contestare la prevedibile richiesta di restituzione di quanto percepito indebitamente.

        Commento di previdenza | 26/04/2011

      • Buongiorno, non ho ancora ricevuto la richiesta della somma da restituire, mi aveva precedentemente confermato che non mi chiederanno sanzioni e interessi. Vorrei chiederle ancora se sa dirmi se la cifra sarà relativa alle somme effettivamente riscosse o se mi chiederanno il lordo.
        Grazie in anticipo.

        Commento di udachi | 03/02/2012

      • E’ difficile immaginare che l’Istituto abbia del tutto dimenticato; d’altra parte è anche evidente che più tempo passa e meno potrà sostenere una richiesta di rimborso.
        La novità del passaggio sotto la gestione dell’INPS credo porterà novità, ma i tempi non saranno brevi.
        L’entità del rimborso è riferita alle somme al lordo; per il recupero dell’irpef pagata, se non fosse possibile per il titolo di altri redditi, si dovrà consultare un CAF o un consulente fiscale.

        Commento di previdenza | 04/02/2012

      • Quindi se sommo il punto 1 del CUD di ogni anno ottengo con una certa precisione la cifra che mi chiederanno? Grazie.

        Commento di udachi | 04/02/2012

    • Si è così

      Commento di previdenza | 05/02/2012 | Rispondi

  13. Buongiorno
    Mia madre 85 anni percepisce due pensioni di riversibilità una da 516 euro nette ed altra di 400 euro nette,inoltre e titolare di pensione di cui alla legge 104.
    Cortesemente poichè prende lordo annuo circa 8000 euro ha diritto ad essere esentata dal pagamento dell’irpef,sulla pensione di riversibilità ?
    La ringrazio-

    Commento di ciro serra | 07/01/2011 | Rispondi

    • La legge 104 non prevede nessun tipo di pensione. Per questioni fiscali bisogna chiedere ad un Caf.

      Commento di previdenza | 08/01/2011 | Rispondi

  14. Sono in pensione dal 19-09-1997 e ieri 07-01-2011 mi è arrivata una raccomandata che per aver percepito in questi 13anni una somma in più per totale di 3000.80euro e da gennaio 2011 la mia pensione veniva decurtata di 437euro al mese per sei mesi fino a giugno 2011. quindi senza nessun preavviso il 14 corrente mese la mia pensione sarà decurtata di questi 437euro, come è possibile che senza preavviso ed eventualmente una lettera per eventualmente informare la persona ed eventuamente che tipo di rateizzazione. E’ ammissibile un simile atteggiamento da parte dell’INPDAP??????

    Commento di sergio | 08/01/2011 | Rispondi

    • Nella raccomandata dovrebbe essere almeno stata spiegata la ragione dell’indebito; la decurtazione così pesante ed immediata, fa immaginare che ci siano ragioni molto gravi. Se non arrivasse entro brevissimo termine una spiegazione, bisogna pretendere precise informazioni all’Istituto.

      Commento di previdenza | 08/01/2011 | Rispondi

  15. Avrebbe dovuto capire che la 104 si riferisce alla 104/92-
    ciro

    Commento di ciro serra | 08/01/2011 | Rispondi

  16. Salve,sono la vedova di un M.llo Capo dei CC e dal 1999 percepisco dall’Inpdap una pensione di reversibilità per me ed i miei due figli (uno minorenne e l’altro ancora studente). Attualmente è ancora provvisoria ed è di € 15.700.00 annuali. Ho ricevuto un fascicolo dal servizio amministrativo dei CC in cui c’è il calcolo della pensione definitiva e c’è scritto: Alla vedova ed ai due figli del M.llo Capo XXX arruolato il 21/01/1984 e deceduto il 31/12/1998, per complessivi anni 17, mesi 09 e giorni 29 di servizio, spetta una pensione annua lorda di € 10.035,00 a decorrere dal 01/08/1999. Ho letto della legge 241/40 e spero di non ricevere nessuna batosta dall’Inpdap visto che la mia pensione è provvisoria da 12anni.Grazie

    Commento di Anna | 15/01/2011 | Rispondi

    • L’importo indicato nel recente decreto è quello iniziale di pensione, non quello attuale; a quell’importo vanno aggiunte tutte le rivalutazioni annuali. Il confronto andrebbe fatto sull’importo inziale.

      Commento di previdenza | 15/01/2011 | Rispondi

  17. la ringrazio per la risposta e lo avevo pensato anche io ma c’è una differenza di circa 5.700€ totali da quello iniziale di 10.035,00€….possibile che in 12anni ci sia stata una rivalutazione così alta?

    Commento di Anna | 15/01/2011 | Rispondi

    • In verità, prima di rispondere, ho fatto il calcolo delle indicizzazioni ed è vero: la differenza c’è ed è molto forte. Sono però previste indennità o assegni ulteriori rispetto alla pensione base(per esempio l’assegno al nucleo familiare e/o indennità collegate a pensioni privilegiate per causa di servizio ecc…); per un controllo più appossimato è necessario esaminare tutta la documentazione in ufficio.

      Commento di previdenza | 16/01/2011 | Rispondi

  18. io spero solo che, nel caso i calcoli siano sbagliati, potrò appellarmi alla legge 241/90 e pregare che me la lascino così visto che entro 180gg dovevano farla diventare definitiva. Cmq nessuna causa di servizio,era da 7 anni comandante di stazione, gli assegni familiari li ho già sottratti, la somma di € 1200 è solo la pensione. La cosa ancor più strana è che alla fine di un fascicolo di 14pag c’è un foglio datato 08/2006 con scritto che:
    CONSIDERATO gli anni di servizio prestati risultante dall’allegato prospetto. Per complessivi anni 17,mesi 09,gg 29 di servizio si DISPONE che la pensione contributiva maturata dall’amministrato è di L. 3.188.880 ( Euro 1.646,91)

    Commento di Anna | 16/01/2011 | Rispondi

  19. Per la signora Anna-
    Signora stia tranquilla,dovrà solo avere pazienza- L’Inpdap,per legge deve tentare il recupero delle somme erogate in più-
    A questo punto,appena le fanno la prima trattenuta della pensione per il recupero dell’indebito-Deve recarsi presso un patronato,e fare ricorso tramite il loro legale,che sicuramente Le costerà poco.-
    La giurisprudenza e dalla parte del pensionato per gli indebiti.-
    La sezione unite della Corte dei Conti,hanno stabilito,che il pensionato non deve restituire le somme percepite,quando e trascorso troppo tempo,dalla richiesta della restituzione dell’indebito.-
    Però deve fare il ricorso alla Corte dei Conti,altrimenti l’Inpdap,continuerà a fare la trattenuta di un quinto-
    La stessa cosa e capitato a mio fratello che ha fatto ricorso-ed il Giudice gli ha dato ragione.-
    Per cui si ricordi appena fanno la trattenuta-Subito il ricorso- Tanto il Giudice,condannerà l’Inpdap,alla restituzione delle somme maggiorate degli interessi.-
    Ciro

    Commento di ciro serra | 16/01/2011 | Rispondi

  20. grazie Signor Ciro…non ci sto dormendo la notte…. è dura andare avanti da sola con due figli. Cmq gradirei sapere se a suo fratello hanno poi ridotto la pensione…..leggendo il prospetto nell’articolo sopra (180gg per trasformare la provvisoria in definitiva) non dovrebbero ridurmela visto che son passati 12anni

    Commento di Anna | 16/01/2011 | Rispondi

  21. Mia mamma è morta tre anni fa a dicembre 2007 ed era in pensione dal 1993 con liquidazione e pensione provvisoria. Andò in pensione avendo presentato nel 1974 la domanda di riscatto per gli anni di servizio fuori ruolo dal 1975 al 1971. I conteggi dal Provveditorato sono pervenuti a maggio 2010 con la richiesta di pagare 336€ per avvallare questi 11 anni risultanti. L’INPDAP ancora non ha fatto i conteggi definitivi. Come faccio a sapere cosa devo ricevere o peggio se devo restituire in qualità d’erede qualcosa? Possono pretenderlo? Grazie

    Commento di marina0564 | 20/01/2011 | Rispondi

    • errata corridge : chiedo scusa … la domanda fu presentata riferendosi agli anni da 1945 al 1971 e non dal 1975.

      Commento di marina0564 | 20/01/2011 | Rispondi

    • La domanda di riscatto dei periodi di servizio pre-ruolo dovrebbe riguardare la buonuscita e non la pensione; se è così il vantaggio è certo.
      Certamente l’INPDAP dovrebbe informare sull’entità del vantaggio.

      Commento di previdenza | 20/01/2011 | Rispondi

  22. salve vorrei avere qualche consiglio sul mio problema.Mia madre percepisce pensione di reversibilita’dall’Inpdap e io in quanto orfano l’ente mi ha erogato pensione fino a 26 anni senza che io abbia mai prodotto documentazione di studio.Ho fatto fino alla terza media e all’epoca avevano detto a mia madre che all’eta’ di 21 anni non presentando nessuna documentazione l’inpdap provvede a sopendere la mia somma.Ci siamo accorti del problema dopo anni e abbiamo restituito giustamente le somme indebitamente ricevute anche se in buona fede e non sapendo che io percepivo un reddito non essendone a conoscenza.qualche giorno fa mi e’ arrivata una sanzione di 2000 euro da parte dell’agenzia dell entrate perche nel 2004 non feci dichiarazione dei redditi perche avendo solo un reddito quello prodotto dal mio lavoro all’agenzia risulta anche quello inpdap e avendo due redditi e non facendo dichiarazione andavo in sanzione.Sono andato all’agenzia dell’ entrate a fare ricorso e mi hanno detto che hanno bisogno di una certificazione dell’inpdap che attesti il reddito percepito nel 2004 e’ stato frutto di un errore e che la somma e’stata restituita in modo da annullare la sanzione.Vado all’inpdap e mi dicono che ormai non si puo’ piu’ fare niente perche ho percepito in quell’anno tale somma e quindi non potevano rilasciarmi niente e che anzi mi conveniva pagare la sanzione.Mi chiedo,se ho restituito tutto e’ giusto pagare questa sanzione?

    Commento di aldo | 20/01/2011 | Rispondi

    • La questione è di natura riscale e non previdenziale: bisognerebbe setnire con il Caf od un consulente fiscale.
      Per quel poco che so il riferimento fiscale si conclude con l’anno nel quale le somme sono erogate o restituite; nell’anno nel quale la somma è stata restituita, l’Istituto dovrebbe aver emesso un modello CUD comprensivo della riduzione e, quindi, recuperando il di più pagato.
      La sanzione, invece, riguarda il mancato rispetto di un obbligo di legge e non vedo come possa essere influente il successivo rimborso.
      MA NON SONO ESPERTO IN MATERIA.

      Commento di previdenza | 25/01/2011 | Rispondi

  23. Mio nonno è morto nel 2002; suo figlio ha percepito la reversibilità a gennaio 2006 e l’inpdap ha sbagliato ad applicare l’aliquota di tassazione separata, applicandola al 18% e non al 23% come da legge. Il 11/12/2010 è arrivata direttamente la cartella di Equitalia che richiede arretrati riferiti al calcolo sbagliato e multa di 500€…senza che mai avessimo ricevuto nulla prima! Vorrei sapere se queste somme sono ripetibili o no! All’agenzia delle Entrate hanno confermato che non è stato mandato prima nessun avviso di accertamentoo di mora..perchè non risulta dalla loro tracciabilità..per cui la sanzione sarebbe ingiustificata…vorrei capire che dobbiamo fare

    Commento di gianma73@teletu.it | 03/02/2011 | Rispondi

    • Le consiglio di sentire con un CAF o un consulente fiscale; non ho competenza in materia fiscale.

      Commento di previdenza | 04/02/2011 | Rispondi

  24. RECUPERO DI INDEBITO DA PARTE DELL’INPDAP
    Buongiorno, vorrei un vostro parere sulla seguente situazione. Mia madre, che ha 79 anni, è una ex maestra elementare, in pensione dal 1987 con 36 anni di servizio. Dal 1990, quando è scomparso mio padre, anch’egli ex maestro elementare, già pensionato, percepisce anche la pensione di reversibilità. Nel 2001, su consiglio di un’Unione pensionati di Milano e tramite un avvocato di Roma, mia madre ha richiesto che le fosse riconosciuta la I.I.S. anche sulla pensione di reversibilità. Nel 2006 ha ottenuto una sentenza favorevole da parte della Corte dei Conti, sez. Lombardia, e nel maggio 2008 le sono stati corrisposti arretrati di circa 80.000 euro netti (ca. 104.000 euro lordi), relativi all’I.I.S. sulla pensione di reversibilità, aumentata degli interessi legali, a partire dal maggio 1996 e fino all’aprile 2008. Da quel momento in poi ha percepito l’I.I.S. anche sulla pensione di reversibilità, anche se in misura ridotta (495.52 euro lordi, che corrisponde all’importo dell’I.I.S. del 1995 — probabilmente è stato applicato un blocco della perequazione in virtù dell’ammontare del reddito lordo di mia madre, che peraltro non ha altri redditi all’infuori della pensione e della prima casa).
    Nel dicembre 2010, l’INPDAP ha cominciato a trattenerle un quinto dello stipendio e le ha tolto l’I.I.S. sulla sua pensione, lasciandole quella ridotta a 495,52 euro lordi sulla pensione di reversibilità. Questo senza alcun preavviso. A fine mese le è arrivata una comunicazione di debito. Si parla di un indebito di 127.567,97 euro, “a causa della revoca della ‘doppia indennità integrativa speciale con salvezza del diritto all’importo corrispondente al trattamento minimo di pensione previsto per il fondo pensione lavoratori dipendenti’ (c.d. minimo INPS – Corte Cost., sent. N. 516/2000 e ord. n. 517/2000), come previsto dall’art. 17 comma 1 della legge 843/1978″.
    Quando mia madre si è recata alla sede territoriale Milano 1 dell’INPDAP per chiedere spiegazioni sulla rilevante discrepanza tra gli 80.000 euro percepiti e gli oltre 127.000 da restituire, le è stato detto semplicemente che si trattava dell’importo lordo, senza fornire spiegazioni esaurienti. Mia madre ha chiesto anche ragione del perché ora le venga corrisposta l’I.I.S. di 495,52 euro lordi anziché 705,96 euro lordi. L’addetta ha alla fine convenuto che “ci deve essere un errore” e che avrebbe provveduto a sistemare i conti. Al momento non abbiamo alcuna certezza che l’errore sia stato corretto.
    Peraltro, analizzando i tabulati forniti dall’INPDAP io ho riscontrato altri errori: un errore di addizione che ha aumentato il presunto debito di 11.570,45 euro (un importo che è stato addizionato due volte); inoltre ho notato che viene chiesta la restituzione dell’I.I.S. intera a partire dal 1996, quando, come già detto, la I.I.S. erogata sulla pensione di reversibilità era ridotta a 495.52 euro. Moltiplicando quest’ultimo importo per il numero di mesi decorsi dal maggio 96 al novembre 2010, più 14 tredicesime, l’ammontare della seconda I.I.S. corrisposta (e non dovuta, secondo l’ente) sarebbe di 93.405,52 euro, non 127.567, 97!
    Nel frattempo, mia madre si è rivolta all’avvocato che aveva seguito la prima causa (e che per quella consulenza aveva richiesto ben 16.000 euro, il 20% degli arretrati percepiti). L’avvocato ha avviato un ricorso presso la Corte dei Conti contro il recupero, contestandolo più che altro per motivi di principio, ma senza entrare nel dettaglio dei calcoli.
    A questo punto mi chiedo se sia il caso di contestare separatamente alla vigilanza dell’INPDAP gli errori di calcolo, onde evitare che, nel caso il ricorso fallisse, mia madre fosse condannata a pagare effettivamente un debito sbagliato di oltre 127.000 euro.
    L’11 gennaio 2011, l’INPDAP ha inviato un’altra comunicazione, in cui chiede il saldo dell’indebito, in un’unica soluzione (come se fosse facile reperire oltre 127.000 euro!) oppure in 60 rate entro 5 anni. Specifica inoltre che è ammesso ricorso amministrativo al Comitato di Vigilanza delle gestione competente entro 30 giorni dalla notifica e ricorso alla competente Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti.
    Posto che l’avvocato ha presentato un ricorso alla Corte dei Conti, mi chiedo se non sia il caso di fare ugualmente un ricorso amministrativo per contestare i calcoli nello specifico, entro i 30 giorni, oppure se in questo modo si rischierebbe di complicare inutilmente la situazione. Se il ricorso alla Corte dei Conti desse esito negativo per mia madre, potremmo ugualmente contestare i calcoli in seguito? Oppure non ne avremmo più la possibilità, essendo decorsi i 30 gg.?
    Mi scuso per essermi dilungato e vi ringrazio dell’attenzione.

    Commento di Paolo | 06/02/2011 | Rispondi

    • La questione è già in mano ad un legale che certamente agirà per il meglio. In sintesi questa dovrebbe essere la situazione:
      – la pensione diretta (decorrenza 1987 su 36 anni di contribuzione) è stata corrisposta con IIS intera fino alla fine del 2010;
      – la pensione di reversibilità (decorrenza 1990) è stata corrisposta con IIS intera fino al 1995 e ridotta a 495,52 € dal 1996 in poi.
      Il contenzioso sulla doppia IIS è stata oggetto di innumerevoli sentenze (almeno dal 1991 ad oggi, soprattutto perché non è stata emessa una norma che regola l’importo della seconda indennità integrativa) e il riferimento dell’INPDAP all’art. 17, comma 1 della legge 843/1978 appare improprio in quanto il comma è stato dichiarato incostituzionale già dal 1992.
      Dal 1983 È VIGENTE UNA NORMA CHE fissa L’IMPORTO DELLA IIS SULLA PENSIONE DIRETTA, IN PROPORZIONE AGLI ANNI DI SERVIZIO (quindi, nel caso, 36/40 della IIS intera) e che l’indennità spetta sulla pensione che la prevede in misura maggiore (nel caso sulla pensione di reversibilità). In assenza di altre indicazioni, credo questa sia la ragione del provvedimento INPDAP.
      Se la situazione è questa, non può essere fatto raffronto tra la somma erogata in seguito alla sentenza e quella ora pretesa in restituzione, perché si tratta di dati totalmente diversi e riferiti a pensioni diverse.
      Il ricorso al Comitato di Vigilanza è praticabile solamente nei casi di errore palese dell’Ente, dovrebbe essere iniziato prima del ricorso alla Corte dei Conti e, forse sono stato sfortunato, ma credo di non aver mai ricevuto nessuna risposta.
      La circostanza che i calcoli siano errati è invece rilevante anche perché la Corte dei Conti – in attesa della decisione sul merito e su richiesta del ricorrente – può sospendere il recupero delle somme dichiarate indebite da parte dell’Ente.
      Nota personale sull’importo della IIS “corrispondente al trattamento minimo INPS”: è uno degli assurdi previdenziali perché il trattamento minimo INPS COSTITUISCE TUTTA LA PENSIONE e non la sola contingenza o indennità integrativa speciale (IIS); come si può assimilare nell’importo una prestazione accessoria ad una prestazione principale, peraltro legata a stringenti limiti di reddito? Mistero …

      Commento di previdenza | 08/02/2011 | Rispondi

      • Grazie mille della sua risposta.
        Per chiarezza, preciso che in realtà quando mia madre ha percepito una sola I.I.S. fino al 2008, e che fino ad allora essa veniva erogata sulla pensione di reversibilità. Quindi la reversibilità (decorrenza 1990) è stata corrisposta con I.I.S. intera fino all’aprile 2008 (anche se per un periodo, dal 1998 al 2004, era stata ridotta per motivi non chiari e poi mia madre aveva ottenuto la perequazione, dal maggio 1999).
        Sulla pensione diretta mia madre ha ottenuto la I.I.S. soltanto dal maggio 2008, quando le sono stati corrisposti anche gli arretrati (con decorrenza dal maggio 1996). A quel punto, però, l’I.I.S. sulla pensione diretta era intera, mentre quella sulla reversibilità era tornata all’importo del 1995.
        Dal dicembre 2010 le viene corrisposta soltanto una I.I.S., sulla pensione di reversibilità, ed è di 495,52 euro lordi.
        A me sembra che sia stata fatta confusione.
        Inoltre, non c’è una norma che stabilisce che a partire dai 65 anni di età (che mia madre ha raggiunto nel 1997) l’I.I.S. spetta intera, a prescindere dagli anni di servizio?

        Grazie ancora per l’interessamento e le utilissime delucidazioni, che riteniamo essenziali, poiché l’avvocato, sebbene pagato profumatamente per l’esito positivo della causa precedente, al momento non ci fornisce tutte le spiegazioni che vorremmo. Ha inoltrato il ricorso alla Corte dei Conti, contestando l’applicazione da parte dell’ente di una sentenza in appello della Corte dei Conti, Sez. I Centrale, che va contro la sentenza precedente della Corte dei Conti Lombardia. In secondo luogo, l’avv. ha contestato che sono scaduti i termini per il recupero, perché è passato oltre un anno e si deve tutelare la buona fede del pensionato e la sua sopravvivenza e applicare il principio dell’affidamento.
        Infine ha affermato che se l’ente non eroga l’I.I.S. dovrebbe allora restituire i contributi versati durante la vita lavorativa e quindi ha chiesto, in subordine, la compensazione del debito con l’importo di tali contributi.
        Siamo certi che l’avvocato sia competente, ma vogliamo tutelarci in tutti i modi possibili, perché, se il ricorso non andasse a buon fine, essere condannati a pagare un importo del genere sarebbe disastroso.
        Grazie mille

        Commento di Paolo | 08/02/2011

      • Si all’età pensionabile è pacifico che gli incrementi successivi di I.I.S. spettano per intero; è questione controversa se debba essere corrisposta l’indennità per intero. C’è contenzioso alla Corte dei Conti anche per ottenere l’applicazione del 18% anche sulla quota di IIS riassorbita.
        Sono però valutazioni da fare in ufficio anche perché, soprattutto la prima controversia non sempre è conveniente.

        Commento di previdenza | 10/02/2011

  25. Ad una mia parente (percettrice dal 1971 di Pensione ordinaria di reversibilità e di pensione di guerra) nell’89 è stato accertato un debito per IIS non dovuta dal 77 al 89 (poichè non avrebbe dichiarato il venir meno dei requisiti), per avere avuto l’IIS su entrambe le pensioni. l’avv. cui si rivolse tanti anni (nel frattempo deceduto) fece ricorso sostenendo: 1.la buona fede della pensionata non a conoscenza dell’obbligo di comunicazione sorto con la legge del 77, mai preventivamente avvertita dalla PA; 2.in subordine la prescrizione dei crediti dal 77 all’84.
    Poiché occorre decidere se continuare il ricorso per le restituzioni vorrei un parere: a) sulla Buona fede della percettrice; b. sulla prescrizione del diritto alle restituzioni da parte della PA. 5 o dieci anni?
    grazie

    Commento di Rino Leuzzi | 16/02/2011 | Rispondi

    • L’indebito è riferito, penso, alla pensione di guerra; la legge impone l’obbligo di denuncia del venir meno delle condizioni o dei requisiti, entro 3 mesi e la Direzione Provinciale del Tesoro può sempre modificare o revisionare d’ufficio la pensione e gli assegni accessori.
      Queste pensioni all’epoca erano quasi sempre pagate tramite le poste e veniva fatta sottoscrivere tutti i mesi una dichiarazione di responsabilità che riportava sostanzialmente il testo della legge. In linea generale – ma bisogna sempre esaminare le condizioni soggettive concrete – mi sembra difficile sostenere la buona fede. Meglio, è una situazione nella quale la buona fede deve essere dimostrata.
      Va anche detto che la legge – a differenza di quanto previsto per le pensioni di previdenza – non prevede eccezioni al recupero delle somme erogate in eccesso (tranne il caso di autodenuncia entro i 3 mesi e limitatamente agli stessi 3 mesi).
      Come detto la legge non prevede termini per il recupero delle somme indebitamente riscosse e non è materia di previdenza sociale, dovrebbe quindi valere l’art. 2033 del codice civile che consente il recupero sempre. Le pratiche di guerra sono oggi talmente rare che potrei aver dimenticato qualcosa o qualche sentenza, soprattutto in merito a quest’ultimo punto.

      Commento di previdenza | 17/02/2011 | Rispondi

  26. Salve,le scrivo per una questione abbastanza spinosa capitata a mio padre. Mio padre, già titolare di assegno di invalidità (per ridotte capacità lavorative) in seguito a licenziamento, ha presentato all’inps domanda di disoccupazione debitamente compilata, non sapendo che le 2 prestazioni fossero incompatibili.Nella compilazione di tale domanda mio padre aveva fatto presente che era titolare di pensione di invalidità (inps) barrando la casella opportuna. Quindi l’inps era a conoscenza della sua situazione. Nonostante ciò la domanda è stata accolta e l’inps ha pagato l’intero periodo di disoccupazione, inviando l’anno successivo anche i relativi cud per la dichiarazione reddituale. Nello stesso anno viene inviato a mio padre anche una comunicazione nella quale si sottolineava che l’indennita di disoccupazione era non spettante. La mia domanda è: Se la persona che ha fatto domanda ha dichiarato tutta la sua situazione non omettendo informazioni, perchè l’inps ha diritto alla restituzione di una cifra di 10000 euro?
    L aprego di aiutarmi e di fornirmi anche numeri telefonici di enti ai quali rivolgermi per un ricorso. Grazie mille

    Commento di lucia | 17/02/2011 | Rispondi

    • Non sono certo che la questione relativa alla compatibilità tra assegno di invalidità INPS ed indennità di disoccupazione si sia conclusa in modo negativo; so di una recente sentenza della Corte di Cassazione, che va naturalmente considerata, ma la cosa potrebbe anche essere riproposta con argomentazioni migliori. In aggiunta quando si verifica una incompatibilità, dovrebbe essere l’Istituto a chiedere all’assicurato di optare per il trattamento che lui ritiene più favorevole.
      Se le cose stanno come descritte, NON È SUO PADRE CHE È INCORSO IN UN ERRORE, ma solo ed esclusivamente l’impiegato e/o i programmatori dell’INPS: il diritto a presentare una domanda non può essere negato al cittadino o all’assicurato; l’importante è che la domanda non contenga informazioni incomplete o false.
      Questo non significa che dobbiamo riempire gli Istituti di domande fasulle, una importante funzione del patronato è di aiutare alla corretta individuazione dei propri diritti ed alla corretta compilazione delle istanze. A tal proposito va ribadito che l’assistenza è, e deve essere, gratuita.
      La Pubblica Amministrazione ha sempre la possibilità di rettificare un suo provvedimento errato, è il recupero delle somme erogate in eccesso o indebite che è subordinato a limitazioni. Escludendo le due ipotesi estreme perché non pertinenti, di dolo da parte del padre e di decadenza dell’azione di recupero da parte dell’Istituto, che è avvenuta in corso d’anno se non si ottiene una pronuncia di cumulabilità, l’Istituto ha diritto a recuperare quanto corrisposto.

      Per approfondire il caso ed eventualmente per proporre ricorso Le consiglio DI NON RIVOLGERSI AI TROPPI FACCENDIERI che pullulano anche in questo delicatissimo campo: si rivolga ad un patronato “forte” sul suo territorio (a lato trova gli indirizzi del patronato ACLI, che conosco per avervi prestato a lungo attività); se ci sarà l’opportunità sapranno anche consigliarLe un legale esperto della materia ed a costi contenuti.

      Verifico che, anche in campo previdenziale ed assistenziale sta avvenendo quello che tutti ormai facciamo – sbagliando – in campo sanitario: cerchiamo subito il grande luminare dimenticando che, proprio perché è un luminare, è probabile che sia esperto solo in un ambito ristretto, anziché consultare prima il medico di famiglia il quale ha un quadro più complessivo della materia e di noi stessi e può meglio indirizzarci verso il luminare. Fuor di parabola, senta prima con un patronato; purtroppo oggi c’è una proliferazione eccessiva che ne fa ridurre anche la qualità, ma si può scegliere liberamente.
      Naturalmente dico questo perché è quello in cui credo: non ho più nessun interesse diretto o indiretto con il patronato e per chiarire anche che sono in totale disaccordo con chi propone di attendere l’atto esecutivo che dovrà poi essere contrastato, pagando, da un avvocato: le cause si fanno se e quando si hanno buoni argomenti, non quando si ritiene di aver torto; altrimenti non potremo lamentarci se ci vengono imposti od accresciuti i costi legali (fino a qualche anno fa queste cause erano gratuite), si allungano i tempi della giustizia e si corre il rischio di sentenze non “giuste”.

      Commento di previdenza | 18/02/2011 | Rispondi

  27. Egregia Signora-
    Purtroppo L’INPS ha ragione-In quanto la pèensione di invalidità non e cumulabile con l’indennità di disocccupazione-Come dice Lei stessa ,l’INPS,ha capito che suo padre era incorso in un errore-e con la comunicazione ha fatto presente che la disoccupazione non spettava perchè incompatibile-
    Per cui era onere vostro ,comunicare all’INPS,di sospendere l’indennità di disoccupazione-
    Io sono una persona che fa sempre causa contro enti e istituzioni-
    Per cui può tentare tramite un legale appena le fanno l’atto esecutivo per il recupero della somma indebita,fare opposizione avanti il G.O.
    Le faccio presente che le pensioni di invalidità non sono pignorabili-
    Per cui se suo padre non ha altre pensioni ,diverse da quelle d’invalidita.può stare tranquilla-
    Salvo che da qui a 100 anni del decesso di suo padre il debito dell’INPS,.viene ereditato dai figli-Come e già capitato ad altre persone-
    Auguri

    Commento di ciro serra | 17/02/2011 | Rispondi

    • grazie della risposta!nella domanda della disoccupazione c’era scritto che mio padre era titolare di questa pensione, perchè l’inps non l’ha considerato? mio padre ha fatto una semplice domanda e di certo non è lui a decidere se l’indennità gli spetta. L’INPS GLIEL’HA ACCETTATA E LIQUIDATA!!!!!!

      Commento di lucia | 19/02/2011 | Rispondi

  28. Salve, vorrei una risposta in merito alla seguente domanda. L’Agenzia delle Entrate mi invia a casa una lettera con la quale mi contesta di aver percepito nell’anno 2004, la quota dell’assegno mensile di mio figlio per un intero anno, mentre lui nel corso di qell’anno lavoro’ per circa 6 mesi, con le spese e gli interessi dovrei dare alla Gerit circa € 2.000, è chiaro che si tratta di un errore fatto dalla CAF regionale, ma perchè dovrei dare tutti questi soldi indietro per un errore ingenuo, non potrebbero chiedermi solamente indietro le circa € 700/800 di assegno annuale, questo non vuole dire che io abbia cercato di intascare in modo illecito quella somma, ma si tratta solo di un errore, ripeto un errore da parte della CAF, è una cifra altissima io guadagno 1.475,00 euro al mese posso fare ricorso? vi prego di aiutarmi.

    Commento di mdesantis@regione.lazio.it | 18/02/2011 | Rispondi

    • Trasmetto la Sua richiesta ai colleghi del CAF; le farò sapere. Purtroppo non saprei cosa dire.

      Commento di previdenza | 18/02/2011 | Rispondi

  29. salve nel 2002 ,come dipendente statale,fui licenziato.ho lavorato in ditte private per circa due anni che hanno versato i contributi all’inps.
    nel 2008 mi hanno concesso la pensione per inabilita’.
    volevo sapere se posso fare la ricongiunzione degli anni che ho lavorato prima della pensone alla pensione che mi viene erogata dall’inpdap.Grazie

    Commento di ettore | 21/02/2011 | Rispondi

    • No la ricongiunzione, per i pubblici dipendenti, è possibile solamente mentre si è in servizio. E’ però possibile richiedere all’INPS l’assegno o la pensione di inabilità supplementare, per i due anni di contribuzione.

      Commento di previdenza | 22/02/2011 | Rispondi

  30. Buongiorno,desideravo avere qualche informazione più certa rispetto ad un accadimento successo a mio fratello:invalido civile al 100% causa un incidente stradale al ritorno da lavoro,gli viene concessa la pensione d’invalidità più accompagnamento, ma anche dal gennaio 2007(l’incidente è dell’aprile2004)una rendita inail più accompagnamento.
    Tutto bene sino al 3 novembre 2010 quando alla visita inps dopo 5 anni dalla precedente ci viene contestato il fatto che mio fratello percepiva anche questa rendita inail.Nel mese di marzo non veniva più accreditata la pensione inpos con l’accompagnamento. Siamo andati negli uffici inps e ci è stato preannunciato che l’incompatibilità tra pensione inps e rendita inail avrebbe provocato la richiesta di somme concesse per errore. M noi non sapevamo della incompatibilità e ogni anno appoggiati da un caf abbiamo sempre mandato tutta la documentazione richiesta.
    Faremo ovviamente ricorso.Ma domandavo se eravamo nel giusto?
    Grazie mille.

    Commento di luca | 10/03/2011 | Rispondi

    • Il modulo di domanda di invalidità civile contine anche una autocertificazione nella quale chi presenta domanda dichiara che le infermità, per le quali chiede il riconoscimento, non dipendono da causa di guerra, lavoro o servizio. Nel Suo caso ho capito che solo in un secondo momento è stato riconosciuto il diritto alla rendita INAIL. Inoltre sia la rendita INAIL che le prestazioni di invalidità civile sono pagate dall’INPS.
      Il caf non è l’ufficio più indicato per trattare questo tipo di pratiche: sono pratiche di competenza dei patronati.
      Trattandosi di prestazione di assistenza non sono molto ottimista sull’esito del ricorso; valgono norme diverse rispetto a quelle che ho illustrato nell’articolo.

      Commento di previdenza | 10/03/2011 | Rispondi

    • La ringrazio per la risposta,ma vorrei aver compreso bene. Mio fratello quindi riceve una pensione con accompagnamento incumulabile con un’altra in buona fede e ora dovrebbe restituire il denaro dato dall’inps che tra l’altro paga entrambe le pensioni???
      Secondo quesito:ma è davvero incumulabile la pensione inps e la rendita inail con rispettivi accompagnamenti??
      Non so se è importante,ma l’incidente in auto è stato considerato in itinere e quindi come se fosse sul posto di lavoro, da qui la rendita inail. Grazie ancora.

      Commento di luca | 10/03/2011 | Rispondi

      • Ho dimenticato anche di dire che anche prima del pagamento delle prestazioni di invalidità civile viene richiesta la dichiarazione di non godimento di prestazioni di guerra, lavoro o causa di servizio e, inoltre, l’impegno a comunicare variazioni successive.
        Tutte le indennità di accompagnamento sono tra loro incompatibili (ne spetta una sola). Questi sono i fattori negativi oltre alla natura assistenziale delle prestazioni oggi revocate.
        Ho accennato anche ai due aspetti che potrebbero sostenere il ricorso, ma, lo ripeto, non vedo prospettive favorevoli; è anche principio consolidato per cui spetta una sola prestazione (anche di natura previdenziale e l’invalidità civile non lo è) a fronte di un’unica lesione o invalidità.

        Commento di previdenza | 11/03/2011

  31. Buongiorno
    Sono invalido di servizio della P.S-
    Percepisco l’assegno di incollocabilità previsto dall’art.104 del T.U.1092/1973, con assegno di superinvalidità-
    Il Ministero del Tesoro con la circolare 958/2010,ha stabilito che l’adeguamento per le pensioni di guerra e suoi accessori con decorrenza 1.1.2011,sno aumentate del 3%-
    Per cui la domanda che Le pongo e la seguente-
    Poichè entrambi i benefici sono esenti da IRPEF, detto aumento del 3.03% deve essere calcolato su entrambi gli importi ?
    Oppure solo sull’assegno di superinvalidità ?
    La ringrazio-

    Ciro

    Commento di Ciro | 10/03/2011 | Rispondi

  32. sono in pensione dal 28.10.2002 (sottufficiale E.I. pochi giorni fà mi arriva una raccomandata dall’inpdap che c’è un accertamento d’indebita erogazione di assegni di pensione in più percetti dal 28.10.2002 al 30.11.2010. Dal capo settore via telefonica mi ha comunicato che devo restituire 20.000€ non sono conti che ho fatto io. RingraziandoVi anticipatamene per le notizie che gentilmente mi fornirete. E’ mai possibile arrivato a 70 anni di sacrifici
    essere trattati in questo modo.(scusate il mio sfogo) con osservanza Pietro Paolo Polidori

    Commento di Pietro Paolo Polidori | 10/03/2011 | Rispondi

  33. Caro Polidori

    Appena l’Inpdap,ti fa la trattenuta sulla pensione-Rivolgiti ad un’Avvocato esperto in pensioni e fai ricorso alla Corte dei Conti-
    La Giurisprudenza dei Giudici contabili e favorevole- A meno che tu non hai firmato qualche documento dove accetti la pensione,provvisoria in attesa di conguaglio-
    Perchè ultimanete l’INPDAP.siccome sta perdendo tutte le cause-A quelli che vanno in pensione,e percepiscono la pensione provvisoria,fanno firmare una carta,dove si dice salvo conguaglio-
    Se per caso hai firmato anche tu tale documento-
    E difficile che potranno darti ragione i giudici- Se vai sul sito della corte dei conti,ci sono migliaia di sentenze favorevole-tranne quelle in cui si e firmato qualche documento salvo conguaglio-

    Io sono uno che legge tutte le sentenze della Corte-Ed qualcosa ho imparato
    ciao auguri

    Commento di Ciro | 10/03/2011 | Rispondi

  34. Salve, spero possiate darmi una mano..anche se, girando sul web, mi sono reso conto dell’immensa complessità di fattispecie simili alla mia.
    La situazione è questa: sono rimasto orfano ancora minorenne, nel 1996, e da allora ho iniziato a percepire una piccola pensione (all’epoca, circa 100mila lire al mese) dall’Ipost. Da allora non ho mai avuto grosse variazioni di reddito, e attualmente, sono anche terremotato (il sisma dell’Aquila ha distrutto tutte le mie proprietà che ereditai da mio padre). Poco tempo fa sono venuto a sapere dal Caaf (per puro caso, per giunta!) che questa pensione Ipost, in quanto studente universitario, doveva essermi sospesa all’età di 26 anni, cioè quando mi sono laureato. Tuttavia ciò non è mai capitato, e io ho continuato in buona fede a prendere questa pensioncina fino ad oggi. Inoltre, ho sempre ricevuto, anno per anno, comunicazioni dell’Ipost che mi informava della mia situazione pensionistica, senza denunciare alcuna irregolarità. Dal momento che l’errore non è certo stato il mio (non ho mai avuto redditi e non credo che a 26 anni avrei dovuto fare una telefonata all’Ipost per dirgli di togliermi la pensione) è la mia una situazione sanabile?
    Fin’ora ancora non mi sono stati chiesti arretrati. C’è anche da dire che l’Ipost di recente è stato soppresso e inglobato dal’Inps. Potrebbe insomma l’Inps avere il diritto di chiedermi arretrati, dal momento che [b]non ci sono state omissioni da parte mia di nessun tipo, ed è indubbio che l’errore sia stata proprio dell’ex-Ipost? [/b]

    Commento di Nahar | 13/03/2011 | Rispondi

    • 1. la buona fede, come ho anche cercato di spiegare in uno specifico articolo sull’argomento, è il presupposto perché si possa considerare una erogazione indebita di somme su prestazioni previdenziali nell’ambito delle specifiche norme, più favorevoli per i percettori. Nel Suo caso, nessuno ne può dubitare;
      2. va considerato però anche il principio giuridico secondo il quale l’ignoranza della legge non è ammessa. Nel Suo caso, e negli altri che nel breve tempo da quando ho iniziato questo blog, è fondato però il SOSPETTO CHE SIANO GLI STESSI ISTITUTI PREVIDENZIALI AD IGNORARE LA LEGGE e che non possano, pertanto, esigere dai pensionati una conoscenza che neppure loro hanno. Non riesco proprio a capacitarmi come possano aver proseguito il pagamento di prestazioni ad orfani maggiorenni addirittura oltre i 26 anni;
      3. In altri casi il diritto alla pensione era sorto quando erano vigenti norme diverse e – anche se senza alcuna giustificazione – potrebbe essere avvenuto un errore materiale nella trasposizione dei dati, ma dal settembre del 1995 è entrata in vigore la legge attuale che prevede, in sintesi, il diritto incondizionato a pensione per gli orfani minorenni fino a 18 anni, il diritto fino a 21 anni per gli orfani che frequentano corsi di scuola media superiore e FINO AD UN MASSIMO DI 26 ANNI PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI E PER LA DURATA DEL CORSO LEGALE DI LAUREA (non fuori corso). Sono previste norme diverse per gli orfani inabili, ma non è il caso presente;
      4. Posso testimoniare che l’INPS, fino ad oggi, è stato assolutamente molto più efficiente nella trattazione di questi casi e non mi risulta un solo caso di pagamento della pensione oltre il periodo dovuto; anzi abbiamo dovuto spesso sollecitare il pagamento di prestazioni indebitamente sospese: nel passaggio all’INPS, credo che il fatto emergerà;
      5. Questa la situazione. Rimangono tre temi: si è consolidato il diritto, visto il comportamento dell’Istituto, dovranno essere restituite le somme in più percepite e cosa è meglio fare?
      6. Circa il primo punto la mia risposta è negativa: il diritto alla pensione cessa certamente; circa il secondo punto, per l’assoluta buona fede, per l’errore imputabile tutto all’Istituto ed il sospetto che si tratti di un “ignoranza” sistematica degli Istituti, credo ci siano ottime possibilità per ottenere di non dover restituire. Il mio consiglio è di non attendere che sia l’Istituto ad accorgersi della situazione, ma di segnalare il fatto SEMPLICEMENTE COMUNICANDO ALL’ENTE LA PROPRIA DATA DI NASCITA, LA DURATA DEL CORSO LEGALE e LA DATA DI CONSEGUMENTO DELLA LAUREA senza entrare nel merito del diritto o meno alla pensione;
      7. Infine per diverse ragioni, perché in generale, quando gli impiegati degli Istituti si accorgono di aver commesso un errore, stranamente diventano più aggressivi, perché potrebbe anche essere che – nel periodo di diritto alla pensione – siano stati corrisposti importi inferiori al dovuto e perché prevedo che sia necessario contestare l’Istituto in causa, consiglio di rivolgersi ad un patronato della Sua zona: l’assistenza del patronato è e deve essere gratuita (vedi articolo sulla valorizzazione del patrocinio previdenziale) e, nel caso di causa, il costo sarebbe nullo o modesto. Gli idirizzi del Patronato ACLI sono sul lato dx della pagina.
      Per il resto, evidentemente piove sul bagnato e posso solo augurarLe tempi migliori.

      Commento di previdenza | 15/03/2011 | Rispondi

  35. nessun problema; è solo che, per evitare che alcuni diano risposte che a me non piacciono, ho preferito porre questo controllo. Appena possibile risponderò nel merito alla Sua domanda. Può vedere però un caso del tutto analogo a Suo sempre su queso blog che riguarda l’INPDAP.

    Commento di previdenza | 14/03/2011 | Rispondi

  36. Grazie infinite per la risposta tempestiva e competente.
    Le chiedo solo qualche altra delucidazione, poiché mi sono venuti in mente altri dettagli della mia situazione.
    A 25 anni ho conseguito la laurea di primo livello, dopodiché mi sono iscritto alla specialistica, ma in seguito non ho più dato esami. In pratica, quindi, avrei avuto diritto alla pensione dell’Ipost fino a 26 anni (nel 2005), proprio perché fino a quella data ero ancora iscritto all’Università e non ero ancora fuori corso. Quindi ritengo che, a partire da quando ho compiuto 26 anni, ERA COMPITO DELL’IPOST sospendere il pagamento. Dunque, non essendo mai giunto in effetti a conseguire la laurea specialistica, ed essendo che la pensione doveva cessare non a causa di un FATTO da me generato (come ad esempio, il fatto di essermi laureato, o quello di aver abbandonato l’Università etc), bensì per una semplice scadenza del termini dei 26 anni di età, devo comunque comunicare qualcosa all’ente?
    Forse la comunicazione, come giustamente da lei suggerito, andava fatta se vi fosse stato un evento, da me provocato, in grado di influire sul diritto di continuare a percepire la pensione, come può essere appunto il conseguimento della laurea prima dei 26 anni. Ma non è il mio caso.
    Quindi, riassumendo:
    1) a 25 anni ho conseguito laurea triennale
    2) mi sono subito iscritto alla specialistica
    3) a 26 anni ero ancora iscritto alla specialistica, non fuori corso.

    A questo punto cosa mi conviene fare? In attesa di un’eventuale contestazione dell’Inps, conviene comunicare qualcosa all’Ente?
    E fino a questa eventuale contestazione dell’Inps, conviene continuare a riscuotere la pensione?

    Inoltre, affinché il quadro sia ancor più chiaro, le faccio presente che durante il mio corso di studi ho percepito anche una pensione dall’Inpdap (sempre come orfano), di circa 1milione al mese, che al compimento dei miei 26 anni, al contrario di quanto avvenuto erroneamente con l’Ipost, mi è stata regolarmente sospesa.

    Grazie per la disponibilità.

    Commento di Nahar | 15/03/2011 | Rispondi

    • In linea di massima io ho sempre preferito affrontare i problemi piuttosto che attendere gli eventi.
      Il fatto che, di fronte ad un diverso comportamento dei due Istituti Lei non si sia chiesto il perché, non è un buon fattore a sostegno della Sua buona fede.

      Commento di previdenza | 15/03/2011 | Rispondi

      • La Sua osservazione può essere giusta…ma la pensione dell’Ipost è sempre stata di un importo tanto irrisorio da non destare alcuna preoccupazione da parte mia, e non ho mai pensato che potessero esservi “correlazioni” fra le direttive dell’Inpdap e quelle dell’Ipost.
        In tutta onestà, ho sempre pensato che questa piccola pensione Ipost (proprio in virtù del suo importo irrisorio) mi spettasse “vita natural durante” in quanto figlio orfano di un dipendente delle Poste. D’altra parte, non vedo perché due istituti completamente distinti dovrebbero comportarsi necessariamente nella stessa maniera…anche perché, in tal caso, si potrebbe ribaltare il problema: proprio perché l’Inpdap ha agito correttamente, si sottolinea l’errore dell’Ipost che avrebbe dovuto fare altrettanto. Io sono un semplice cittadino che a 26 anni ancora era in regolare corso di studi e ha continuato a percepire una pensione perché erroneamente è stata pagata dall’Ipost anche oltre il 26° anno di età. Non credo competa a me conoscere i diversi comportamenti degli istituti previdenziali. Questa è la mia modesta, e credo ragionevole, opinione.

        A questo punto non so come comportarmi. Per precauzione sto mettendo da parte da diversi mesi i soldi della pensione Ipost che prendo mensilmente, ma non vorrei mi fossero richiesti dall’Inps arretrati degli anni scorsi (che ammonterebbero a circa 3500 euro…una cifra folle per me in questo momento!). C’è anche da chiedersi: può l’Inps chiedermi arretrati per un errore commesso da un altro Ente negli anni passati?
        Per sottolineare la mia buona fede mi conviene far presente il problema a un Patronato Acli e farmi consigliare su come agire?

        Grazie ancora per la disponibilià

        Commento di Nahar | 17/03/2011

      • Si la cosa migliore è di portare i documenti in ufficio al patronato e farsi consigliare per il meglio.

        Commento di previdenza | 17/03/2011

  37. A seguito della morte (7 ottobre 2001) di mio padre, pensionato INPDAP, la pensione di reversibilità fu riconosciuta a mia madre con decorrenza 1 novembre 2001. Poche settimane fa, nell’espletare delle pratiche INPDAP relative a mia madre, anch’ella deceduta il 22 gennaio 2010, mi hanno comunicato che i figli devono restituire all’ente 3 ratei della pensione paterna accreditate successivamente alla data di morte. In particolare ci richiedono i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2001. Mi è stata mostrata dall’INPDAP copia di una loro lettera inviata il 10 gennaio 2002 all’azienda di credito (su cui era accreditata la pensione) e agli eredi. Di tale lettera non solo non c’è traccia in casa di mia madre ma nemmeno la Banca, che era invitata al rimborso, dice di averla ricevuta. Se, in linea di principio, posso convenire sulla restituzione dei ratei pensionistici di novembre e dicembre, quello che proprio non accetto è la restituzione della pensione di ottobre. L’INPDAP mi dice che, essendo morto mio padre prima del 15 del mese, dobbiamo restituirla. Perchè, non spettava a mia madre? Mi hanno risposto che la decorrenza della pensione di reversibilità è il 1 novembre per cui non ne aveva diritto. A me sembra un’assurdità: quindi mia madre di cosa avrebbe campato il mese di ottobre? Sono molto perplessa e non so come agire. Tra l’altro hanno parlato di tempi brevissimi per la risoluzione al fine di evitare la mora.Sono nel loro diritto a chiederci queste restituzioni? Grazie infinite

    Commento di Maria Beatrice Cozzi | 16/03/2011 | Rispondi

    • La Circolare INPDAP n° 62 del 1995 (per citarne una) stabilisce che: “i trattamenti ai superstiti vengono erogati dal 1° giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento, SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA’ CON IL PAGAMENTO DELLA PENSIONE DIRETTA.”
      Evidentemente all’INPDAP qualcuno è rimasto alla legislazione precedente il 1995 quando – in alcuni casi – la decorrenza di pensione avveniva dal giorno successivo.

      Commento di previdenza | 16/03/2011 | Rispondi

      • Grazie per la risposta tempestiva. Quindi, se ho capito bene, non possono richiedere la restituzione del rateo di ottobre. Giusto?

        Commento di Maria Beatrice Cozzi | 16/03/2011

      • Si non deve essere restituito il mese di ottobre.

        Commento di previdenza | 16/03/2011

  38. buongiorno-
    Ho dei buchi pregressi di lavoro non coperti da contributi-Volevo sapere se e possibile sanarli previo pagamento dei contributi non versati- pari ad anni 10-che in caso di accoglimento da parte dell’inps,arriverei a 40 anni di contributi e prendere la pensione l’anno prossimo in quanto compirò 61 anni-
    Vi ringrazio

    Commento di Ciro | 21/03/2011 | Rispondi

    • Le possibilità sono diverse, ma bisogna sapere se si tratta di periodi di lavoro durante i quali non è stata pagata contribuzione, se si tratta di lavoro dipendente o autonomo, se è relativo a periodi precedenti o successivi al 1996, se esiste documentazione dell’epoca, se sono periodi di malattia ecc…
      Per esaminare questioni come queste è bene portare i propri documenti di lavoro in ufficio al patronato e vedere se e quali opzioni sono possibili.

      Commento di previdenza | 23/03/2011 | Rispondi

  39. Si tratta di periodi di lavoro,prima del 1996,lavoro autonomo,in cui sono state fatte le dichiarazioni di reddito,ma non sono stati versati i contributi-
    Ho sempre pensato che l’INPS,mi chiamasse,ma cosi non e stato-E visto che subentrata la prescrizione-Nonostante ciò vorrei pagare i contributi di detto periodo in cui ho fatto la dichiarazione dei redditi,senza versamento dei contributi-
    Quindi volevo sapere se per tale periodo anche se risultano prescritti gli obblighi al versamento-Posso lo stesso fare il versamento per il lavoro pregresso pagando in unica soluzione-
    Vi ringrazio

    Commento di Ciro | 23/03/2011 | Rispondi

    • Prescrizione significa che quello che è stato è stato e non si può più essere modificato; per gli autonomi i contributi si prescrivono oggi dopo 5 anni; i periodi precedenti non possono più essere recuperati, pagando il costo relativo, tranne poche eccezioni:
      1. che i contributi non siano relativi al titolare, ma ad un familiare collaboratore;
      2. che risulti documentazione dell’epoca (di data certa) per dimostrare l’esercizio di attività di collaborazione (la dichiarazione dei redditi del titolare non aiuta);
      3. se la documentazione indica la data della collaborazione, ma non la durata, questa può essere dimostrata anche con testimonianza.

      Commento di previdenza | 24/03/2011 | Rispondi

  40. Intanto la ringrazio-
    Avendo fatto il co.co.co,presso l’azienda di mia moglie-La quale ha rilasciato il relativo CUD-ed pagato le tasse-Per cui dovrei rientrarci-
    Ma a quanto ammonta mensilmente i contributi da pagare ?In che percentuale dello stipendio-
    Cosi vedo a quanto ammonta e se ne vale la pena-
    La ringrazio-
    Ciro

    Commento di Ciro | 25/03/2011 | Rispondi

    • L’assicurazione nella gestione separata lavoratori autonomi (Co.co.co) è iniziata nel 1996: il periodo da recuperare non può quindi essere prima del 1996. Inoltre un Co.co.co non può avere a sua volta collaboratori. Quando si parla di lavoratore autonomo si intende lavoro da artigiano o commerciante.
      Comunque tutta la materia relativa agli obblighi ed importi della contribuzione obbligatoria è di competenza dei Consulenti del lavoro.

      Commento di previdenza | 28/03/2011 | Rispondi

  41. Salve, vorrei delle delucidazioni riguardo ad un debito da restituire nei confronti dell’ INPDAP. Mia madre ( insegnante in pensione da Settembre 2007 ) percepisce da Ottobre 2000 ad oggi una pensione di riversibilità per la morte di mio padre (anch’egli insegnante). Il 04/03/2011 l’ INPDAP mediante lettera raccomandata ci ha informati che, dai conteggi effettuati è emerso, a carico di mia madre, un debito complessivo di € 49873,22 per somme erogate e non dovute a decorrere dall’ 01/11/2003 fino al 28/02/2011. Di conseguenza è stata invitata a regolarizzare tale situazione entro il termine di 30 giorni, applicando già dal mese di Marzo 2011 una ritenuta cautelativa mensile di € 142,49 fino al 30/04/2040 (mia madre, se Dio vorrà, avrà 94 anni!!!). Ci siamo recati alla sede provinciale di Messina dell’INPDAP esponendo la questione al responsabile del procedimento; ci è stato risposto che negli anni scorsi non abbiamo presentato il modello RED e di conseguenza per regolarizzare tale situazione dovremo pagare nel termine massimo di 5 anni la somma dovuta. I conteggi risultano esatti, a questo punto conviene fare ricorso alla Corte dei Conti? Inoltre, secondo lei è possibile recuperare le somme versate in più, come conseguenza, all’ Agenzia delle Entrate? Eventualmente è possibile dilazionare il debito in un periodo più lungo di 5 anni? Se raggiungiamo un accordo per la rateizzazione della somma richiesta, l’INPDAP può mettere ugualmente un’ipoteca sulla casa posseduta da mia madre?
    Grazie anticipatamente per la risposta!

    Commento di Giuseppe | 01/04/2011 | Rispondi

    • Dal Suo racconto verifico almeno 4 stranezze:
      1. che solo dopo tanti anni l’INPDAP si sia accorto di non aver ricevuto i modelli RED;
      2. che l’INPDAP non sembra aver mai chiesto l’entità dei redditi;
      3. Come possono risultare esatti i calcoli se nella richiesta di restituzione non è neppure stata indicata la ragione?
      4. A mio parere la ragione dell’indebito è conseguente al superamento dei limiti di reddito per il cumulo della pensione di reversibilità. Se è così non capisco cosa sia avvenuto nel 2003 e non già anche nel 2000.
      Prima di avviare un ricorso alla Corte dei Conti è meglio capire bene le cause e le fasi del problema. Per questo il mio consiglio è sempre di passare prima in un ufficio di patronato (quelli maggiori), anche perché il patronato ha convenzioni economiche con legali specializzati nella materia.
      Non credo possibile dilazionare oltre i 5 anni il debito e la minaccia dell’ipoteca è solo conseguente all’età della madre.
      In merito alle conseguenze fiscali è meglio sentire con un CAF; per quanto ne so io – ma non è il io campo – il recupero fiscale avviene anno per anno, perchè le somme restituire riducono l’entità del reddito.

      Commento di previdenza | 01/04/2011 | Rispondi

      • Allora, intanto la ringrazio per la tempestività della risposta. In effetti non le ho detto tutto riguardo la pratica; praticamente io essendo iscritto all’università, ho percepito una quota di compartecipazione della pensione di riversibilità di mio padre a partire da Ottobre 2000 fino al 30/11/2004. Da conteggi effettuati risulta che l’INPDAP ha erogato nei miei confronti una somma non dovuta di € 4789,47, a decorrere dal 01/11/2003 fino al 30/11/2004, in quanto in posizione di fuori corso dall’ A.A. 2003/2004. Stanno provvedendo al recupero della somma con la ritenuta cautelare mensile di € 157,66 per n. 30 rate a partire dal mese di Marzo 2011.
        Facendo riferimento a quanto esposto nel precedente messaggio riguardante mia madre le chiedo:
        1) Visto e considerato che le date di richiesta dei due debiti coincidono,la mia quota di compartecipazione alla pensione di riversibilità ha qualche connessione con la situazione di mia madre?
        2) Da conteggi da noi effettuati, risulta che il reddito di mia madre supera di 5 volte il minimo INPS a partire da Ottobre 2000; non dovebbe l’INPDAP richiedere la somma erogata non dovuta sin da questa data (Ott. 2000)e non dal 01/11/2003 ?
        3)Visto che l’ INPDAP ha erogato questa somma non dovuta ininterrottamente da Ottobre 2000 fino al 28/02/2011 (sono trascorsi più di 10 anni!), la pratica non cade in prescrizione?
        Grazie ancora della sua disponibilità!
        Saluti, Giuseppe.

        Commento di Giuseppe | 02/04/2011

    • Fino alla fine di ottobre 2003, essendo Lei contitolare della pensione di reversibilità, l’importo della pensione non è soggetto ai limiti di cumulo con il reddito: è questa la ragione per la quale l’indebito della madre parte dal novembre del 2003.
      Se capisco bene l’INPDAP solo ora ha regolarizzato la cessazione della con titolarità e, conseguentemente, ha verificato che dalla stessa data si è creato il limite al cumulo della stessa pensione con redditi. Se le cose stanno così e, come mi sembra confermato, in questi anni non ha mai chiesto di segnalare i redditi di cui è titolare è evidente che l’errore è dell’Ente. L’errore sarebbe ancora più grave se già solamente con i redditi da lavoro e, poi, da pensione, fossero superati i limiti di reddito.
      Sussistono ottime ragioni a sostegno di un bel ricorso.

      Commento di previdenza | 03/04/2011 | Rispondi

  42. Salve gradirei sapere se uno studente universitario pensionato INPDAP che percepisce anche reddito da lavoro dipendente ha diritto pure alla pensione la ringrazio per la risposta.

    Commento di luigi | 06/04/2011 | Rispondi

    • Presumo si tratti di pensione di reversibilità. Il limite di reddito per il diritto e la conservazione della pensione è di 15.305,79 (anno 2011).
      Esiste però una incompatibilità con il lavoro dipendente; con sentenza si è ottenuto con non sia considerato tale un reddito stagionale e finalizzato al mantenimento agli studi; è però da valutare la situazione caso per caso.

      Commento di previdenza | 08/04/2011 | Rispondi

    • Si si tratta di pensione di reversibilita’!Ma se ho capito bene il pensionato aveva l’obbligo di comunicare all’INPDAP la nuova situazione?Cioe’ quella di lavoratore dipendente?Lo studente in questione e’ anche fuori corso,cosa puo’ succedere a questo punto?Si puo’configurare il dolo da parte del pensionato?La ringrazio per la risposta!!!!

      Commento di luigi | 14/04/2011 | Rispondi

      • Si il titolare di pensione ha l’obbligo di comunicare tempestivamente (30 giorni) il verificarsi di variazioni o novità che hanno conseguenze sul diritto o sulla misura della prestazione.
        Lo studente universitario fuori corso perde il diritto alla pensione o alla contitolariltà della pensione e dovrà restituire le somme percepite indebitamente. Però – su questo argomento come potrà verificare leggendo domande e risposte su questo tema nel blog – si sono verificati diversi casi che fanno pensare anche ad una “dimenticanza” da parte dell’ente.
        Infine, escludo che possa esserLe contestato il dolo; non mi sembra proprio che sussista consapevolezza di percepire somme non dovute e che, soprattutto, siano state rilasciate autocertificazioni false.

        Commento di previdenza | 14/04/2011

      • mi perdoni se il titolare di pensione ha l’obbligo di comunicare eventuali variazioni o novita’l’ente puo’ in ogni caso chiedere la restituzione delle somme percepite indebitamente,in questo caso la dimenticanza dell’ente non mi sembra attinente,cosa ne pensa???Grazie per la risposta!

        Commento di luigi | 15/04/2011

      • Ho utilizzato TRA VIRGOLETTE il termine DIMENTICANZA. Come ho già spiegato, verificando in un tempo relativamente breve diversi casi analoghi, ho il sospetto che anche l’Istituto abbia qualche responsabilità. Se avessi qualche autorità ne chiedrei la ragione, ma non c’è l’ho.

        Commento di previdenza | 17/04/2011

  43. Lo studente di cui trattasi,ha lavorato come lavoratore dipendente per circa un anno e mezzo percependo uno stipendio di circa 900 euro al mese.Aveva l’obbligo di comunicarlo all’Ente?E se si cosa sarebbe successo?Ora lo studente e’ disoccupato e non ha ancora compiuto i 26 anni,nel caso in cui l’Ente possa venire a conoscenza di cio’ che cosa potrebbe succedere?inoltre vorrei chiederle:ma allo studente fuori corso spetta comunque la pensione fino al 26° anno di eta’?Grazie

    Commento di luigi | 19/04/2011 | Rispondi

    • Il diritto alla pensione di reversibilità in favore di orfano maggiorenne studente universitario non sorge se alla data del decesso del genitore svolge una attività lavorativa stabile; nel caso in cui lo studente inizi una attività lavorativa – e deve comunicarlo entro 30 giorni – nel corso del godimento della pensione, la pensione viene sospesa, ma può essere ripristinata qualora venga a cessare la causa della sospensione.
      Le mesnilità di pensione riscosse nell’anno e mezzo di attività dovrebbero essere restituiti.
      Lo studente universitario furi corso, anche se non ha compiuto i 26 anni, non ha più diritto alla pensione.

      Commento di previdenza | 20/04/2011 | Rispondi

  44. Buongiorno, vorrei un’informazione in merito a quanto segue:sono docente scuola media in pensione dal 01/09/2010 con 3 anni di contributi all’Inps e 14 all’INPDAP.
    Ho presentato, a gennaio c.a. su richiesta ufficio pensioni del provveditorato agli studi di Cosenza ( prov dove ho lavorato ), domanda “COSTITUZIONE POSIZIONE ASSICURATIVA”: TRASFERIMENTO DEI CONTRIBUTI ALL’INPS (LEGGE 322/58).Tale domanda è valida visto la citata legge è stata abrogata? GRAZIE
    Laura

    Commento di laura | 23/04/2011 | Rispondi

    • La domanda è tardiva per due ragioni: perché presentata dopo la cessazione del rapporto di lavoro e perché la possibilità di costituzione presso l’INPS della posizione assicurativa non è più prevista dal luglio 2010.
      Rimane la possibilità di ottenere, quando sarà compiuta l’età pensionabile e cioè – secondo le norme attuali 61 anni – la pensione supplementare INPS.

      Commento di previdenza | 23/04/2011 | Rispondi

  45. Buon giorno a tutti e Buona Pasqua!!!!!
    Mi chiamo Alessandro Pica e presto servizio nell’ Arma dei Carabinieri da 7 anni.
    Mi rivolgo a Voi, per una questione che riguarda mio padre di anni 71, brigadiere Capo dell’ Arma dei Carabinieri, in quiescenza per limiti di età dal mese di Novembre dell’ anno 1998.
    Da novembre 1998 sino a luglio 2009, mio padre ha percepito pensione provvisoria in attesa che venisse applicato provvedimento definitivo (ben 11 anni).-
    Nel mese di luglio l’ inpdap comunicava la variazione della pensione, in base all’ applicazione della pensione definitiva, per la quale emergeva un conguaglio negativo di euro 24000..(indebito pubblico). Dal mese di agosto 2009 per la restituzione di quanto dovuto a causa dell’ indebito veniva trattenuta sulla pensione la rata mensile di 420 euro (questa trattenuta sarebbe dovuta durare sino a maggio dell’ anno 2014).
    Consapevoli di quanto previsto dalla legge n. 241 del 1990, che prevede l’ irripetibilità delle somme corrisposte non dovute, trascorsi i termini di 180 giorni dall’ adozione del provvedimento provvisorio, e per il consolidarsi di una situazione di fatto basata sulla fiducia riposta nell’ amministrazione, e sulla buona fede e mancata dolo dell’ interessato, provvedevamo ad inoltrare ricorso alla Corte dei Conti di Milano nel mese di Settembre 2009, per il tramite dei patronati INCA.
    L’INPDAP, prima del giorno dell’ udienza davanti alla Corte dei Conti, fissata per il giorno 14.12.2010,sospendeva la trattenuta di euro 420 euro sulla pensione iniziata ad agosto 2009 (circa 7000 euro in un anno e 4 mesi restituiti all’ inpdap) ed emetteva una variazione di pensione derivante dall’ applicazione del decreto di pensione privilegiata emesso in data 08 07 2008 (mio padre avevava fatto domanda di pensione privilegiata nel 2002).
    In parole povere, e per non confonderVi troppo le idee, con questa nuova variazione di pensione fatta dall’ Inpdap, derivante dall’ applicazione del decreto di pensione privilegiata, l’ INPDAP prima dell’ udienza davanti alla corte dei Conti sospendeva si la trattenuta sulla pensione di mio padre, ma sanava l’ indebito pubblico con gli arretrati della pensione privilegiata (circa 20000 euro dal 2002 al 20010). Ù
    Il giorno dell’ udienza, 14/12/2010, l’ avvocato dei patronati venuto a conoscenza di questa nuova situazione decideva di rinviare di comune accordo con gli avvocati del’ INPDAP, la data dell’ udienza, per effetture maggiori accertamenti di calcolo.
    Oggi la risposta di chi mi dovrebbe difendere e’ molto confusa, sembra che nessuno ci capisce niente, l’ avvocato dei patronati non mi convince e sembra fare di tutto tranne che interagire per i diritti di mio padre.
    La mia domanda e’ questa.
    PUO’ L’ INPDAP SANARE L’ INDEBITO TRATTENENDOSI LE SOMME SPETTANTI DAGLI ARRETRARTI DELLA PENSIONE PREVILEGIATA.
    MIO PADRE AVEVA FATTO AFFIDAMENTO SU QUESTI ARRETRATI, CONSIDERANDO GLI ANNI PASSATI DA QUANDO HA FATTO DOMANDA DI PENSIONE PRIVILEGIATA E LA SOMMA CHE SI ASPETTAVA, CIRCA 20000 EURO (1/10 IN PIU SULLA PENSIONE ORDINARIA).
    L’ ASSISTENZA LEGALE FORNITA DAI PATRONATI INCA MI STA LASCIANDO MOLTO A DESIDERARE, IN QUANTO ALLE MIE CONTINUE DOMANDE NON VI SONO RISPOSTE SODDISFACENTI, CHE TRA L’ ALTRO LASCIANO TRASPARIRE UN VELO DI SCARSA COMPETENZA IN MATERIA.
    A CHI POTREI RIVOLGERMI A MILANO, SE DOVESSI ABBANDONARE L’ IDEA DI FARMI SEGUIRE DAI PATRONATI?
    GRAZIE PER LA CORTESE ATTENZIONE E LA PAZIENZA PRESTATAMI .

    Commento di alessandro | 26/04/2011 | Rispondi

    • La pensione privilegiata è sempre quantificata sulla base dello stesso periodo di servizio; così anche se si tratta di diversa categoria di pensione l’Istituto deve rideterminare l’importo dall’origine. Il conguaglio effettuato non può essere considerato come recupero dell’indebito precedentemente contestato: come detto, si tratta di ricalcolo dall’origine della stessa pensione.
      L’INCA è uno dei patronati, peraltro quello con i numeri più consistenti, ma non l’unico. Se vuole può consultare un altro patronato, i maggiori sono, oltre all’INCA, l’INAS ed il Paronato ACLI; gli indirizzi li può trovare su internet, ma anche nell’elenco telefonico.
      Per quello che può valere il mio parere e senza conoscere le ragioni per le quali la pensione ordinaria era corrisposta in misura eccessiva, il ricorso dovrebbe essere mantenuto perché solo con una sentenza che consideri non ripetibile l’indebito, potrà essere richiesta la riquantificazione degli arretrati; del resto, non ci sono conseguenze per una eventuale sentenza negativa: la somma è stata già recuperata.

      Commento di previdenza | 26/04/2011 | Rispondi

      • Grazie per la risposta, un altra domanda se mi e’ possibile?
        Quindi,se ho capito bene, in caso di sentenza favorevole da parte della Corte dei Conti, mio padre avrebbe dititto alla restituzione delle somme trattenute sullo stipendio per circa un anno e mezzo (circa 7000 euro maggiorati degli interessi legali e\o della rivalutazione monetaria)oltre anche alla restituzione\ riquantificazione degli arretrati della pensione privilegiata con i quali l’ inpdap aveva sanato l’ indebito?
        indebito=24000 euro circa
        somme trattenute sullo stipendio con rata mensile da luglio 2009 a novembre 2010=7000 euro circa
        arretrati pens.privil. spettanti dal 2002 al 2010=17000 circa
        Si evince quindi che 7000 euro (somme tarttenute su rata mensile) +17000 euro (arretrati ppo)=24000 euro (indebito sanato dall’ inpdap)
        Grazie ancora e mi scuso per l’ ossessione!

        Commento di alessandro | 27/04/2011

    • Per maggiore chiarezza, ribadisco che l’unica vera pensione di cui è titolare Suo padre è quella privilegiata e aggiungo che se, come appare del tutto ovvio, la richiesta di privilegio era in corso quando fu comunicato l’indebito, molto meglio sarebbe stato sollecitarne la definizione anziché ricorrere alla Corte dei Conti: un ricorso fatto su una prestazione di fatto inesistente si caratterizza solo per tempo e soldi (pubblici e privati) buttati; è sul provvedimento di pensione privilegiata che va tutto ben riesaminato ed eventualmente contestato.
      La pensione è unica, ma sono stati computati tre diversi importi: quello della pensione ordinaria provvisoria, quello della pensione ordinaria definitiva e quello della pensione privilegiata.
      Ho capito che l’importo della pensione privilegiata – quello che effettivamente spetta a Suo padre – è intermedio tra i due importi della pensione ordinaria; per questo, se la Corte dei Conti dovesse accogliere il ricorso relativo all’indebito, si potrebbe ottenere che rimanesse nella disponibilità di Suo padre la differenza tra l’importo della pensione ordinaria provvisoria e quello della pensione privilegiata (che presumo essere definitivo). Naturalmente questo solo per il periodo dalla liquidazione provvisoria alla liquidazione della pensione privilegiata. Non posso assicurare che questo sarà l’esito, ma a me sembrerebbe giusto così.
      Se, invece, l’importo della pensione privilegiata fosse superiore anche a quello della pensione ordinaria provvisoria, il ricorso andrebbe abbandonato perché sarebbe solo controproducente.

      Commento di previdenza | 28/04/2011 | Rispondi

  46. Pensione reversibilità
    Vedova da fine ottobre 2009, percepisco da allora la pensione di reversibilità diretta (60%). Io non ho altri redditi e non lavoro. Tutto regolare fino a gennaio 2011, da quando cioè, la mensilità mi arriva diminuita di circa 25 euro. Che è successo? Mi è sfuggita qualche nuova legge? Si tratta di qualche imposta comunale? E nel caso, quando tornerò a percepire la cifra consueta?
    Vivi ringraziamenti

    Può rispondermi. La ringrazio

    Commento di carla | 27/04/2011 | Rispondi

    • Non è possibile dare una risposta certa alla Sua domanda; se la pensione è INPS dovrebbe esserLe arrivato un dettaglio dell’importo mensile; se la pensione è INPDAP in questo periodo sono in atto recuperi di quote fiscali 2010. In questo caso dovrà essere controllato il modello CUD.

      Commento di previdenza | 28/04/2011 | Rispondi

  47. Salve. Ho un problema afferente a fattispecie di indebito assistenziale (non previdenziale).
    Io ero titolare di una pensione di inabilità per invalidità civile al 100% con residue capacità lavorative. Nel 2004 sono stata assunta in banca e ho comiciato a percepire reddito. Ogni anno presentavo il RED all’INPS cui quindi risultavano tutte le variazioni reddituali. Nel 2009 l’INPS avvia una verifica, mi chiede tutti i CUD, li presento e poi a settembre 2009 mi viene comunicato il provvedimento di revoca della pensione per superamento dei limiti reddituali a far data dal 2005.
    A maggio 2011 mi è stato comunicato il provvedimento in cui si intima la restituzione di tutto quanto indebitamente percepito dal 2005. Volevo sapere:
    – se il termine di prescrizione del diritto alla restituzione è di 5 o 10 anni;
    – se ai fini del calcolo del termine prescrizionale, il provvedimento di revoca del 2009 possa avere una qualche efficacia interruttiva oppure no considerato che ho avuto precisa contezza di quanto dovessi resitituire solo nel 2011 (quindi se per esempio il termine fosse di 5 anni sarei tenuta semmai a restituire quanto percepito dal 2006 in poi e non dal 2005);
    – se possa avere qualche rilevanza il fatto che la richiesta di restituzione è intervenuta a distanza di due anni dal provvedimento di revoca;
    – se possa avere qualche rilevanza il fatto che io abbia sempre comunicato i miei dati e le relative variazioni all’INPS, quindi non c’è certamente dolo da parte mia, mentre l’INPS evidentemente non ha provveduto ad effettuare le verifiche cui è tenuta annualmente.
    Grazie

    Commento di Paola | 17/06/2011 | Rispondi

    • Va premesso che i beneficiari di provvidenze a titolo di invalidità civile, cecità civile e sordomutismo, sono tenuti a comunicare, entro 30 gg. ogni mutamento delle condizioni e dei requisiti di assistibilità, previsti dalla legge per la concessione delle provvidenze stesse; la comunicazione doveva quindi essere effettuata già dal 2004 o, al massimo dal 2005 se nell’anno precedente non veniva comunque superato il limite di reddito. Non mi è chiara la ragione per la quale, nonostante Ella affermi di aver sempre comunicato all’INPS i dati del Suo reddito, l’Istituto Le abbia poi chiesto copia dei modellli CUD (forse l’entità del reddito non era stata correttamente indicata?)
      Se, come sembra, l’Istituto ha avuto notizia esatta della situazione di indebito solamente nel 2009 è, quindi, anche nel termine quinquennale di prescrizione (che credo comunque non si applichi a prestazioni assistenziali proprio per la loro natura).
      Non è certamente un caso di dolo e non credo abbia rilevanza il fatto che l’Istituto abbia atteso tanto a dare attuazione all’accertamento di indebito.
      Ho notizia di sentenze che affermano l’impossibilità di recupero da parte dell’INPS di somme erogate prima dell’accertamento di indebito, ma la materia non ha una regolamentazione legislativa chiara, quindi può essere utile sentire il parere di un legale del ramo previdenziale / assistenziale.

      Commento di previdenza | 18/06/2011 | Rispondi

  48. L’INPDAP A SEGUITO DELLA MORTE DEL CONIUGE INTESTATARIO HA EROGATO LA PENSIONE PRIVILEGIATA INDIRETTA (RILASCIATA A SUO TEMPO PER LA MORTE DI UN FIGLIO MILITARE) ALLA MOGLIE CON UN IMPORTO DIVERSO (MAGGIORE) SE L’ISTITUTO HA COMMESSO UN ERRORE A SUO DISCAPITO PUò RIHCEDERE LA RESTITUZIONE DELLE SOMME EROGATE IN PIU’? ED EVENTUALEMNTE QUALI SONO I TERMINI TEMPORALI PER RICHIEDERE QUANTO SOPRA GRAZIE PER EVENTUALI RISPOSTE

    Commento di Anonimo | 17/06/2011 | Rispondi

    • Consiglio di leggere il punto 2 dell’articolo: bisogna accertare in particolare se si tratta di trattamento definitivo o provvisorio.

      Commento di previdenza | 18/06/2011 | Rispondi

  49. Buonasera,
    premetto che mi sto alquanto preoccupando leggendo le precedenti storie lette su questa pagina, e voglio esporre il mio problema.
    Nel 1993 è mancato mio papà, appuntato della Guardia di Finanza, e da quell’anno sia io (5 anni all’epoca) che mia madre abbiamo cominciato a prendere la pensione di reversibilità.
    Circa 6-7 anni fa mia madre perse la sua pensione risposandosi e io continuai a percepire la mia senza problemi.
    Il grosso problema ora (ho 23 anni), è che sto continuando a ricevere questa pensione e non mi sono mai posto il problema del limite di età, infatti a gennaio di quest’anno è arrivato il foglio come tutti gli anni.
    Gli studi li ho gia lasciati da quando avevo 16 anni e non ho mai lavorato in regola.
    Sono preoccupatissimo all’idea di dover fare la comunicazione ora perchè, se non ho capito male, dovrò restituire ben 5 anni di pensione indietro, contando che sia io che mia madre non lavoriamo, solo il convivente.
    Sero di aver capito male la situazione.
    saluti

    Commento di Anonimo | 20/06/2011 | Rispondi

    • Purtroppo non posso che confermare i dubbi: la pensione doveva essere revocata al compimento del 18° anno di età. Sono sempre più meravigliato che si verifichino ancora questi fatti, inspiegabili se i dati anagrafici noti all’Istituto sono esatti.
      La cosa importante è di poter dimostrare la buona fede e, anche per questo, il mio consiglio è, magari rivolgendosi ad un patronato della Sua città, di comunicare la circostanza all’Istituto.

      Commento di previdenza | 21/06/2011 | Rispondi

  50. Buongiorno
    Ho fatto la domanda all’INPS,per il pagamento di contributi pregressi non versati a partire dal 1982 al 1996-Hanno accettato,e mi hanno detto che faranno i conteggi che mi saranno inviati a domicilio con le modalità di pagamento-Per cui cortesemente se mi può dire a quanto ammonta la quota mensile che dovrò pagare-

    Vi ringrazio

    Commento di Serra Ciro | 23/06/2011 | Rispondi

    • Di norma l’INPS quando accoglie le domande ha già anche fatto il conteggio; in ogni caso, per poter quantificare l’onere occorrebbe disporre di tutti i dati relativi a tutta la vita assicurativa (gestione/i, retribuzione o reddito di tutti i periodi ecc..).

      Commento di previdenza | 23/06/2011 | Rispondi

  51. Buongiorno e grazie in anticipo per la risposta che vorrete fornirmi.

    Premetto di essere titolare di pensione SOCOM decorrenza aprile 2006 (seguito decesso coniuge) e successiva pensione di anzianità decorrenza agosto 2008.
    A fine giugno 2011 ricevo da INPS lettera in cui mi informano di aver corrisposto circa 12.000 euro sulla pensione SOCOM dal 01/01/2007 al 30/06/2011 motivando:

    “Sono state corrisposte quote di pensione ai superstiti non spettanti in quanto l’ammontare dei redditi è superiore ai limiti previsti dalla legge 335/95.
    Sono state riscosse quote di integrazione al minimo della pensione non spettanti a causa del possesso di redditi personali di importo superiori ai limiti stabiliti dalla legge.”

    Allegando modulo postale per restituzione somma ed informazioni per eventuale ricorso amministrativo(entro 90gg) o azione giudiziaria se succezziva ai 90gg. ecc.ecc.

    Stabilito che tutte le mie informazioni reddituali erano regolarmente(mod.730) e correttamente a loro conoscenza, e che nessuna responsabilità è da imputare al sottoscritto(omessa segnalazione o dolo)
    Inoltre l’eventuale limite di reddito scaturirebbe dalla pensione di anzianità emessa comunque dallo stesso ente.
    Segnalo altresì di aver sempre ricevuto, alla fine di ogni anno solare e sempre dall’INPS, il prospetto dettagliato e riepilogativo delle due pensioni a me spettanti per l’anno successivo.
    Detto tutto ciò, sono a chiedervi:
    Devo restituire tale importo?
    Come devo comportarmi?
    In attesa di un Vostro cortese riscontro,saluto cordialmente.

    Commento di Sabino M. | 30/06/2011 | Rispondi

    • L’indebito è iniziato, secondo l’INPS, nel 2007: è iniziato, quindi, per redditi diversi dalla pensione di anzianità (forse lavoro) e non noti all’Istituto. Probabilmente anche nel 2008 concorrono anche redditi da lavoro; concludo che eventualmente solo dal 2009 si può contestare all’INPS il fatto che fosse in possesso di tutti i dati per detrminare correttamente l’importo di pensione.
      La dichiarazione del reddito (modello 730) fino al 2009 non era sufficiente: doveva anche essere autocertificato il reddito su apposito modulo dell’Istituto; è strano che l’INPS non ne abbia chiesto la compilazione nel 2008 e negli anni successivi.
      Non mi è nota la data nella quale l’Istituto è venuto a conoscenza della titolarità di redditi diversi è da quel momento che decorre il tempo; se, ad esempio, lo ha saputo nel 2010 ha tempo fino a tutto il 2011 per recuperare.
      Concludendo, e senza disporre di tutti i dati necessari, se è stato rilasciata regolare autocertificazione nei diversi anni fino al 2008, l’INPS non può più recuperare quanto corrisposto in eccesso in quegli anni; diverso il discorso per il 2009 perché, se Lei è titolare SOLO di redditi da pensione, va contestato il recupero perché tardivo; quanto corrisposto in eccesso nel 2010 e 2011 può essere recuperato senza dubbio dall’INPS.

      Commento di previdenza | 01/07/2011 | Rispondi

  52. Grazie per la cortese e celere risposte.
    Per completezza di informazione specifico che i miei redditi erano a conoscenza dell’INPS e la relativa autocertificazione veniva regolarmente notificata all’istituto ogni anno.
    Inoltre lo scrivente negli anni antecedenti (dal 2004) ha percepito, sempre dall’INPS, indennità di mobilità(circa 700 euro mensili).
    Tale indennità è cessata a luglio 2008 in quanto dal mese successivo sono andato in pensione per anzianità.
    Pertanto l’istituto era perfettamente a conoscenza della mia situazione reddituale in quanto ne erano loro l’unica fonte (a parte la casa dove abito e redditi da immobili la cui rendita non supera i 2000 euro annui).
    Inoltre il conguaglio fiscale sul 730 (irpef) a carico del “sostituto” era da loro effettuato nella rata di pensione(agosto /settembre) di ogni anno.
    Consideri anche che l’ultimo certificato di pensione da loro inviatomi annualmente (Obis M)per il 2011 è stato da me ricevuto ad inizio anno in cui sono chiaramente riportate le due pensioni.
    Spero di aver fugato,con la presente,ogni dubbio sulla mia situazione.
    Allo stato di questo mio chiarimento,in cui si desume che fino al 2010 l’INPS era a conoscenza della mia situazione, che nessun dolo è da ascrivere al sottoscritto e che probabilmente possa trattarsi di loro errato conteggio; cosa devo restituire all’istituto?
    Nel ringraziare invio cordiali saluti.

    Commento di Sabino M. | 01/07/2011 | Rispondi

    • L’indebito è iniziato, secondo l’INPS, nel 2007: è iniziato, quindi, per redditi diversi dalla pensione di anzianità (forse lavoro) e non noti all’Istituto. Probabilmente anche nel 2008 concorrono anche redditi da lavoro; concludo che eventualmente solo dal 2009 si può contestare all’INPS il fatto che fosse in possesso di tutti i dati per detrminare correttamente l’importo di pensione.
      La dichiarazione del reddito (modello 730) fino al 2009 non era sufficiente: doveva anche essere autocertificato il reddito su apposito modulo dell’Istituto; è strano che l’INPS non ne abbia chiesto la compilazione nel 2008 e negli anni successivi.
      Non mi è nota la data nella quale l’Istituto è venuto a conoscenza della titolarità di redditi diversi è da quel momento che decorre il tempo; se, ad esempio, lo ha saputo nel 2010 ha tempo fino a tutto il 2011 per recuperare.
      Concludendo, e senza disporre di tutti i dati necessari, se è stato rilasciata regolare autocertificazione nei diversi anni fino al 2008, l’INPS non può più recuperare quanto corrisposto in eccesso in quegli anni; diverso il discorso per il 2009 perché, se Lei è titolare SOLO di redditi da pensione, va contestato il recupero perché tardivo; quanto corrisposto in eccesso nel 2010 e 2011 può essere recuperato senza dubbio dall’INPS.

      Sussistono ottimi argomenti per contestare il recupero dell’indebito maturato fino alla fine del 2009; come già detto, le somme corrisposte dopo dovranno essere rimborsate. Per il ricorso al Comitato Provinciale dell’Istituto, è consigliabile servirsi di un patronato qualificato.
      UNa osservazione: la mancanza di dolo o copla grave è la condizione essenziale perché possa essere applicata la normativa previdenziale, anziché quella prevista dal codice civile. Ma non significa che – in assenza di dolo o colpa grave – mai debbano essere restituire somme indebitamente riscosse.

      Commento di previdenza | 01/07/2011 | Rispondi

  53. L’inps chiede a pensionata ultranovantenne ” il rimboso di maggior somme corrisposte a titolo di maggiorazione sociale o aumento sociale a causa del possesso di altri redditi ed a seguito di revisione delle operazioni di calcolo”. La pensionata per la sua stessa avanzata età ha certamente riscosso l’indebito in buona fede non essendo in grado di inoltrarsi nel dedalo delle disposizioni burocratiche. L’aumento è stato effettauto dall’istituto autonomamente e non a richiesta dell’interessata titolare anche di modesta pensione INPDAP di reversibilità, nota all’istituto in quanto detentore e gestore della banca data dei pensionati. L’istituto con la diligenza del bonus pater familiae, avrebbe preventivamente ed in tempo reale potuto accertare per accertare l’insussistenza del requisito alla maggiorazione. Si ritiene pertanto che la colpa della maggiorazione non dovuta sia da attribuirsi escusivamnete all’INPS . La richiesta di rimborsi potrebbe ritenersi non fondata. Si prega di far conoscere il proprio autorevole parere e si ringrazia cordialmente.

    Commento di Anonimo | 05/07/2011 | Rispondi

    • Troppi dati non sono stati indicati per poter risponere esattamente; è vero che l’INPS gestisce la banca dati pensionati, ma, se i dati anagrafici o del codice fiscale non fossero esatti, potrebbe aver avuto problemi ad incrociare i dati, si deve verificare se la pensione sia provvisoria o definitiva e inoltre, anche nell’ipotesi che l’errore sia tutto e solo dell’Istituto, lo stesso Istituto ha tempo fino alla fine dell’anno solare successivo per correggere l’errore.

      Commento di previdenza | 06/07/2011 | Rispondi

  54. Buonasera, in qualità di unica erede di mio padre deceduto nel 2008, ho ricevuto in data 19.05.2011 ed in data 17.06.2011,la notifica da parte dell’INPS di 3 indebiti relativi alla pensione di reversibilità di mia madre che percepiva mio padre.

    In sostanza nelle 3 comunicazioni si riferisce che sono state corrisposte quote di pensione ai superstiti non spettanti in quanto l’ammontare dei redditi è superiore ai limiti previsti dalla legge 335/95 e vengono indicate cifre e modalità di pagamento dell’importo riscosso in più.

    Rivolgendomi all’istituto provinciale di competenza, mi è stato riferito che l’ultimo dei 3 indebiti,notificato in data 19.05.2011, relativo al periodo dal 01.01.2006 al 30.06.2008 è stato abbandonato, in forza dell’applicazione dell’art. 13 2° comma della L. 412/1991, mentre per gli altri 2 più sostanziosi, uno per il periodo dal 01.01.1999 al 30.06.2004 ed un altro per il perdiodo dal 01.01.2004 al 31.01.2006 a me notificati il 17.06.2011, mi sono state mostrate due comunicazioni R.R. una del 05.04.2005 per il primo, ed una del 17.01.2006 per il secondo, ricevute da mio padre che mostravano cifre diverse e più alte ed il cui contenuto non era un’ingiunzione di pagamento, bensì una comunicazione che recita:”sono state corrisposte quote di pensione ai superstiti non spettanti in quanto l’ammontare dei redditi è superiore ai limiti previsti dalla legge 335/95, l’importo riscosso in più ammonta a euro ….(circa 10.000 euro), con successiva comunicazione le saranno fornite informazioni in merito alle modalità del recupero della somma indebita ovvero all’eventuale applicazione della sanatoria ed al conseguente recupero della somma residua”.

    La mia domanda è questa: Questo tipo di comunicazione si può considerare una notifica vera e propria che inizi il procedimento di recupero crediti?
    Nel caso dell’indebito abbandonato è stata, a mio giudizio giustamente considerata notifica, l’ingiunzione di pagamento con l’indicazione di cifre e modalità di pagamento…
    Può una comunicazione con la semplice indicazione di cifra da corrispondere senza alcuna motivazione nè modalità di pagamento essere considerata una notifica ai sensi della L. 412/1991 art. 13?
    Se così non fosse e se per questi indebiti avessero valore di notifica le comunicazioni ricevute da me in data 17.06.2011 con la definizione di cifre e termini di pagamento, allora secondo me anche questi indebiti dovrebbero essere abbandonati…perchè le comunicazioni a mio padre a quel punto, sebbene raccomandate, sarebbero state solo comunicazioni di importi corrisposti in eccesso…
    Ringrazio chiunque possa darmi una risposta…

    Commento di Valentina | 14/07/2011 | Rispondi

    • La materia previdenziale, in particolare la gestione degli indebiti, è un sistema di norme specifiche e, in generale, più favorevoli rispetto al corpo di norme generali. IN questo sistema decisivo è il fatto che vengano interrotti i termini di prescrizione e, a questo scopo, anche la comunicazione che non contenga tutti i dati necessari lo è.
      Mi sembra di ricordare, ma non sono un avvocato, che qualcuno abbia provato a contestare nei termini che Ella indica, ma con esiti negativi.

      Commento di previdenza | 15/07/2011 | Rispondi

  55. A MIO MARITO è STAT RICONOSCIUTA DALLA CORTE DEI CONTI LA PENSIONE PRIVILEGIATA ORDINARIA CORRISPONDENTE ALLA 7° CATEGORIA A. VORREI SAPERE A QUANTO AMMONTA, E IN QUANTO TEMPO VERRA’ EROGATA, ED INOLTRE QUANDO IN QUANTO TEMPO RISQUOTERA’ I 20 ANNI DI ARRETRATI. GRAZIE
    ANTILIA
    ROMA

    Commento di Anonimo | 07/08/2011 | Rispondi

    • Per poter quantificare l’importo della pensione privilegiata sono necessari tanti dati (settore di attività, anzianità di servizio, retribuzione eccc…e, in questo caso, probabilmente riferiti anche a circa 20 anni fa. Un buon patronato potrà aiutarla per questo.
      Circa il tempo di pagamento, occorre conoscere la realtà della provincia INPDAP, ma in generale, una volta che la sentenza è stata notificata, non dovrebbero esserci tempi lunghi.

      Commento di previdenza | 11/08/2011 | Rispondi

  56. Salve, avrei bisogno del vs aiuto e spero possiate aiutarmi. Sono una vedova dell’Arma con due figli a carico, nel gennaio 2008 il mio primogenito diventò maggiorenne e nel febbraio 08 mi accorsi che mi avevano tolto la sua quota di pensione.Contattai l’Inpdap e mi dissero che il ragazzo era maggiorenne e gli spettava solo se studente invitandomi ad inviargli un certificato di frequenza scolastica…cosa che feci immediatamente. Nel luglio 2008 mi sospesero di nuovo la pensione…li ricontattai e mi dissero che, visto che ormai era maggiorenne, dovevo inviargli anche copia del bollettino di iscrizione scolastica…lo feci e mi ripristinarono la pensione più gli arretrati. Stessa storia per altre due volte a causa della tardiva consegna da parte della posta della lettera dell’Inpdap in cui venivo invitata ad inviare i certificati di frequenza scolastica del mio primogenito. Ieri,07/08/11 sono andata a leggere il cedolino della pensione e mi son ritrovata con gli assegni familiari passati da 236€ a 122€ (114€ in meno sulla pensione) e la trattenuta di 154€ (sino ad aprile 2014) per assegni familiari non dovuti a mio figlio dal gennaio 2008. Tirando le somme mi son trovata, senza alcun preavviso, 260€ in meno sulla pensione senza avere nessuna colpa. Che mio figlio era diventato maggiorenne lo sapevano bene visto che dopo neppure un mese gli sospesero la pensione….idem per ben altre 3 volte durante questi tre anni…che colpa ho io se l’errore lo hanno commesso loro? Io nel giugno 2008 gli inviai una raccomandata con tutta la documentazione di mio figlio (codice fiscale, carta identità, certificato di frequenza)in virtù del fatto che LORO si erano accorti che mio figlio era diventato maggiorenne….perchè non gli sospesero anche gli assegni…cosa potevo saperne io. E questa trattenuta di 154€ (1/5 della mia pensione) senza tener conto se potevo pagarle o meno? Pago 350€ di affitto, ho 400€ di rate mensili tra mobili, auto e spese odontoiatriche e a settembre avrei dovuto pagare le tasse e i libri per l’iscrizione di mio figlio all’università. Ho modo di oppormi a questa ingiustizia?? C’è stata un enorme incompetenza da parte loro ed ora dobbiamo pagare io ed i miei figli?? Sono veramente stanca…ormai si lotta per sopravvivere sino a fine mese ma stavolta la vedo davvero dura
    Grazie

    Commento di Anna | 08/08/2011 | Rispondi

    • E’ evidente che Lei non ha nessun motivo per sentirsi in colpa: l’errore non è il suo. Nel sistema previdenziale è proprio quando il pensionato non ha colpa che la legge prevede situazioni nelle quali, le somme risultate non dovute, non debbano essere restituite.
      Nel Suo caso l’indebito non riguarda le quote di pensione, ma l’assegno al nucleo familiare; per questo tipo di prestazione, esclusa una eccezione ormai conclusa e riferita ad anni addietro, sia l’Istituto che il pensionato hanno 5 anni di tempo per richiedere o rettificare.
      Concludendo, il mio parere è che l’Istituto può recuperare quanto corrisposto in eccesso, ma CONSIDERATO L’EVIDENZA DELL’ERRORE COMMESSO E IL MOMENTO PARTICOLARE, DOVREBBE ANCHE CONCEDERE UNA RATEIZZAZIONE MOLTO PIU’ LEGGERA. Per questo è necessaria una domanda scritta (può farsi assistere anche da un patronato – gratuitamente).

      Commento di previdenza | 11/08/2011 | Rispondi

  57. La ringrazio tantissimo per la risposta…ho telefonato all’Inpdap e mi hanno detto che potrò inviare un reclamo con richiesta riduzione rata subito dopo aver ricevuto per posta copia del provvedimento.E’ tutto assurdo, sono 13anni che attendo che la mia pensione passi da provvisoria a definitiva e la celerità ce l’hanno solo quando gli fa comodo. Cmq avrei da chiederle un altra gentilezza: spulciando tra le carte ho trovato il prospetto della liquidazione che presi ed è relativo a 14anni di lavoro di mio marito, mentre nel conteggio sulla pensione fatto dall’Arma Carabinieri risultano 14 anni 11 mesi ed 11 giorni di servizio e la determinazione dell’anzianità di servizio è di anni 17 mesi 9 e giorni 29 (beneficio art.3 L.284/77 con riscatto di 1 anno ogni 5)quindi mi stavo chiedendo se non mi spettino gli arretrati per quegli 11 mesi e 11gg non calcolati nella liquidazione…o se addirittura non mi spettino anche per i due anni di riscatto che portano l’anzianità di servizio a 17 anni e 9 mesi. Spero possa aiutarmi ancora una volta. Grazie mille per le risposte
    Anna

    Commento di Anna | 17/08/2011 | Rispondi

  58. L’art. 3 della legge 284/77 prevede una maggiorazione dell’importo di pensione (20.000 o 16.000 £ rispettivamente se pensione diretta o a superstite) non riguarda la valutazione del servizio.
    La diversa valutazione del servizio tra indennità buonuscita e pensione non è, per se, eccezionale perché il servizio è valutato diversamente; la cosa però andrebbe verificata, prima che la pensione diventi definitiva, direttamente presso un patronato oppure l’INPDAP.

    Commento di previdenza | 18/08/2011 | Rispondi

  59. Buonasera, pongo all vs attenzione la situazione un pò particolare di mia madre.
    67 anni, titolare di due pensioni (artigiana e invalida civile al 100% con diritto all’accompagnatore).
    Operata nel Settembre 2006 per tumore al seno, ha iniziato a ottobre 2006 cicli di chemioterapia e radioterapia ininterrotti fino a giugno 2007, percependo sia la pensione di invalidità che quella per l’accompagnatore.
    Ha interrotto i cicli di chemio e radio fino al febbraio 2009, quando ha dovuto riprenderli (e tutt’ora in cura day hospital oncologico) per la comparasa di metastasi ossee. Nel periodo di sospensione dei trattamenti ha continuatao a percepire le due pensioni, salvo poi ricevere dall’INPS ad ottobre 2008 la richiesta di restituire le somme indebitamente percepite dal periodo Luglio 2007 in poi, sia per l’invalidità che per l’accompagnatore!
    Abbiamo quindi chiesto lumi al locale ufficio INPS il quale ci ha risposto che c’era stato un errore in quanto non doveva essere tolta la pensione d’invalidità civile ma solo l’accompagnamento. Abbiamo quindi presentato ricorso avverso entrambe le decisioni dell’INPS, in quanto secondo l’avvocato la giurisprudenza riconosce il diritto all’accompagnamento anche quando la persona non è in grado di compiere gli atti quotidiani più semplici, come vestirsi, lavarsi, ect.
    Quindi l’accompagnamento non andava tolto solo perchè mia madre aveva terminato i cicli di chemio e radio, in quanto questi avevano comunque compromesso notevolmente le condizioni di salute di mia madre (svuotamento ascellare totale con mastectomia bilaterale).
    Poi come detto da febbraio 2009 sono comparse le metastasi ossee alla colonna vertebrale e quindi abbiamo anche fatto domanda di aggravamento.
    Morale della favola: abbiamo presentato ricorso con l’avvocato e lo abbiamo vinto, solo che l’INPS ad ottobre 2010 ci ha comunicato che sarebbero stati accreditati a Dicembre 2010 sia le pensioni “normali” che gli arretrati spettanti per il periodo oggetto del ricorso (10.000 euro). In pratica, ci ha pagato queste somme una seconda volta! (mentre noi già le avevamo percepite nel corso degli anni e non avevamo restituito nulla).
    Abbiamo fatto presente la cosa all’avvocato il quale, anche lui sorpreso, ci ha “consigliato” di aspettare una comunicazione d’indebito dall’INPS, sono trascorsi 8 mesi dall’accredito ma ancora non abbiamo ricevuto nulla dall’INPS.
    Come consigliate d’agire? Aspettiamo questa comunicazione d’indebito percepito dall’INPS? Rischiamo qualcosa a livello penale? E’ meglio andare all’INPS e denunciare la cosa? E’ possibile un’eventuale restituzione rateale della somma tramite prelievo sull’importo mensile delle pensoni?
    Mi chiedo: possibile che l’INPS non si è accorta che quelle somme le avevamo già percepite e non restituite? E allora delle loro comunicazioni di restituzione dell’indebito non tengono conto? C’è stata un’azione legale di mezzo… Non so se siamo noi in difetto per mancata comunicazione all’INPS, o se questo è un errore loro e non abbiamo responsabilità.
    Infine, mia madre aveva l’obbligo di dichiarare questi arretrati (percepiti a dicembre 2010) nel 730/2011? Se doveva farlo, e non l’ha fatto, a che tipo di sanzioni va incontro? Come si dovrebbe agire, tenendo conto che poi questa somma la dovrà probabilmente restituire e quindi sarà come se non l’avesse mai percepita? Preciso che l’INPS ci ha inviato solo il CUD 2011 con le pensioni “normali” percepite nel 2010, nessun documento “fiscale” invece che attesti che abbiamo percepito questa somma di arretrati.

    Sarei davvero grato se qualcuno potesse chiarirmi le idee…già è una lotta quotidiana contro la malattia, ci manca solo la burocrazia…

    Grazie di cuore,
    Marco.

    Commento di Marco | 26/08/2011 | Rispondi

    • 1. Non è un vostro errore: questo è fuori di discussione;
      2. Dobbiamo però anche essere in buona fede: essendo palese l’errore dell’Istituto (francamente assurdo oggi con i mezzi di controllo automatico di cui dispone l’INPS, se i dati della causa e quelli della fase amministrativa sono coincidenti) il mio consiglio è di sengalare all’INPS il susseguirsi dei fatti salienti, senza dichiararsi in situazione di indebito (questo è compito dell’Istituto);
      3. Le somme non dovute possono essere recuperate ratealmente sull’importo dovuto e senza interessi legali, ma la rateizzazione deve essere consistente;
      4. Queste prestazioni NON SONO SOGGETTE A TASSAZIONE: non c’è stata quindi nessuna omissione od irregolaristà.

      Commento di previdenza | 27/08/2011 | Rispondi

  60. Gentile Esperto-
    Sono pensionato della P.S. dal 2001,con la sola pensione privilegiata concessa per causa di servizio -art.67 comma 2 T.U. 1092/1973-
    Adesso a seguito di procedimento disciplinare,il Ministero vuole destituirmi con la data di inizio della sospensione cautelare 19.3.1992- Io a tale data avevo i requisiti per la pensione 20 anni di servizio utili-in quanto la legge stabilisce che fino al 31.12.1992,con 20 anni di servizio si matura la pensione anche in caso di dimissioni o destituzioni.-Poiche io dal 1996 al 2001,ho prestato servizio e pagato i contributi-
    Le Chiedo che fine faranno i contributi da me versati successicamente alla data della destituzione ?
    Mi verranno restituiti-
    La ringrazio

    Ciro

    Commento di ciro | 27/08/2011 | Rispondi

    • I contributi, all’epoca regolarmente versati, non possono essere restituiti. Fino al luglio 2010 sarebbe stato possibile costituire la posizione assicurativa presso l’INPS ai fini del diritto ad una pensione supplementare. Questo oggi non è più possibile, credo quindi – MA NON NE SONO CERTO – che possa essere chiesto l’assegno vitalizio, trattandosi di contribuzione che non dà diritto autonomo a pensione.

      Commento di previdenza | 29/08/2011 | Rispondi

  61. Grazie mille per la vs pronta risposta! Avrei però bisogno di 3 precisazioni:

    1) se vado a segnalare all’INPS il susseguirsi dei fatti, anche senza dichiararmi in situazione di indebito, è però palese che l’INPS provvederà subito dietro la mia segnalazione ad accertare la cosa e a inviarmi la richiesta di restituzione dell’indebito, giusto? Se allora io non segnalo nulla, e apetto che sia l’INPS ad accorgersi dell’errore, rischio qualcosa? Esiste un tempo limite entro cui l’INPS è tenuto a fare richiesta di recupero dell’indebito, pena la decadenza?

    2) Qual’è secondo la legge il numero massimo di rate che potrei chiedere per restituire la somma di 10.000 euro?

    3) L’Agenzia delle Entrate ci ha inviato una comunicazione (ricevuta il 25 agosto 2011, ma elaborata il 28/07/2011) dove dice che controllando il 730 2010 – pur risultando regolare – hanno riscontrato uno o più crediti a favore di mia madre maggiori di quelli presentati nella dichiarazione. Non so a cosa si riferiscono, perchè se nella comunicazione si fa riferimento al 730 2010, allora i redditi sono quelli percepiti nel 2009, ma mia madre gli arretrati li ha avuti a dicembre 2010 (non mi sembra cha abbia percepito altri arretrati nel 2009); devo controllare eventuali altre comunicazioni dell’INPS relative al 2009 relative alla causa? Se invece hanno sbagliato e si riferiscono al 730 2011, allora questi crediti maggiori che risultano potrebbero essere solo gli arretrati percepiti a dicembre 2010: in questo caso, avrei dovuto o no dichiararli nel 730? Mi sembra di capire che questi arretrati non sono soggetti a tassazione, e allora che cosa potrebbe volere l’Agenzia delle Entrate? Ho tempo fino al 25 settembre per chiedere lumi all’Agenzia, ma vorrei arrivarci preparato su questa cosa.

    Spero possiate aiutarmi ancora una volta,
    grazie mille per le vs risposte.

    Marco

    Commento di Marco | 27/08/2011 | Rispondi

    • Credo sia a tutti noi chiaro cosa significa “buona fede”; per essere in buona fede non basta non essere responsabili dell’errore, ma si deve anche agire in buona fede ed è per questo che ritengo dovere del pensionato, quando ha più che fondate ragioni per ritenere che l’Istituto abbia commesso un errore, di chiedere conferma del provvedimento notificato e degli importi erogati.
      Detto questo e se l’Istituto non dovesse contestare la mancata buona fede, vale quanto ho scirtto al punto 2.4 dell’articolo “Indebito su prestazioni economiche a ciechi civili ecc…” .
      Di norma gli indebiti INPS debbono essere restituiti in un massimo di 24 mensilità; nel caso esaminato credo però che l’INPS esigerà un recupero più rapido perché non si tratta di una semplice erogazione indebita, ma di un importo erogato due volte.
      Per le questioni fiscali senta con un fiscalista oppure con un Caf: non è il campo di mia competenza.

      Commento di previdenza | 29/08/2011 | Rispondi

  62. buona sera, son capitata qui dopo mille ricerche.
    sono la figlia di un pensionato di anni 85 a cui l’inps anni fa aveva mandato da compilare un questionario dove indicare gli anni e i redditi suoi e del coniuge
    questo al fine di stabilire se a mia padre poteva spettare la maggiorazione della pensione fino a euro 516.
    abbiamo compilato il questionario richiesto e nel 2002 e 2003 inps ha mandato la pensione aumentata fino a 516 euro.
    nel 2004 ci è arrivata una raccomandata dove inps, con decorrenza 2002 richiedeva indietro i soldi ricevuti in più per l’anno 2003 (euro 1500 circa)
    se nella lettera la decorrenza del controllo era indicata come 2002 ciò indicava che per il 2002 non avevano riscontrato inesattezze. Invece nel luglio di quest’anno 2011 ben 9 anni e sette mesi dopo l’aumento della pensione, ci viene richiesta la restituzione anche per il 2002 di altri 1500 euro circa (abbiamo capito che la nuova richiesta si riferiva al 2002 interrogando qua e là i funzionari del paese e della provincia – la lettera era davvero striminzita, priva di specchietti esplicativi e con un bel bollettino allegato già compilato del valore richiesto indietro di euro 1500 circa).
    Comunque se per la richiesta della restituizione del 2003 inps ha rateizzato il debito decurtando di un quinto la pensione mensile di mio padre, in questo secondo caso pretende il pagamento di euro 1500 entro 15 giorni quando la pensione di mio padre è di euro 470 decurtata dei 60 euro e credo non possa essere ulteriormente decurtata almeno fino a che non finisce di pagare i primi 1500 euro, nè credo possa pagare 1500 euro in 15 giorni se ne riceve 400 in 30 giorni.
    un pasticcio.
    sto facendo ricorso.
    hanno fatto quatto sbagli grossolani, li hanno scoperti non con mesi, ma con anni di ritardo (9 anni e 7 mesi non mi era mai successo per nessuna pratica. un vero record) e ora mio padre vive con 399 euro anzichè con i 474 che gli spetterebbero
    e poi chi ha chiesto loro questi soldi? inps ha cercato mio padre con quel benedetto questionario non viceversa. come facciamo per difenderci?
    ma visto che mio padre finisce di pagare il primo debito nel 2012, e quindi fino a quella data non è possibile decurtargli nuovi importi nè fargli pagare null’altro perchè altrimenti non potrebbe più nemmeno comperarsi l’acqua da bere, la richiesta dei nuovi 1500 euro non si prescrive lo stesso anche se arrivata entro i 10 anni? non si prescrive lo stesso se loro la possono avere solo a partire da marzo aprile 2012 e nella misura della solita rata da 60 euro? grazie antonella

    Commento di Anonimo | 02/09/2011 | Rispondi

    • Se Lei legge il mio articolo dal titolo “Indebito o credito ?” forse si rende conto del fatto che Suo padre è in una situazione molto simile a quella di moltissimi altri. Non si può neppure dire che è tutta colpa dell’INPS, ma principalmente di una legge scritta malissimo ed attuata peggio.
      Purtroppo è talmente complessa la questione che anche i funzionari INPS hanno difficoltà; so per certo che per lo stesso anno è stata richiesta la restituzione della stessa somma due volte; personalmente ho proposto alcuni ricorsi motivati, così come può vedere nel caso esaminato nell’articolo, ma dopo un anno non ho ricevuto risposta e forse non sanno come rispondere.
      La cosa migliore è di farsi seguire da un patronato (che deve erogare assistenza gratuita) che abbia voglia e tempo di approfondire.

      Commento di previdenza | 03/09/2011 | Rispondi

  63. Salve!
    Volevo sapere se l inpdap può, a distanza di un anno dalla pubblicazione della sentenza di appello con cui è stata riconosciuta la illegittimità del diritto alla doppia IIS in misura intera (su due trattamenti pensionistici) , formulare richiesta di restituzione.
    In particolare, mi chiedo se l’Istituto non doveva richiedere le somme (riconosciute ed erogate a seguito del primo grado) entro termini brevi rispetto al provvedimento giurisdizionale di II grado.
    In caso di risposta affermativa, inoltre, Le chiedo se sia possibile (e conveniente!), far ricorso avverso il provvedimento di “richiesta restituzione somme” ed avverso la contestuale ritenuta mensile sulla pensione.
    Infine, è possibile eccepire la prescrizione sulle somme riconosciute e versate (dopo il primo grado) per le quali siano decorsi cinque anni dalla data di maturazione del diritto?
    GRAZIE SIN DA ORA
    Teresa

    Commento di Anonimo | 08/09/2011 | Rispondi

  64. Salve vorrei sapere se è possibile avere indietro i contributi sulla pensione che ho versato negli ultimi 10 anni. Grazie.

    Commento di jhon | 08/09/2011 | Rispondi

    • No. Se i contributi sono stati versati regolarmente (sulla base delle disposizioni vigenti nel periodo) non c’è nessuna possibilità di ottenerne il rimborso; questo anche se riguardasse contribuzione che non è utile a far maturare diritto a nessuna prestazione.
      La ragione è che si tratta di una assicurazione che riguarda, tra l’altro, anche la tutela dell’invalidità; per spiegarmi meglio: nessuno pensa di chiedere il rimborso del premio di assicurazione auto se non ha avuto incidenti.

      Commento di previdenza | 10/09/2011 | Rispondi

  65. Sono uno che naviga nel forum-E per la signora vorrei dare una risposta giuridica ,purtroppo negativa.-
    Poichè l’appello che e stato proposto sia da parte sua in caso di vittoria in 1° grado-
    oppure dall’Inpdap- Questo atto interrompe la prescrizione-Per cui l’INPDAP ha tempo 5 aanni per richiedere l’indebito percepito della doppia IIS-
    Un’altro ricorso servirebbe solo a spedere altri soldi da parte sua-
    Per cui l’unica cosa e cercare di fare una proposta per una rata inferiore,se quella che e stata fatta la ritiene esosa-
    Tenga presente che l’Inpdap,di solito vuole indietro i soldi ne termien di 5 anni-
    Un

    Commento di Anonimo | 08/09/2011 | Rispondi

  66. salve,
    in caso di indebito pensionistico dovuto come nel caso precedente a vittoria di inpdap per ricorso su IIS su pensione di reversibilità, considerato che la cifra è molto esosa perchè l’importo è calcolato al lordo irpef, non essendo in grado di saldare in 5 anni, quali possono essere le conseguenze ? inoltre per gli importi versati a inpdap su conto corrente è possiblile avere una ricevuta fiscale di ritorno necessaria per dedurre le imposte già pagate?

    Commento di Anonimo | 15/09/2011 | Rispondi

    • La rateizzazione massima consentita dalla legge è di 260 rate. Certamente l’INPDAP deve rilasciare dichiarazione attestante la natura e l’entità delle somme restituire, da utilizzare ai fini fiscali.

      Commento di previdenza | 16/09/2011 | Rispondi

      • Salve
        in relazione alla replica del commento n. 66 vorrei ottenere piu’ dettagli sulla legge che consente “La rateizzazione massima consentita dalla legge è di 260 rate” dal momento che ci e’ stato detto dall’ INPDAP che il tempo massimo per la restituzione del debito e’ soltanto di 5 anni.
        Grazie,
        Cris

        Commento di Cris | 16/09/2011

      • Guardi che 5 per 12 fa 260: è la stessa cosa.

        Commento di previdenza | 17/09/2011

  67. salve,
    vorrei sapere se per indebito su pensione di revrsibilità inpdap dovuto a vittoria inpdap per ricorso su IIS, poichè la cifra da saldare è esosa e calcolata al lordo irpef, è possibile aumentare gli anni necessari per la rateizzazione da 5 a 10 per esempio, grazie

    Commento di Anonimo | 15/09/2011 | Rispondi

  68. buongiorno, spero possate aiutarmi perché mi trovo in una brutta situazione. Ho lavorato per più di due anni presso una ditta, poi sono stata licenziata insieme a un’altra ragazza per riduzione di attività. Ho dato la disponibilità al Centro per l’impiego e ho fatto domanda all’inps per ricevere l’indennità di disoccupazione che mi é stata concessa e che ho ricevuto per gli otto mesi previsti, fino a marzo 2010. Ora a luglio di quest’anno mi é arrivata una comunicazione dell’inps con cui mi chiedono la restituzione di più di 6000 euro con la semplice motivazione che mi é stata corrisposta indennità di disoccupazione non spettante.
    Vado all’inps competente e loro aprono la pratica al computer e mi dicono: che era partito un controllo dalla guardia di finanza al mio datore di lavoro da cui erano risultate delle irregolarità e che i miei contributi non erano mai stati versati, anche se sono indicati nelle buste paga e nei cud (infatti se ora faccio l’estratto conto contributivo non escono più quei contributi mentre prima uscivano); che comunque, anche se non ne sapevo niente (e come avrei potuto!) intanto devo restituire tutto perché non essendoci i contributi non ne ho diritto e che poi dovrei fare causa penale e civile al mio ex datore di lavoro. A me sembra assurdo tutto questo, come faccio a restituire tutti questi soldi e a sostenere le spese di queste cause, e soprattutto perché deve cadere tutto su di me se loro non hanno controllato prima?
    Poi sono stata in un patronato, ma non sono stati molto incoraggianti perché hanno detto che potrei fare il ricorso amministrativo, ma quasi di certo non avrebbe esito positivo perché l’inps li rigetta o proprio non li legge , e quindi dovrei comunque fare una causa dopo, non so cge fare

    Commento di lucia | 15/09/2011 | Rispondi

    • Presumo che l’attività prestata non sia stata come lavoro dipendente, ma lavoro del tipo collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, perché altrimenti non può esserci nessun problema: esiste una norma che va sotto il titolo di automatismo o automaticità delle prestazioni; sostanzialmente consiste in questo: se non sono contribuzioni prescritte (le Sue non lo sono certamente) l’INPS deve pagare le prestazioni, compresa la disoccupazione, e rivalersi su chi era responsabile e non ha pagato i contributi.
      E’ vero che la legge non prevede espressamente un uguale obbligo per il lavoro co.co.co. ecc… per la ragione che il collaboratore è qualificato come lavoratore autonomo e quindi, diretto responsabile anche della regolarità assicurativa.
      La questione è complessa, ma mi risulta che – per un caso diverso e relativo alla ricongiunzione – la Suprema Corte di Cassazione ha affermato il diritto all’automatismo (sentenza 2002 n. 5767); probabilmente può essere utilizzata per sostenere, anche per la natura particolare dell’attività, il diritto all’automatismo delle prestazioni.
      Se ho ben interpretato la Sua richiesta, Lei mi sembra convinta di essere stata dipendente e non collaboratrice; la distinzione tra le due forme di lavoro è complessa mi limito a dire che è dipendente chi è inserito organicamente nel processo produttivo dell’azienda ed è invece collaboratore colui che “si coordina” con il processo produttivo di cui non è parte organica. Questo per dire che – con opportune testimonianze e documentazione, se sussisteva una stretta dipendenza, un orario di lavoro fisso e ripetivo ed una retribuzione contrattuale, può essere contestata la natura del rapporto di lavoro con espressa denunica di omessa e/o irregolare copertura assicurativa.
      Il ricorso ed anche l’eventuale causa deve essere gratuita (a meno che non sia titolare di particolari redditi).
      Le questioni sono complesse e richiedono l’aiuto non di un patronato fasullo come quello che ha consultato (spero solo che non si tratti di un ufficio del Patronato Acli) e che, dipendesse da me, dovrebbe essere chiuso immediatamente.

      Commento di previdenza | 16/09/2011 | Rispondi

  69. Buongiorno-
    Sono stato destituito con decorrenza 1992,avendo maturati i 20 anni di servizio effettivo a tale data-
    Percepivo uno stipendio di 1.500.000 ( euro 750 )-la mia pensione alla data del 1992,era di circa 600 euro mensile-
    Per cui alla data di settembre 2011,di quanto sarebbe la mia pensione,con gli adeguamenti annuali,previsti per effetto del caro vita ? Come posso fare per calcolare la pensione-

    Commento di ciro | 16/09/2011 | Rispondi

  70. innanzi tutto grazie per la risposta, però le assicuro che ero inquadrata come lavoratrice dipendente a tempo indeterminato (sono stata licenziata per giustificato moivo oggettivo), c’é scritto anche sui cud, e sulle mie busta paga c’é segnato livello, qualifica, e c’é anche il riferimento ai contributi. Fra l’altro, quando due anni fa facevo l’estratto contributivo, i contributi apparivano, ora invece no perché me li hanno disonosciuti, l’impiegato all’inps mi disse che era perché il mio ex datore di lavoro aveva fatto delle dichiarazioni false, anche nelle mie buste paga, ma i contributi non li aveva mai versati, ma io come potevo sapere che combinava il mio datore di lavoro. Premesso questo, lei ritiene giusto che l’inps rivoglia da me i soldi della disoccupazione? Mi conviene fare il ricorso amministrativo e ho qualche speranza che venga accolto? Ho paura che finisca tutto in mano all’equitalia, come mi ha detto l’impiegato dell’inps :(

    Commento di lucia | 19/09/2011 | Rispondi

    • Allora non possono esserci problemi: l’articolo 27 del RDL 14.04.1939 n. 636 ancora vigente stabilisce che “Il requisito di contribuzione stabilito per il diritto alle prestazioni dell’assicurazione per la tubercolosi, dell’assicurazione per la disoccupazione e dell’assicurazione per la nuzialità e la natalità si intende verificato anche quando i contributi non siano stati effettivamente versati ma risultino dovuti a norma del presente decreto.”
      Non pensi ad Equitalia, piuttosto cerchi un ufficio di patronato che la assita come si deve. Deve essere sufficiente una denuncia alla ditta per omissione contributiva ed il ricorso amministrativo.

      Commento di previdenza | 20/09/2011 | Rispondi

  71. Mi trovo in una situazione per me incredibile, mia nonna deceduta meno di un mese fa,avevo fatto domanda per un indennità di accompagnamento per mia nonna esattamente il 10 settembre 2010 in pratica è passato un anno nessuna risposta dall imps ironia della sorte è arrivata il 29 settembre 2011 13 giorni dopo la sua morte dovrebbe presentarsi per la visita il 19 ottobre 2011.So che se dovesse essere ammessa dovranno corrispondere degli arretrati ma questi arretrati a chi andranno? mia nonna aveva una figlia ma non ci sono stati contatti tra loro per 16 anni fino a l giorno della morte, io che mi sono occupato di mia nonna completamente negli ultimi due anni che diritti ho sugli arretrati? ( sono il nipote da parte dell altra figlia (deceduta) di mia nonna ) una risposta grazie David

    Commento di david | 02/10/2011 | Rispondi

    • Dopo la morte della richiedente l’indennità prima della visita medica collegiale, la decisione della Commissione può avvenire anche sulla base della documentazione sanitaria; occorre una espressa domanda.
      Qui si ferma la mia competenza in merito alle domanda che Lei pone; la richiesta di chiarimento va posta a chi tratta delle successioni (consulente, notaio o avvocato), perché anche queste prestazioni di assistenza rientrano nella legislazione generale.
      Posso solo dire che il suo non è un caso eccezionale, ma frequente.

      Commento di previdenza | 03/10/2011 | Rispondi

  72. Papà è deceduto qualche giorno fa. Era dirigente scuola pubblica pensionato (se non ricordo male la sua pensioen era pari a circa 2000,00 mensili). Lascia me 37 anni (precaria in realtà, benchè lavoro come libera profesisonista quale architetto presso uno studio da cui percepisco in realtà pochi spiccioli, circa 500 euro) e mia madre (insegnante il cui reddito è circa di 1300 euro al mese).
    1- Spetta ad uno dei due la pensione di invalidità?
    2- entro quanto e a chi va comunicato il decesso di papà?
    3- quale la documentazione da produrre?
    4- quanto sarà, se c’è, la reversibilità?
    5- se è prevista in casi del genere come ottenerla? quali documenti presentare?
    6- verrà erogata eventualmente sul conto corrente di papà, visto che è cointestato con mamma?
    Grazie per i chiarimenti

    Commento di Elena | 15/10/2011 | Rispondi

    • 1. si; la mamma ha il diritto alla pensione di reversibilità
      2. Contestualmente alla domanda di pensione si comiunica anche il decesso; non sono previsti tempi stretti, ma conviene attivarsi subito per poter ritirare la prestazione;
      3. Si può autocertificare tutto (data e luogo morte, data matrimonio, reddito, ecc…;
      4. spetta il 60% dell’importo lordo percepito dal deceduto, ma essendo la vedova titolare di un reddito superiore a 18.229 € ed inferiore a 24.306 € annuali, la pensione sarà ridotta di un ulteriore 25%;
      5. per la domanda ci si può rivolgere ad un patronato (che deve dare tutta l’assistenza gratuitamente) oppure direttamente all’INPDAP; è utile produrre i certificati di pensione (il numero di iscrizione in particolare) ed indispensabile presentare anche copia di un valido documento di riconoscimento.
      6. il numero del conto corrente che dorà essere indicato nella domanda (serve il numero IBAN) può rimanere lo stesso, naturalmente non sarà più cointestato.

      Commento di previdenza | 16/10/2011 | Rispondi

  73. Buonasera-
    Cortesemente potreste dirmi sel l’assegno di incollocabilità per le pensioni di guerra e cumulabile con l’assegno vitalizio delle vittime del dovere-
    Ringrazio

    Commento di ciro | 16/10/2011 | Rispondi

    • La legge 302 del 1990, che non mi risulta sia stata modificata su questo punto, mi sembra che escluda la possibilità di cumulo

      Commento di previdenza | 18/10/2011 | Rispondi

  74. 1. Poniamo di riuscire a presentare la domanda in questa settimana, quanto inizierà l’erogazione della reversibilità? Quali sono esattamente i tempi?
    2. Nel frattempo come comportarsi con la pensione? viene subito sospesa? o continua ad essere erogata? e in quest’ultimo caso come regolarsi? congelarla sul conto?

    Commento di Elena | 16/10/2011 | Rispondi

    • I tempi dipendono dalla locale sede INPDAP; in generale però non sono lunghi (2 3 mesi); le mensilità di pensione vengono accreditate sul conto bancario, ma non devono essere riscosse; sarà l’Istituto a chiederne la restituzione.

      Commento di previdenza | 18/10/2011 | Rispondi

  75. Chiedo scusa, in un opuscolo ho trovato però questa indicazione:
    “nel caso del solo coniuge superstite se questo ha redditi superiori a 3 volte la pensione minima annua, la pensione spettante non sarà il 60%, ma il 45% di quanto percepiva o avrebbe percepito il coniuge defunto.” Come stanno le cose?

    Commento di Elena | 16/10/2011 | Rispondi

    • La pensione è quantificata applicando il 60% sull’importo spettante al defunto. Se il supersite avente diritto è titolare di redditi – SITUAZIONE CHE DEVE ESSERE VERIFICATA OGNI ANNO – sono previste due quote di riduzione: reddito altro oltre 3, 4 o 5 volte il trattamento minimo deve essere fatta una ritenuta rispettivamente del 25%, del 40% e del 50% Queste sono ritenute per incumulabilità con il reddito potrebbero anche essere annullate, se il reddito si riducesse; non è quindi corretto dire che la pensione sarà pari al 45%, anche se, temporaneamente, questo.fosse il risultato.

      Commento di previdenza | 18/10/2011 | Rispondi

  76. Gradirei un chiarimento, se possibile. Sono titolare di pensione di reversibilità INPS
    dall’1/10/2006,ed ho lavorato come dipendente statale fino al 31/08/2010 (anno in cui sono andata in pensione). Il mio reddito totale da lavoro dipendente per il 2010 fino al 31 agosto è risultato intorno a 15500 euro, la mia pensione annua lorda dovuta a tale lavoro è stata calcolata per quest’ anno di circa 14000 euro. Cosa mi ha fatto l’ INPS ?,
    non ha trovato di meglio che sommarmi questi due redditi come se facessero parte di un unico anno per costruirmi la fascia entro cui collocare la percentuale di decurtazione della mia pensione di revesibilità. Mi è stata operata, con questo sistema, una decurtazione del 50% sul 60% della reversibilità, mentre in realtà non dovrei subire alcuna decurtazione oltre il 60%.A nulla sono valse le mie proteste.Ci sto rimettendo circa 600 euro al mese e, quel che è peggio, la mia salute. Grazie, Barbara.

    Commento di Barbara Sias | 01/11/2011 | Rispondi

    • La ragione del comportamento dell’INPS sta in quanto disposto dall’articolo 13 del decreto legge n. 78 del 2010, convertito nella legge 122/2010. La legge stabilisce che l’anno da considerare per verificare il possesso dei limiti di reddito, deve fare riferimento al reddito conseguito nell’anno solare in corso, se questo è formato da pensioni e dal reddito conseguito nell’anno solare precedente, se questo derivi da fonti diverse dalle pensioni.
      La motivazione di questo legge è di consentire all’INPS di verificare il possesso dei requisiti diminuendo al massimo la richiesta di autocertificazione da parte dei pensionati ed anche di ridurre la possibilità di erogazioni indebite. Nel caso come il Suo, essendo intervenuta una novità rilevante e documentabile, sarebbe stato più giusto escludere i redditi che certamente nel corso dell’anno corrente non ci saranno.
      E’ opportuno che all’inizio del prossimo anno, Lei chieda la ricostituzione della pensione per riduzione del reddito.

      Commento di previdenza | 02/11/2011 | Rispondi

      • Ringrazio per il tempestivo chiarimento, ma ciò non toglie che l’INPS stia operando un vero e proprio abuso nei miei confronti:infatti se avessi solo reddito da lavoro dipendente per quest’ anno, e in misura molto più elevata dei miei 14000 euro da pensione INPDAP, non avrei subito una decurtazione così elevata, ugualmente se fossi in pensione da due anni non avrei subito alcuna decurtazione oltre al 60%. La legge è mal posta per quel che mi riguarda e non mi fermerò a subire ingiustamente una perdita annua di quasi 8000 euro: sono sempre i più deboli che devono stare a testa bassa.

        Commento di Barbara Sias | 02/11/2011

      • La verifica del reddito è annuale: non è esatto affermare che la perdita è pari a circa 8.000 euro annue; la ritenuta riguarda solo l’anno corrente. Condivido – come ho già affermato – che si tratti di una ingiustizia, purtroppo non è facile elminarla perché credo sia necessaria una pronuncia della Corte Costituzionale.

        Commento di previdenza | 03/11/2011

  77. Mi reinserisco riportando, a beneficio di qualche persona che sta vivendo una situazione analoga alla mia, quanto citato dalla legge:
    <<>>>>
    A parte la criticabile esposizione in lingua italiana, il testo di legge non dice che si devono sommare i redditi di due anni per la stessa persona: è più legittimo pensare che se si ha altro tipo di reddito si fa riferimento all’ anno precedente,se si è pensionati come me si fa riferimento all’ anno in corso. La somma dei due redditi fa comodo a chi la applica :cioè all’ INPS nel mio caso(e non solo mio).Questo procedimento è incostituzionale perché discrimina le persone e, fino a prova contraria, la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Barbara

    Commento di Barbara Sias | 03/11/2011 | Rispondi

  78. Nel mio messaggio appena scritto è saltato tutto il pezzo inserito fra virgolette :ciò rende incomprensibile quanto io ho sostenuto. Mi scuso e ringrazio ancora per la precedente risposta. Barbara

    Commento di Barbara Sias | 03/11/2011 | Rispondi

  79. Buonasera. Vorrei per favore un chiarimento.
    mio pare, deceduto nel 2003, riceveva la pensione INPDAP sul proprio conto corrente di uno sportello della banca X oggi passato alla banca Y con la quale nessuno degli eredi ha alcun rapporto.
    Oggi 24 novembre 2011 uno degli eredi ha ricevuto presso la sede del proprio studio professionale una AR da parte dell’istituto con la richiesta di immediata restituzione di n. 2 rate indebitamente versate.
    Premesso che il cc di nostro padre è stato lasciato attivo per alcuni mesi, proprio per consentirci di onorare debiti residui e che le comunicazioni di morte sono state inviate immediatamente a tutti gli enti e strutture interessate, mi chiedo se l’INPDAP può dopo più di 8 anni chiederci la restituzione della somma, peraltro senza nessuna possibilità di controlli e riscontri da parte nostra.
    Ringrazio e resto in attesa di una vostra gradita risposta

    Commento di paolo | 24/11/2011 | Rispondi

    • 1. Non è compito del pensionato o degli eredi dimostrare di non aver un debito, ma è compito dell’Istituto documentare adeguatamente – soprattutto se sono trascorsi tanti anni, credo io – le ragioni dell’indebito; lo conferma anche un recente sentenza di Cassazione (2011/198);
      2. Se il debito è reale, trattandosi di eredità anche se di prestazione previdenziale, non credo possa valere la normativa previdenziale, ma le norme generali sull’eredità.

      Commento di previdenza | 25/11/2011 | Rispondi

  80. Una vedova riceve pensione di reversibilità del marito sin dal 2000 per lei e per i due figli allora minorenni, ora entrambi maggiorenni.
    Oggi l’inps fa richiesta di restituzione dell’indebito perchè ha verificato che la vedova aveva e ha altri redditi.
    La vedova riconosce il debito e si impegna a restituire il dovuto. Ma la domanda è questa: le imposte che sono state trattenute dall’inps e versate a volte anche con dichiarazione dei redditi? E’ possibile richiederne la restituzione? Se si, come e a chi? Spetta una sorta di “credito di imposta” per redditi erroneamente dichiarati????

    Commento di francesca | 24/11/2011 | Rispondi

    • Le somme restituite andranno a ridurre il reddito dell’anno nel quale avviene la restituzione; è da controllare che il modello CUD consideri effettivamente questa riduzione. Il problema si pone se l’entità del rimborso eccede quello della pensione. Questa è materia fiscale e non previdenziale, consiglio quindi di chiedere per migliori e più esatte indicazioni ad un CAF oppure ad un fiscalista.

      Commento di previdenza | 25/11/2011 | Rispondi

  81. Buonasera-

    Nel 2007,il Ministero emette un decreto di pensione statuendo che avevo di servizio utile a pensione anni 32 e mesi 11-Con successivo decreto conferma gli anni di servizio utile-
    A seguito della notifica di detti decreti,ho chiesto nel marzo del 2009,la pensione in base agli anni di servizio dichiarati,con l’aumento della percentuale di pensionabilità dal 79,92% all’80%-
    Il Ministero a seguito di detta mia domanda, emette nel maggio del 2009,un decreto di modifica per errore del calcolo dei servizi, portando da anni 32 e mesi 11 a anni 32 e mesi 2-Detto decreto mi e stato notificato nel gennaio del 2010-dall’INPDAP-
    Per cui Le vorrei chiedere se vi e stata la violazione degli art.204-e 205 del D.P.R.1092/1973- Che prevede la revoca o la modificazione sono effettuate d’ufficio o a domanda dell’interessato,nei casi previsti dalla lettera a e b dell’art.204-Il provvedimento e revocato d’ufficio non oltre il termine di 3 anni dalla data di registrazione del provvedimento stesso.Nei casi di cui alla lettera c e d di detto articolo il termine e di 60 giorni dal rinvenimento dei documenti nuovi,o dalla notizia della riconosciuta falsità dei docomunti-Detto termine e tassativo-
    Per cui Le chiedo se nel suddetto caso,la fattispecie rientra in quella della lettera c e d, con il termine di 60 giorni per la modifica del decreto di pensione,con la decorrenza dalla data in cui ho presentato la domanda per avere la pensione in base agli anni stabiliti con il decreto del 2007-
    Poichè il decreto di modifica dei servizi mi e stato notifcato nel gennaio del 201o da parte dell’Inpdap-In quanto intendo proporre ricorso alla Corte dei Conti

    Commento di ciro | 24/11/2011 | Rispondi

  82. Buonasera. Vorrei per favore un chiarimento.
    Sono una vedova e alla morte di mio marito ho riscosso dal nostro conto corrente postale con Banco posta cointestato una somma (€: 2000,00 circa), Ho adesso la pensione di reversibilità INPDAP, somma che ora Inpdap mi chiede di recuperare perchè si trattava di un rateo di pensione non dovuto. La morte di mio marito è avvenuta il 26 di marzo 2010 e nonostante abbia comunicato a Inpdap in data 01 Aprile 2010, con certificato di morte alla sede territoriale competente mi è stato detto che la somma accreditata era relativa al mese di Aprile e quindi non dovuta e che va restituita. Fino a questo punto ci sono e quindi ho fatto richiesta con una istanza a Inpdap in data 23 febbraio 2011 di poter restituire la somma dovuta, chiedendone la ratealizzazione con trattenuta sulla mia pensione di reversibilità. Come faccio a sapere se la mia richiesta è stata accettata, dato che ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta e nessuna trattenuta sulla pensione. Esistono dei tempi entro i quali l’inpdap è tenuta a rispondere? vige anche per questi casi il silenzio/assenso? cosa ancora più grave è, che l’importo mi viene chiesto anche da Poste italiane che mi continua ad inviare raccomandate condicendo che il conto corrente postale è in rosso, (l’intero importo della pensione di Aprile) e quindi non possono chiudermelo. Conto, naturalmente che non uso dalla morte di mio marito e che mi sta comportando un’aggravio continuo di spese. Nonostante abbia comunicato più volte agli uffici competenti di Poste italiane e inviata relativa documentazione di procedura di restituzione da me avviata direttamente con Inpdap. Poste italiane minaccia di adire alle vie legali per il recupero dell’importo in questione. Aiutatemi per favore.
    Distinti saluti.

    Commento di Maria Luisa | 25/11/2011 | Rispondi

    • La procedura corretta, a seguito della morte di pensionato che risuoteva tramite banca o banco posta, è la seguente: l’Istituto, procede alla eliminazione della partita di pensione e recupera le mensilità (a volte sono anche diverse) nel frattempo inviate all’ufficio pagatore, che restituisce.
      Seguendo il Suo racconto non riesco a capire perché, se è vero che il conto non è stato movimentato, oggi sia in rosso (forse le spese del conto ?), bastava sistemare questo e tutto si risolveva facilmente.
      La questione non è da trascurare perché la riscossione di rate di pensione, erogate a nome di pensionato defunto, se riscosse da altra persona anche se autorizzato dal defunto per delega, ha gravi impilcazioni penali.
      La Sua richiesta di rateizzazione del pagamento della mensilità non dovuta non è stata una buona scelta perché non prevista e perché implicita dichiarazione di colpa.
      A questo punto il mio consiglio è di chiarire con le poste la situazione, sollecitarle a restituire la mensilità e, poi, annullare la richiesta di recupero rateale all’INPDAP, producendo documentazione che dimostri l’avvenuta restitituzione da parte delle poste.

      Commento di previdenza | 27/11/2011 | Rispondi

      • Vi ringrazio per la risposta. Per quanto riguarda il conto banco posta, nessuna movimentazione fu fatta, risultava in rosso per l’intero importo della rata. Il Problema era che sia Poste Italiane che INPDAP, (nello stesso tempo), mi facevano pervenire raccomandata dove mi chiedevano la restituzione delle somme. Essendo impossibilitata a pagare nell’immediatezza, vedi spese cure, funerale, etc. Mi recavo sia all’ufficio postale di competenza, sia alla sede Inpdap di competenza per avere chiarimenti sulla procedura da adottare. Per quanto riguarda Poste Italiane, mi suggeriva di coprire lo scoperto del conto, (e io mi chiedevo come è possibile che Poste Italiane abbia restituito delle somme senza la mia autorizzazione dato che il mio conto Banco Posta non prevede nessun fido e nel contempo le stesse Poste mi suggerivano di fare un bonifico bancario a Inpdap come da raccomandata ricevuta e in seguito inoltrare richiesta di rimborso. Cosa che non ho potuto fare per mancanza di liquidità, (€: 4500,00 circa). Allora mi recai presso la sede Inpdap, dove un funzionario mi “suggerii” la seguente procedura che fu da me adottata. Feci una richiesta all’Ente Inpdap di poter restituire la rada indebitamente percepita e se possibile restituirla a rate con trattenute dalla mia pensione. Nel contempo l’Ente stesso avrebbe comunicato a Poste Italiane la procedura adottata. Tutto questo il Febbraio di quest’anno, ad oggi mi trovo nella condizione che Poste italiane con continue raccomandate minaccia di adire a vie legali. Da un controllo sul mio conto ad oggi risulta uno scoperto di soli – € 36,00 da attribuire alle spese di gestione. Spese che io intendevo coprire per chiudere definitivamente questo conto inutilizzato. Ma all’atto di versare e attivare la procedura di chiusura del conto presso l’ufficio postale in questione, la direttrice mi ha detto che non lo potevo chiudere perchè c’è un contenzioso in corso con Inpdap. Ora vi chiedo, per favore di suggerirmi una soluzione che metta fine a tutto questo mio peregrinare tra i vari uffici. Vi ringrazio in anticipo e Vi saluto.
        Maria Luisa

        Commento di Maria Luisa | 30/11/2011

      • Se le cose stanno a questo punto si può solo definire la questione con l’INPDAP; Le consiglio di farsi aiutare da un buon patronato della sua città.

        Commento di previdenza | 01/12/2011

  83. Buongiorno.
    Dall’aprile del 1992 sono vedova di un medico veterinario dipendente della Asl, da quasi 20 anni, non riesco a risolvere i miei problemi con l’Inpdap.
    le spiego: mio marito improvvisamente è morto che era in servizio, io percepisco un pensione indiretta di reversibilità provvisoria che fino al mese scorso la percepiva anche mio figlio, ora di 25 anni; oltre alla pensione ho redditi , la prima casa e fabbricati del valore di 650 euro che non producono reddito;
    mio marito nel ’90 aveva chiesto la ricongiunzione dei contributi, in quanto aveva anche insegnato,cosa che non è mai stata fatta da parte dell’inpdap, pur avendo io sollecito sempre;
    nel 1995, mi fu riliquidata su domanda fatta alla Asl, la pensione in base alla legge 336/70, in quanto a mio marito era stata
    riconosciuta un’invalidità per causa di servizio della quinta categoria;
    lo scorso anno in uno dei miei solleciti, mi fu detto che io avrei dovuto restituire 100.000 Euro, in quanto la pensione provvisoria mi era stata liquidata anche calcolando gli anni di laurea, senza di averli riscattati, ma che non avrei dovuto restituirli in base alle legge 241/90 ed mi chiesero se fossi disponibile a riscattarli in sede di liquidazione di pensione definitiva di reversibilità pagando il 50%, in modo da non perdere molto sulla pensione, con l’aggiunta di una trattenuta mensile di circa 134 Euro per 9 anni, per il recupero dell’indebito (laurea), io accettai e nel contempo, mi informai presso la Asl se ciò corrispondesse al vero, ma la Asl mi dissero, dandomi il propetto di pensione redatto all’epoca, che ciò non era affatto vero…..e mi dissero che la maggiorazione per causa di servizio (L.336/70), non mi spettava più, in quanto la legge era stata interpretata male dall’amministrazione e che mi doveva essere tolta. (qui , penso l’errore dell’Inpdap)

    la domanda è: riscattando la laurea, circa 12.000 Euro, come verrà calcolata la pensione? dal 1992 o dal momento del riscatto? verrà fatto un conguaglio per le somme percepite in virtù della 336/70, oppure a rimetterci sarà l’amministrazione che ha sbagliato?
    qual’è la quota di pensione spettandomi, visto che da quando hanno tolto la quota di mio figlio a me danno il 40% di quello che sarebbe spettato a mio marito .A quanto ammonta l’indennità integrativa speciale, ultimamente le l’hanno abbassata, da 715,83 a 526,97.
    maria lara.

    Commento di marialara sanseverino | 26/11/2011 | Rispondi

    • 1. la riliquidazione della pensione dovrà decorrere dalla decorrenza della pensione (1992);
      2. le somme a credito saranno recuperate su quanto dovuto per la diversa interprestazione delle norme previste dalla legge 336/70) anche perché l’errore di interpretazione non è stato dell’INPDAP o della ex CPDEL, ma della amministrazione ASL.
      Per il resto, occorrebbe sapere se Lei sia titolare di pensione, di quale ente, da quando e se sia titolare di redditi di una qualche entità; l’importo della indennità integrativa speciale mi sembra esatto se non ha redditi rilevanti né altre pensioni con IIS.

      Commento di previdenza | 27/11/2011 | Rispondi

  84. Ringrazio per la risposta, l’unico mio reddito è questa pensione e l’ho comunicato all’ Inpdap su loro richiesta lo scorso mese di ottobre, ossia da quando mio figlio non è più compartecipe alla pensione stessa. (Grazie).

    Commento di marialara sanseverino | 27/11/2011 | Rispondi

  85. Sono pensionato dal 01/01/2010, premetto che da marzo 2009 avevo terminato il periodo di comporto, per malattia, senza alcuna comunicazione da parte del datore di lavoro, non ho più ricevuto alcuna retribuzione nè mi sono stati versati i contributi, ho riprtutamente richiesto alla ditta spiegazioni senza alcuna risposta.
    A dicembre 2009 presso le Acli ho fatto regolare domanda di pensione, avendo raggiunto i requisiti, e da febbraio 2010 mi è stata regolarmente erogata la pensione.
    Pur avendo dato le dimissioni, la ditta non ha fatto la cessazione presso l’Inps per cui risultavo in sospensione a zero ore e zero contributi fino a luglio 2011.
    Ora mi arriva una raccomandata dall’Inps comunicandomi la sospensione dal 1/01/2012 e la richiesta di restituzione di quanto percepito.
    Chiedo se è possibile che mi venga sospesa la pensione perchè la ditta non ha provveduto ad espletare una incombenza dovuta, (faccio presente che con il datore di lavoro ho avuto un contenzioso per un licenziamento precedente), e se devo rifare la domanda di pensione per avere la continuità, senza precludermi il diritto di ricorrere in merito?
    ringraziando anticipatamente invio distinti saluti

    Commento di fabrizio boscolo contadin | 29/11/2011 | Rispondi

    • Se Lei ha documentazione probante dalla quele risultano le Sue dimissioni, la ditta può fare o non fare quello che vuole, ma Lei non può avere nessun problema; faccia riesame all’INPS allegano la documentazione e tutto si risolverà.
      Il problema c’è se le dimissioni sono state date senza seguire le procedure regolari e se la ditta non conferma: le mensilità percepite vanno rimborsate e va ripetuta la domanda di pensione.

      Commento di previdenza | 29/11/2011 | Rispondi

  86. L’inpdap, a seguito di sentenza d’appello vittoriaosa, ha chiesto la restituzione della doppia I.I.S. debito di €82.000. Chiedo: l’attuale ricorso alla Corte dei Conti può riconoscere la buona fede del percepiente della detta indennità I.I.S. corriposta sulla seconda pensione con sentenza della Corte dei Conti?-Ringrazio della riposta

    Commento di Dario | 03/12/2011 | Rispondi

    • Non mi sono chiari alcuni passaggi in particolare chi ha emesso la sentenza di appello e come sia possibile aver proposto ricorso alla Corte dei Conti successiva ad una sentenza di appello; non sono avvocato, ma … Certo la Corte dei Conti può riconoscere la buona fede, ma sulla base di fatti concreti e documentati che io non conosco.

      Commento di previdenza | 05/12/2011 | Rispondi

  87. Replica su domnada n.°86: E’ stato propoasto ricorso alla corte dei conto a seguito di atto di ingihnzione di pagamento da parte dell’INPDAPSaluti e grazie Dario

    Commento di Dario | 08/12/2011 | Rispondi

    • Non ho dati sufficienti per dare una buona valutazione; osservo però che, a mio parere, la questione avrebbe dovuto essere sollevata e chiarita nel corso della prima controversia; se non è stato fatto, considero difficile un esito positivo.

      Commento di previdenza | 12/12/2011 | Rispondi

  88. Buongiorno,

    Vi scrivo in quanto non riesco a far valere i diritti di mia figlia, una minore invalida.

    Nel 2008 a mia figlia fu’ riconosciuta un’invalidità del 100% con tanto di erogazione dell’indennità di accompagnamento, rivedibile nel 2013. Nel 2009, presentammo richiesta per avere i diritti della legge 104, solo che a causa di un errore di compilazione da parte del patronato a cui ci affidammo, venne rieffettuata domanda per l’invalidità civile. Ci presentammo presso detta commissione, una volta accorti dell’equivoco, i dottori presenti, ci pregarono di favorirgli il precedente verbale, al fine di ricopiarlo e riconfermare quanto precedentemente scritto. Purtroppo il dottore in questione, erroneamente, segnò, anzichè indennità di accompagnamento, indennità di frequenza (N.B. TALI DOTTORI NON VIDERO MIA FIGLIA E NEMMENO LA DOCUMENTAZIONE IN MIO POSSESSO)
    Nel giugno corrente anno è stata sospesa l’erogazione dell’indennità di accompagnamento a causa di questo nuovo verbale che annullava il precedente, verbale che non ci è mai giunto e per il quale non abbiamo potuto far valere l’eventuale diritto al ricorso.
    Nel medesimo mese abbiamo rifatto domanda per l’invalidità civile, ma purtroppo i dottori della commissione non hanno fatto altro che confermare l’ultimo verbale, indennità di frequenza, presumo per una questione di rispetto………..del giudizio dei precedenti dottori.
    Purtroppo ho una rabbia immane, in quanto in una terra come la Sicilia è difficile fare valere i propri diritti, pensate che la regione Emilia Romagna, durante un breve periodo di soggiorno per accertamenti vari, aveva riconosciuto a mia figlia persino l’assistenza terapeutica domiciliare.
    E’ mai possibile che una patologia gravissima come quella di mia figlia (agenesia del polmone destro, anteriorizzazione ano, destroposzione cuore, asimmetria toracia), non basti? Tale patologia ha una prospettiva di vita di soli 6 anni!!!!! E’ assurdo.
    Cosa devo fare? Devo rendere la somma richiesta ed accettare l’indennità di frequenza? Fare un ulteriore ricorso?

    La cosa più ridicola sta nel fatto che mia figlia, di soli 4 anni, per questioni di salute, non può presenziare a luoghi affollati, queli asilo, palestre e quant’altro, quindi ritengo che assegnare a mia figlia un’indennità di frequenza sia stato prendermi solo in giro.

    Vi prego di consigliarmi/aiutarmi.

    Cordiali saluti

    Commento di DAVIDE | 11/12/2011 | Rispondi

    • 1. Non capisco come sia stato possibile che una Commissione sanitaria abbia potuto emettere un verbale di invalidità senza aver presente l’invalido: si tratta di una violazione palese della legge;
      2. è anche inconcepibile che il secondo verbale, che se ho capito bene è relativo alla “mancata visita” del 2009, non Le sia stato recapitato e, ciò nonostante, sia stata recovata l’indennità di accompagnamento;
      3. l’indennità di frequenza è prevista dalla legge anche ai fini della terapia ed è forse questa la motivazione per la quale l’indennità è stata concessa.

      I consigli che posso formulare sono questi:
      1. Lei ha il diritto di pretendere il verbale della Commissione, anche minacciando la denuncia per omissione di atti di ufficio, per poter così eventualmente ricorrere nei termini tassativi previsti (6 mesi);
      2. Non sono medico e non saprei proprio immaginare le ragioni per le quali la Commissione non ha più riconosciuto il diritto all’indennità di accompagnamento, posso solo ricordare i requisiti previsti dalla legge:
      impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, bisogno di un’assistenza continua; credo che questa seconda sia la possibilità offerta a Sua figlia. Lei ha, credo un doppio problema. Primo: che, essendo la figlia in età prescolare, è evidente che abbia bisogno di assistenza continua (si deve dimostrare che – rispetto ai suoi coetanei – ha una necessità di assistenza continua molto maggiore; la cosa migliore è di documentare ed elencare tutti gli interventi di assistenza di cui la figlia ha necessità nel corso della giornata media). Secondo: le infermità di cui è affetta Sua figlia sono forse rare e non è detto che i membri della Commissione abbiano piena conoscenza delle implicazioni.
      3. Ultimo consiglio: non consideri tanto le comunicazioni verbali o le giustificazioni, a volte servono per sviare dai veri problemi; si deve essere razionali e considerare solo i documenti; i documenti dicono che la Commissione non riconosce una situazione di inabilità sufficiente per il diritto all’indennità.
      Auguri.

      Commento di previdenza | 12/12/2011 | Rispondi

  89. N° 66-commento Cris. credo che vi sia un errore di calcolo sulla risposta a Cris: 5X12 fa 60 e non 260. Saluti

    Commento di Dario | 15/12/2011 | Rispondi

    • Sono talmente abituato a considerare le settimane di lavoro che, quando vedo 5 anni automaticamente risalgo alle settimane; ho chiaramente sbagliato ancora: gli indebiti INPDAP vanno restituiti al massimo in 60 rate mensili, corrispondenti a 5 anni. Chiedo scusa.

      Commento di previdenza | 16/12/2011 | Rispondi

  90. Scusate come si fa a calcolare la pensione su questi parametri-
    dipendente pubblico-collocato in quiescenza-
    PERCENTUALE DI PENSIONABILITA’ MATURATA 55%

    STIPENDIO ANNUO 10.330
    INTEGRAT.SPEC. ANNUA 6.445
    INDENNITA PENS. ANNUA 4.551

    Potete dirmi a quanto ammonta la mia pensione mensile con questi parametri-

    Vi ringrazio

    Commento di ciro | 15/12/2011 | Rispondi

    • Il calcolo di pensione, nel sistema retributivo come nel Suo, è una delle cose più difficili e non è assolutamente possibile neppure abbozzarlo senza una mole notevole di dati.

      Commento di previdenza | 19/12/2011 | Rispondi

  91. Mio padre è deceduto a settembre, la pensione inpdap ancoa la stanno accreditando sul conto Poste italiane cointestato con mia sorella, cosa dobbiamo fare per restituire la somma accreditata.

    Commento di Aldo | 17/12/2011 | Rispondi

    • L’INPDAP a volte tarda più del dovuto; l’importante è che all’istituto sia stata notificata la morte del titolare di pensione, anche solo con la domanda di erogazione dei ratei non riscossi (a voi spettano 9/12 dell’importo percepito dal padre); lse non ci sono complicazioni la restituzione avviene mediante richiesta dell’Istituto all’ufficio pagatore.

      Commento di previdenza | 19/12/2011 | Rispondi

  92. Buonasera-
    Cortesemente sapreste dirmi,se il mancato adeguamnento INDICE ISTAT, sono comprese anche le pensioni di guerra e i suoi accessori ?
    Ringrazio
    e Buon Natale-

    Commento di ciro | 23/12/2011 | Rispondi

    • No; l’adeguamento delle pensioni di guerra e prestazioni accessorie è rapportato all’adeguamento delle pensioni al trattamento minimo. Non sono previste limitazioni.

      Commento di previdenza | 25/12/2011 | Rispondi

  93. Ma la pensione con il sistema retributiva come si calcola ?
    la percentuale di pensionabilità matura va calcolata sullo stipendio base con incluse le voci ?

    La percentuale maturata va calcolata sulla iis ?

    E anche sulla indennità pensionabile

    Commento di ciro | 31/12/2011 | Rispondi

  94. Buongiorno, mio papà a partire da novembre 2011 ha iniziato a ritrovarsi con una trattenuta sia sulla pensione VO che su quella SO, per un totale di € 400,00 mensili (€ 800,00 in dicembre per la 13^), indicata semplicemente come “recupero crediti” senza aver mai ricevuto prima alcuna notifica.
    Dopo varie richieste agli uffici INPS senza che si riuscisse nemmeno a comprendere il motivo di tale recupero crediti, siamo riusciti finalmente a “scoprire” che l’indebito pensionistico sarebbe attribuibile ad un aumento della pensione di mia mamma negli anni 2002 – 2003 – 2004 che, a quanto pare, non era dovuto per superamento dei limiti di reddito.

    Poiché, in base a quanto appreso in questa pagina, “l’INPS procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza”, mi chiedo come mai la situazione reddituale non è stata verificata a suo tempo. I miei genitori hanno sempre fatto la dichiarazione dei redditi ed inviato il modello RED, tramite il CAAF, quando veniva richiesto.

    Mi chiedo pertanto se sia possibile presentare ricorso, tenendo anche conto del fatto che l’INPS non ha comunicato nulla prima di procedere al recupero delle somme.

    Grazie!

    Commento di ANTONELLA | 03/02/2012 | Rispondi

    • Certamente si può ricorrere contro la decisione dell’INPS contestando anche che il recupero del presunto indebito sia avvenuto senza una preventiva formale e dettagliata motivazione.
      Nel merito, visto il tempo trascorso, occorre documentare che le autocertificazioni di reddito (Red) siano state tempestivamente effettuate; questo perché i tempi di prescrizione decorrono dalla data di effettiva consegna. Per gli anni indicati il fatto che sia stata fatta la dichiarazione dei redditi non è sufficiente a documentare l’osservanza dell’obbligo di informazione che spetta al pensionato, a meno che il reddito derivi esclusivamente da pensione e da redditi ininfluenti.
      Mi ripeto, ma sui temi di recupero indebiti è meglio consultare un efficiente ufficio di patronato.

      Commento di previdenza | 04/02/2012 | Rispondi

      • Grazie mille per il consiglio! Vi terrò aggiornati!

        Commento di ANTONELLA | 07/02/2012

  95. Buonasera, avrei un quesito rispetto al quale spero possiate darmi qualche delucidazione visto che i centralini INPDAP sono sempre fuori servizio… viva la PA!
    Venuta a mancare il 13 di ottobre mamma, dipendente pubblica amministrazione in pensione, entro la metà del mese di novembre comunico all’INPDAP, e alla banca che provvede a chiudere il conto corrente, il decesso. Oggi mi arriva comunicazione dall’INPDAP con la quale mi informano, con lettera semplice e per conoscenza allAdE, expressis verbis “che a seguito della cessazione della partita di pensione per decesso della titolare, l’INPDAP non ha recuperato per intero l’IRPEF e/o addizionali regionale e comunale all’IRPEF certificate sul mod. CUD/2011 relativo ai redditi dell’anno 2010 che, secondo disposizioni vigenti, si sarebbero trattenute in rate mensili fino al mese di novembre 2011 sulla pensione.
    Per quanto sopra, si invita la S.V. a versare direttamente all’Agenzia delle Entrate, utilizzando il modello unificato F24 presso gli uffici postali o bancari convenzionati come da prospetto di seguito riportato” … Si tratta di addizionale regionale erpef e addizionale comunale irpef.
    Tenuto conto che il conto è stato chisuo prima che potesse essere versata la rata di novembre, e che ogni tassa è trattenuta alla fonte, com’è possibile che oggi chiedano a me di versare le seguenti addizionali?
    Grazie per l’aiuto

    Commento di Eugenio | 03/02/2012 | Rispondi

    • Una prima osservazione, anche se ormai per Lei tardiva: è meglio aspettare a chiudere il conto bancario o postale fino a quando non si ha la certezza che anche l’Istituto lo ha fatto (almeno qualche mese); ci possono essere delle compensazioni che possono evitarci dei problemi.
      Il problema che Lei espone è di competenza di consulenti fiscali o CAF; per quanto ne so io è perché la rata di novembre non era più dovuta a causa del decesso, che la ritenuta alla fonte non era più possibile per l’Istituto.
      Se non lo ha fatto, le ricordo che Lei ed altri eventuali eredi avete diritto a 10/12 della/e pensione/i di cui era titolare la madre (quota della XIII). Per questo va fatta apposita domanda o direttamente all’Istituto o utilizzando l’aiuto di un patronato.

      Commento di previdenza | 04/02/2012 | Rispondi

      • La ringrazio innanzitutto per il parere e i suggerimenti.
        1) <>.
        MI scusi le chiedo sul punto un chiarimento: ma se la quota di novembre non è stata versata perchè il conto era già chiuso e quindi materialmente indisponibile a ricevere il rateo di novembre, non sussiste neppure la necessità di recupero di addizionali, o sbaglio? peraltro rimane oscuro il motivo comunque della richiesta – e ripeto non è la cifra il problema perchè si tratta di 200 euro -: se le tasse, tutte (addizionali comprese) vengono trattenute alla fonte, anche l’eventuale versamento (che ribadisco mai intervenuto: in proposito oggi ho condotto un’indagine in merito presso la banca chiedendo il documento dei movimenti del conto chiuso al fine di essere sicuro – riscontro che ho effettivamente avuto – che non mi fosse sfuggito un versamento di cui non avevo notizia perchè a quella data doveva già essere su mio ordine chiuso il conto) sul conto avveniva comunque al netto di imposte o no?

        2) <>.
        Tale quota a cui fa riferimento per me, maggiorenne e con attività lavorativa, è ugualmente richiedibile?
        Ed è compatibile tale quota richiesta con la reversibilità verso l’altro coniuge superstite?
        Può – ove fosse positiva la risposta alle superiori domande – darmi gli estremi normativi di tale beneficio cosicchè possa formulare un’istanza puntuale?
        Mi consenta di ringraziarla in anticipo per le indicazioni che potrà darmi.
        Saluti

        Commento di Eugenio | 04/02/2012

      • 1. ripeto che non è esattamente materia di mia competenza, ma la tassazione sulle pensioni spesso ha variazioni in corso di anno e particolamente nei mesi di novembre e dicembre perché ci sono i conguagli, adeguamento della tassazione a nuove disposizioni, le anticipazioni ecc…; per le addizionali regionali spesso la ritenuta è fatta solo a saldo (probabilmente se l’entità della somma non è rilevante). Certamente l’importo messo in pagamento è al netto, ma capita molto spesso che a fine anno ci siano variazioni anche significative; poi occorre esaminare il caso specifico e verificare quanto è stato trattenuto in corso d’anno e rapportarlo a quanto avrebbe dovuto essere trattenuto.
        2. la quota di tredicesima mensilità rientra tra i beni dell’asse ereditario e compete in rapporto al numero dei mesi di godimento della pensione agli eredi; non è di nessun ostacolo l’età o il reddito. Altra cosa è la pensione di reversibilità che compete solo ad alcuni superstiti ed il coniuge in primis. Nel fare la domanda di pensione di reversibilità viene implicitamente anche richiesto il saldo di quanto spettante anche a titolo di “rateo maturato e non riscosso” e viene pagato integralmente ai superstiti aventi diritto.

        Commento di previdenza | 05/02/2012

  96. La ringrazio ancora e mi scusi l’insistenza sul tema addizionali irpef.
    Con riferimento invece a:
    <>
    ciò significa che non devo fare alcuna domanda essendo già stata presentata dal coniuge superstite la domanda di reversibilità?
    Significo però che risulto attualmente l’unico erede, avendo gli altri, coniuge compreso, rinunciato all’eredità.

    Commento di Eugenio | 05/02/2012 | Rispondi

    • Se, nel fare la domanda di pensione di reversibilità non è stata anche comunicata la rinuncia all’eredità dell’altro o delgi altri eredi, l’Istituto liquida anche le somme relative ai ratei maturati e non riscossi e, verifichi meglio con un legale, ma sono certo che la riscossione delle somme liquidate a questo titolo costituisce atto di anullamento della rinuncia all’eredità.
      Riassumend0, solo se l’Istituto sa della rinuncia all’eredità Lei può legittimamente chiedere il rateo.

      Commento di previdenza | 06/02/2012 | Rispondi

      • Se quei soldi vanno al coniuge superstite per me va bene lo stesso. MI interessa sapere se tali somme verranno accreditate in automatico al coniuge superstite insieme alla reversibilità o se è necessario che io o il coniuge dobbiamo fare un’istanza apposita.
        Mi permetta di rivolgerle un ulteriore quesito:
        è stata richiesta dall’INPDAP quella somma a titolo di addizionali irpef regionale e comunale, e per conoscenza inviata la comunicazione all’AdE: non è stata però indicata la data entro la quale eseguire il versamento. Entro qaundo dovrò ottemperare all’onere impostomi?
        Infine, approfitto ancora, mi perdoni, della sua pazienza: essendo stata inoltrata l’istanza per la reversibilità a novembre quando occorrerà che il coniuge attenda prima che venga disposto il versamento delle rate di reversibilità? inviano prima una comunicazione?
        Grazie ancora in anticipo

        Commento di Eugenio | 08/02/2012

    • 1- la domanda di pensione di reversibilità è anche domanda di pagamento ratei maturati e non riscossi: non serve altro;
      2- non so entro quale tempo la somma debba essere pagata;
      3 – la legge prevede che la pratica sia definita al massimo entro 4 mesi; in generale questo tempo è ben rispettato per le domanda di reversibilità, ma può variare da provincia a provincia; l’Istituto dovrebbe inviare un decreto prima del pagamento, ma potrebbe anche arrivare prima il pagamento e poi il decreto.

      Commento di previdenza | 10/02/2012 | Rispondi

  97. La ringrazio tantissimo per gli esaustivi e preziosissimi chiarimenti !!

    Commento di Eugenio | 10/02/2012 | Rispondi

  98. Salve vorrei un informazione riguardante un indebito pagamneto Inps scaturito dal fatto che nonostante un verbale di invalidita civile con accompagnamneto scaduto da diversi anni e per il quale ne l’Inps ne l’interessato hanno richiesto la revisione l’ente continua ad erogare la prestazione.Di recente pero’ e stata richiesta una visita di straordinaria di verifica, al momento non credo susstitano ancora i presussposti per l’accompagnamento (dovuto ad una neoplasia poi risolta), quindi cosa fare non presentarsi a visita con la consegunte sospensione della prestazine oppure andarci rischiando che richiedano i ratei pagati successivamente alla scdenza del verbale???? L’inps ha il diritto di richiederli nonostante non sia stato commesso nessun dolo dell’interessato ma soltanto un loro errore nel continuare a pagare e nel non richiedere la revisione e valutare se c’erano ancora i presupposti per l’erogazione della prestazione; ma sopratutto come potrbbero dimostrare che negli anni trascorsi non si necessitava dell’accompagnamento se non hanno effettuato la visita e lo stanno facendo solo adesso?
    Grazie in anticipo per la risposta che vogliate dare .

    Commento di marco | 16/02/2012 | Rispondi

    • La legge impone il termine di 30 giorni al pensionato per comunicare “ogni mutamento delle condizioni e dei requisiti di assistibilità, previsti dalla legge”; la mancata convocazione a visita alla scadenza disposta dalla Commissione sanitaria e nota all’invalido perché riportata nel verbale, va considerata mutamento delle condizioni?
      Sinonimi del termine “mutamento” sono diversità e cambiamento e, a mio parere, la mancata convocazione a visita entro un termine congruo (30 giorni ?) è un cambiamento importante anche perché riguarda il presupposto fondamentale del diritto.
      È evidente che il fatto è imputabile alla Pubblica Amministrazione, ma l’ulteriore trascorrere del tempo senza che l’invalido segnali la circostanza (60/90 giorni), forse non costituisce dolo, ma certamente, salvo particolari situazioni da documentare, grave e consapevole violazione degli obblighi che gravano sull’invalido.
      Andare o no a visita? Se si è certi che non possa essere imputato il dolo o la colpa grave, probabilmente è meglio sperare nella continuazione dell’errore da parte della Pubblica Amministrazione.
      Come i medici possano accertare le disabilità pregresse non lo so perché è compito dei medici della medicina del lavoro, ma so che in previdenza questa valutazione è abbastanza frequente e, a proposito della indennità di accompagnamento, possono risalire anche dalla dimensione e consistenza della muscolatura degli arti.

      Commento di previdenza | 19/02/2012 | Rispondi

  99. Buongiorno, se possibile vorrei dei chiarimenti inerenti l’indennità integrativa speciale su pensione indiretta di reversibilità,
    dal 11 aprile 1992, percepisco una pensione indiretta di reversibilità, nel mese di agosto 2011, la suddetta indennità mi è stata ridotta da € 715,84 a € 542,64 , ho chiamato al numero verde dell’inpdap poichè all’inpdap della mia città non mi davano spiegazioni, mi è stato detto che mi era stata ridotta per aver applicato la legge 335 del 1995, è corretto visto che la suddetta pensione decorre da data antecedente a detta legge?
    grazie.
    marialara

    Commento di marialara | 21/02/2012 | Rispondi

  100. La legge 335/95, dispone tra l’altro un limite di importo crescente, nel caso che il superstiti sia titolare di altri redditi di importo superiore a 3 volte il trattamento minimo (quest’anno 481,00 € x 3). Dispone ancora che “Sono fatti salvi i trattamenti previdenziali più favorevoli in godimento alla data di entrata in vigore della presente legge con riassorbimento sui futuri miglioramenti.”
    La risposta è si; questa limitazione dell’importo – che non riguarda i nuceli di superstiti con figli – riguarda anche i pensionati da decorrenza anteriore all’entrata in vigore della legge.
    Mi sembra piuttosto tardiva l’applicazione della legge, a meno che prima non ci fossero figli aventi diritto.

    Commento di previdenza | 21/02/2012 | Rispondi

    • Grazie, ma io…non ho altri redditi ed ho un figlio di 25 anni che ha percepito la sua quota di pensione, sospesa ad ottobre 2011 essendo al 1° anno fuori corso all’università, data in cui detta indennità mi era già stata ridotta.
      Grazie, buona serata.

      Commento di marialara | 21/02/2012 | Rispondi

      • Se è così è anche certo che la riduzione non dipende dall’applicazione della legge 335/95, a meno che Lei non abbia risposto ad una richiesta di autocertificazione dei redditi; quale sia la ragione reale non so immaginare, ma deve essere l’Istituto a comunicarla tempestivamente.

        Commento di previdenza | 22/02/2012

      • Siete stati gentilissimi e pazienti, Vi ringrazio. Scriverò all’Inpdap chiedendo chiarimenti e vi farò sapere.
        Ancora grazie.
        marialara.

        Commento di marialara | 24/02/2012

    • (Finanziaria 2007), abrogando l’art. 15, comma 5, della legge 724/1994, fornì l’interpretazione autentica del precedente art. 1 comma 41, stabilendo che:
      per le pensioni di reversibilità decorrenti dal 17 agosto 1995 data d’entrata in vigore della legge 335/95, a prescindere dalla data di decorrenza della pensione diretta, l’indennità integrativa speciale di cui in precedenza beneficiava il dante causa, indennità che deve ritenersi parte integrante del complessivo trattamento pensionistico, è attribuita nella medesima misura percentuale prevista per il trattamento di reversibilità;
      sono fatti salvi, con l’assorbimento sui futuri miglioramenti pensionistici , i trattamenti più favorevoli in atto alla data del 1 gennaio 2007 già definiti in sede di contenzioso (sentenze emesse dalla Corte dei Conti ovvero deliberazioni adottate dai Comitati di vigilanza dell’INPDAP).
      Qui parla dal 17 agosto 1995, a me decorre dal 1992..

      Commento di marialara | 21/02/2012 | Rispondi

      • No sono due situazioni diverse: la legge che Lei cita è una norma restrittiva e riguarda il modo di quantificare la pensione dopo la riforma del 1995 e non ha nulla a che fare con la Sua questione.

        Commento di previdenza | 22/02/2012

  101. SALVE!
    Recentemente, è stata “sospesa” la pensione di vecchiaia Australiana della sig.ra XX (la quale ha lavorato e vissuto oltre 10 anni in Australia, (fino al 1977), titolare della doppia cittadinanza (italo australiana).
    La sig.ra XX è 77enne, invalida al 100 percento con verbale della commissione medica e convalida INPS , si è vista costretta a trasferirsi da una parente, per assistenza continua e permanente.
    La sig.ra XX percepisce la pensione di invalidità italiana e accompagnamento dal 2008. Da un giorno all’altro, non percepisce più la pensione di vecchiaia Australiana.
    Nella fattispecie sono diverse le considerazioni:
    a. La Sig.ra XX non possedeva altro reddito, tranne che le pensioni di :vecchiaia Australiana e di invalidità italiana;
    b. La Sig.ra XX non ha dichiarato la pensione italiana al Governo Australiano Centrelink, Risorse Umane, in quanto non s trovava nelle condizioni socio-economiche e sarebbero venute a mancare le possibilità di sostenimento economico ,dovendo fronteggiare alle spese di alloggio e della propria persona, nonché per un susseguirsi di gravi problemi di salute a partire dal 2006, tutti documentabili;
    c. La Sig.ra XX non avendo dichiarato al Governo Australiano altro reddito (pensione invalidità di E.423,00 mensili), e accompagnamento, per i motivi sopra descritti da questo mese le è stato “sospeso” l’assegno di vecchiaia Australiano;
    Inoltre, tenendo presente, che il marito della sig.ra XX è morto il 25.1.2007, anch’egli cittadino italo australiano e invalido civile con aggravamento (il cui esito mai pervenuto dall INPS della sua città, nonostante la raccomandata A.R.), la Sig.ra XX vorrebbe porre i seguenti quesiti:
    E’ possibile a domanda – la reversibilità della pensione di invalidità del defunto marito anche se non erano conviventi?
    Il Governo Australiano, in base alla Convenzione bilaterale tra l’Australia e L’italia, che è alquanto complessa chiederà la restituzione della pensione di vecchiaia ? Se si, a partire da? Si fa presente che la pensione è stata “sospesa” per mancanza di informazioni ( e che dovranno pervenire entro 14 settimane). La pensione ammonta a Euro 900,00 circa mensili, contro le Euro 423,00 della pensione di invalidità italiana.
    E’ possibile che attraverso la sopracitata Convenzione, la Sig. XX possa percepire una pensione complessiva di Euro 900,00 tra le due pensioni: ovvero, la pensione di vecchiaia Australiana decurtata da Euro 900,00 a Euro 500,00 circa , più la pensione dell’I.N.P.S. di Euro 423,00 per una somma complessiva di Euro 900,00 che percepiva fino a pochi giorni fa?
    L’ultima domanda è: dovrà resitiuire le somme indebitamente percepite dal 1999 ad oggi, a Centrelink?
    Grazie a chiunque possa chiarire qualche aspetto ai problemi verificatosi.

    Commento di theresa | 26/02/2012 | Rispondi

    • Il sistema pensionistico australiano si fonda su principi totalmente diversi da quelli italiani; in particolare tutte le prestazioni pensionistiche hanno carattere assistenziale e sono condizionate dal possesso di particolari requisiti di reddito; l’importo della prestazione va determinato considerando tutti i redditi e, quindi, anche la pensione italiana può far ridurre o perdere il diritto. Per maggiori dettagli può vedere nel sito http://www.centrelink.gov.au/internet/internet.nsf/vLanguageFilestoreByCodes/int001_1104_it/$File/int001_1104it.pdf.
      Non sono in grado di dire esattamente quali siano le conseguenze delle false autocertificazioni, ma per quello che so la cosa è grave proprio perché si tratta di prestazioni di assistenza; certamente le somme eventualmente non spettanti dovranno essere restituite..
      La legislazione australiana non prevede il diritto alla pensione di reversibilità, ma solamente un assegno di lutto da chiedere subito dopo il decesso del coniuge.
      Per quanto riguarda la legislazione italiana:
      – ho il dubbio che neanche all’INPS sia stato comunicato l’importo della pensione australiana;
      – sussiste il diritto alla pensione di reversibilità anche se i coniugi non convivevano alla data della morte del marito, importante è che non sia stata emessa sentenza di seprazione legale per colpa del superstite. I ratei di pensione si prescrivono dopo 10 anni dalla morte.

      Commento di previdenza | 27/02/2012 | Rispondi

  102. Sono capitata qui per caso. E’ da un po’ che cerco di capire se sono tenuta a restituire oppure no le pensioni. Spiego. Sono stata posta in pensione d’ufficio ad ottobre 2008 avendo già compiuto i 60 anni in maggio e 35 di anzianità nel servizio. Ho impugnato il licenziamento. Due mesi dopo mi è stata corrisposta la pensione e così tutti i mesi seguenti. Dopo circa sei mesi ho avuto pure la liquidazione. A dicembre 2009 il giudice si pronuncia: il licenziamento è illegittimo e condanna il datore di lavoro (un ente pubblico) al mio reintegro e al risarcimento dei danni pari alle mensilità perdute ecc. Faccio l’opzione di cui all’art. 18 co 5°, ovvero ho preferito rinunciare al posto di lavoro (con l’aria che tirava avevo timore che me l’avrebbero fatta pagare… per cui ho preferito prendermi ul ulteriore indennizzo di cui al comma 5°, e che si tenessero pure il posto di lavoro!). A questo punto ho pensato che avrei dovuto restituire le pensioni percepite in corso di causa in quanto quei mesi mi sono stati poi risarciti come da sentenza. L’INPDAP ha provveduto anche a fare il ricalcolo della pensione a seguito dei nuovi contributi versati fino alla sentenza. Non mi ha però fatto sapere nulla in merito alla restituzione. Ho pensato che avrei dovuto farmi avanti io. Ho telefonato diverse volte al numero verde: mi hanno risposto sempre in modi diversi e contradditori. Al CAF dove mi appoggio da diversi anni per il 730 non mi hanno saputo rispondere… loro fanno le dichiarazioni dei redditi in base ai cud e basta.. Quindi mi sono rivolta ad un commercialista il quale, molto sorpreso dalla mia domanda, mi ha risposto che non devo assolutamente restituire nulla! Prima di tutto perchè la somma che ho percepito è a titolo di risarcimento e, secondo, anche se fosse inteso come stipendio non dovrei ugualmente restituire le pensioni: quanta gente c’è che pur essendo pensionata svolge un lavoro regolarmente retribuito?!
    Ecco, questo è quanto. Il tempo passa e tutto tace. Pur tuttavia ho timore che da un momento all’altro, o magari dopo un sacco di tempo, qualcuno si svegli richiedendomi indietro tutte le pensioni percepite in quel periodo… magari quando i soldi li avrò spesi!
    Qualcuno può tranquillizzarmi o, comune, darmi una risposta in qualsiasi senso purchè sicura?.
    Grazie infinite.
    Mariangela

    Commento di Mariangela | 22/03/2012 | Rispondi

    • 1. la ricostituzione della pensione, operata dall’INPDAP, avrà anche prodotto un provvedimento formale; se in quel provvedimento nulla è detto in merito alle pregresse rate di pensione. Lei può stare tranquilla: non è certamente compito suo chiedere un nuovo provvedimento;
      2. aggiungo che la somma percepita a titolo di risarcimento non può avere alcuna conseguenza sulla pensione, proprio per la sua natura di risarcimento di un danno;
      3. non sono d’accordo sul fatto che sempre e comunque sia possibile cumulare pensione e reddito da lavoro: diverse sono le situazioni nella quali questo non è possibile o non è possibile interamente e, in passato, le norme erano più restrittive;
      4. Anche se quanto specificato ai punti precedenti non fosse esatto, vale certamente quanto stabilito dalla legge e cioè che “il provvedimento definitivo è revocato o modificato d’ufficio o a domanda NON OLTRE IL TERMINE DI TRE ANNI dalla data di registrazione del provvedimento. Il tempo, quindi, sarebbe a Suo favore.

      Commento di previdenza | 24/03/2012 | Rispondi

  103. Volevo gentilmente porre una questione; espongo il fatto in poche parole, spero bastevoli x una risposta. Mio padre, dipendente statale del ministero delle finanze, iscritto alla gestione ’inpdap è deceduto ancora in servizio, con circa 45 anni di servizio effettivo quando mancavano 3 mesi alla pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni; la data di decesso è precisamente il 23 dicembre 2002. L’Ente previdenziale, effettuati i calcoli ha liquidato il TFR di mio padre corrispondendo la somma agli eredi ( moglie più 2 figli).
    Adesso, in data 23.03.2012 mia made ha ricevuto una comunicazione a mezzo raccomandata RR dove la gestione ex inpdap le ha chiesto la ripetizione di euro ottomila !!! in quanto aveva erroneneamente sbagliato la base di calcono nel lontano marzo 2003 all’atto della corresponsione della somma.E’ giusto ripetere un indebito da parte dello stato dopo tutti questi anni? che possibilità ci sono di avere una sentenza favorevole nel caso decidessimo di andare in giudizio?
    ringrazio anticipatamente per la risposta . Mi fareste davvero un grandissimo favore – mi scuso per gli errori di battitura nel testo postato precedentemente –
    Cordiali saluti
    Angelo

    Commento di angelo | 23/03/2012 | Rispondi

    • 1. Il TFR non è prestazone pensionistica, non rientra pertanto nel tema trattato nel presente articolo; si tratta di una forma di retribuzione differita e qindi credo (ripeto credo) si prescriva nel termine di 5 anni.
      2. il riferimento alla “base di calcolo”, ma anche la data della morte mi fa sospettare però che non si tratti di TFR, ma di indennità di buonuscita; non è neppure in questo caso materia trattata nell’articolo; si tratta però di previdenza e in questo caso la prescrizione è sempre quinquennale, ma la rettifica del provvedimento emesso deve avvenire nel termine massimo di un anno. Va verificata la ragione dell’errore, ma credo ci siano tutte le condizioni per opporsi.

      Commento di previdenza | 26/03/2012 | Rispondi

  104. Vorrei porre una questione relativa alla pensione di reversibilità Inpdap. Fino a pochi mesi
    fa ero titolare di pensione di reversibilità in quanto regolarmente iscritto in corso all’università;
    ogni anno nel mese di ottobre presentavo regolare certificato di iscrizione al corso di laurea. Lo scorso
    anno nella seconda metà del mese di aprile compievo 26 anni e a detta dell’Inpdap non avrei dovuto
    più percepirla dal mese di aprile. Tuttavia l’erogazione è continuata fino ad ottobre per coprire l’intero anno accademico; ora a seguito di accertamento mi richiedono ex 2033 tutti i mesi pagati in eccesso, aprile compreso. A mio avviso la richiesta è fondata su costante interpretazione erronea della norma che, testualmente, parla di erogazione “non oltre il 26° anno d’età” (art. 22 legge n. 903/1965): il che non va inteso
    affatto a mio avviso come “fino al compimento del 26° anno d’età”! In altri termini sostengo
    che non ci sia alcun indebito a percepire nel 26° anno d’età compreso la pensione in costanza degli
    altri requisiti di legge (in particolare l’iscrizione in corso all’università). Volevo sapere se vi sono pronunce
    della giurisprudenza in questo senso, in modo da proporre un accordo transattivo all’amministrazione.
    In subordine la cifra calcolata è sbagliata in quanto si considera indebita anche la mensilità relativa al mese di nascita…che dire, le provano tutte per racimolare soldi!
    Cordiali saluti.

    Commento di Giovanni | 25/03/2012 | Rispondi

    • 1. Non ho notizia di sentenze, ma neppure di qualcuno che interpreti la norma nel senso da Lei indicato;
      2. Per correggere l’errore di calcolo è sufficiente una richiesta di riesame all’Istituto.

      Commento di previdenza | 26/03/2012 | Rispondi

      • Buongiorno.-
        sono un pensionato INPDAP,e compio 65 anni nel novemre del 2014-
        Devo chiedere la pensione supplementare per un periodo di lavoro fatto con contribuzione INPS- Visto la nuova normaiva pensionistica, quando posso fare la domanda ? alcuni anni addietro l’INPS,mi ha risposto che potevo farla al compimento del 65 anno di età -Adesso quando la posso fare ?

        Cordilmente

        Commento di serraciro | 26/03/2012

      • Grazie per la risposta…Ad ogni modo mi sono accorto che in effetti
        l’Inpdap era già a conoscenza della scadenza (perchè proprio per quel motivo
        richiedeva al mio genitore superstite la dichiarazione dei redditi perchè cessava
        la contitolarità)…Se l’inpdap sapeva, come è possibile sostenere che io avessi un onere di comunicare?
        E se questo onere di fatto era venuto meno, non è prevista sanatoria dell’indebito,
        perchè erroneamente corrisposto dall’inpdap? Io non ho provveduto alla comunicazione proprio
        perchè interpretavo come sopra la normativa, quindi ho percepito quanto mi spettava in assoluta
        buona fede…

        Commento di Giovanni | 02/04/2012

    • Nel caso segnalato, caratterizzato da fatto noto all’Istituto, non sussiste obbligo di comunicazione del fatto; il trascorrere di un tempo eccessivo (circa 3 mesi) senza che l’Istituto abbia adottato alcun provvedimento, deve essere portato a conoscenza dell’Istituto, perché possa dirsi che il pensionato è in buona fede (vedi articolo sull’argomento).

      Commento di previdenza | 05/04/2012 | Rispondi

  105. Salve, sono Anna, vedova di un M.llo dei CC e le avevo già scritto alcuni post…il tanto temuto momento è arrivato. Ho ricevuto questa lettera dal INPDAP: E’ pervenuto il D.M. del 2010 emesso da codesto Comando Carabinieri e concessivo di pensione indiretta alla Sig. XXXXX e pari al 100% della pensione spettante dante causa. In sede di applicazione con il conguaglio tra quanto corrisposto è scaturito un credito erariale di notevole entità (circa € 25.000,00). Peratanto la scrivente sede, in attesa di una verifica da parte di codesto Comando di quanto sopra esposto, ha provveduto, con rata scadente il 30/4/2012, solamente ad aggiornare la pensione spettante alla vedova con due orfani compartecipi in base al predetto decreto n° 71/10. Alla Sig.ra XXXX per conoscenza. Per favore mi dica cosa posso fare, da agosto mi stanno togliendo 1/5 (150€) perchè a causa di un ERRORE LORO mi avevano dato per 4anni gli assegni familiari per un figlio maggiorenne. Hanno scritto che mi aggiorneranno la pensione in base al decreto quindi mi daranno 970€ mensili da cui sottrarranno anche i 150€ dell’indebito assegni familiari. Come posso oppormi?? Ho due figli, affitto, una rata e tante spese….come farò??

    Commento di Anna | 29/03/2012 | Rispondi

    • Dal confronto tra i due decreti si dovrebbe capire per quale ragione è sorto l’indebito; se – come mi sembra evidente – neppure indirettamente l’errore può essere addebitato al defunto coniuge o a Lei, ci sono ottime ragioni e possibilità per ricorrere. Per il ricorso è bene si faccia assistere tramite un efficiente ufficio di patronato della Sua provincia (dovrà sostenere un costo molto minore) oppure da un legale esperto in materia di previdenza dei pubblici dipendenti. Nel ricorso può anche chiedere che – in attesa della pronuncia che non ha normalmente tempi brevi – venga sospeso il recupero delle somme considerate indebite.

      Commento di previdenza | 31/03/2012 | Rispondi

  106. grazie mille per la risposta e sto già cercando un buon avvocato ma non so se potrò fare ricorso visto che non mi tratterranno ancora nulla…adegueranno solo la pensione in base al decreto. E a tal proposito c’è una domanda a cui nessuno, al momento, ha saputo dare una risposta: posso fare opposizione a questo adeguamento? Saranno 200€ in meno e nello scorso settembre ho richiesto un prestito per spese mediche che sto rimborsando proprio con 200€ mensili. Invierò una raccomandata al INPDAP ma sicuramente se ne fregheranno. Saprebbe consigliarmi sul da farsi?

    Commento di Anna | 31/03/2012 | Rispondi

    • Senza conoscere la ragione della riduzione nessuno seriamente può esprimere valutazioni, men che meno può esprimersi in merito al ripristino dell’importo originale; l’avvocato potrà farlo dopo aver esaminato tutta la documentazione.

      Commento di previdenza | 05/04/2012 | Rispondi

  107. Salve, ho una questione da sottoporle. Ho percepito pensione di reversibilità INPDAP nel periodo dicembre 2007-Maggio 2011. Sono nato a Maggio 1985 e mi sono iscritto all’università a Settembre 2004.
    A Maggio 2011 mi chiama una dipendente dell’INPDAP dicendo che tutte le mensilità percepite da Ottobre 2009 erano state percepite in modo indebito e che andavano restituite e che da quel momento avrebbe interrotto la pensione.
    Dopo un mese mi richiama dicendo di aver fatto i calcoli e che la somma da rendere si aggirava intorno ai 35.000€ e, sempre per telefono, mi stava dando il codice IBAN su cui fare il bonifico. Sinceramente lì per lì sono rimasto alquanto sconcertato in quanto non avevo ricevuto nessuna comunicazione scritta e mi sembrava assurdo pagare una tale cifra senza aver ricevuto alcunché! Quindi le ho detto che in quel momento ero occupato e di risentirsi successivamente.
    Da quel momento (Settembre 2011) non ci sono stati più contatti né scritti né telefonici.
    Arriviamo alle domande:
    – da quello che ho letto nei commenti precedenti mi sembra che non si possa invocare la buona fede e che quindi prima o poi dovremo rendere le mensilità da Ottobre 2009. Anche se ad onor del vero io avevo interpretato “il corso legale degli studi” come “non essere fuori corso” e quindi fino ad Aprile 2010 pensavo di essere in regola. Inoltre non pensavo che fosse necessaria una comunicazione in quanto l’INPDAP aveva tutti i miei dati e la semplice scadenza di un termine, fissato dall’INPDAP stesso, non può essere considerata come un avvenuto cambiamento imprevedibile dai dipendenti dell’INPDAP. Quindi vedendo che continuava ad arrivare la pensione ho pensato che stessero considerando il fatto che ancora non avevo 26 anni e che a quella data mi avrebbero sospeso la pensione. Evidentemente mi sbagliavo…. Non c’è nessuna possibilità di essere considerati in buona fede?
    – è possibile che l’INPDAP non mi abbia fatto avere ancora nulla di scritto ma mi abbia contattato solo telefonicamente chiedendomi addirittura la restituzione dell’indebito tramite telefono??? mi sembra veramente una procedura singolare…se non si trattasse di un ente pubblico sembrerebbe quasi una truffa!
    – A questo punto come mi devo comportare secondo lei?

    La ringrazio veramente tanto e le faccio vivi complimenti per il blog!!

    Commento di Francesco | 17/04/2012 | Rispondi

    • Non si finisce mai di meravigliarsi! Il comportamento del funzionario INPDAP è, a dir poco, sorprendente ed incredibile. Rispondo:
      – buona fede ? bisognerebbe leggere gli atti ed in particolare cosa c’è scritto nel decreto di concessione della pensione; se il decreto precisa i termini del diritto la buona fede (che non significa necessariamente malafede) non credo possa essere invocato. In ogni caso è l’Istituto che dovrà obiettare eventualmente, non dobbiamo noi limitarci nel sostenerla;
      – purtroppo la telefonata non lascia traccia utile, altrimenti il tempo trascorso potrebbe far decadere il diritto dell’Istituto al recupero. Non mi è chiaro cosa sia successo nel periodo dal giugno al settembre 2011; forse il pagamento è terminato in settembre?
      – Se, come credo di aver compreso, l’Istituto ha cessato di pagare la pensione, io consiglio di non fare nulla e far trascrorre il tempo che potrà essere utile per contestare la prescrizione; altrimenti va fatta una segnalazione scritta autocertificando la durata del corso legale di laurea.

      Commento di previdenza | 18/04/2012 | Rispondi

      • Intanto grazie per la celerità e precisione della risposta!
        Le chiarisco gli ultimi punti:
        – Riguardando tra le varie carte ho trovato la determinazione di concessione della pensione: dopo aver richiamato alcune leggi e i dati miei e di mia mamma, indica la data di inizio della pensione e l’importo annuo lordo (con relativi calcoli). Nessun riferimento a date di conclusione e/o condizioni per cui dovrebbe cessare il beneficio.
        – Sì, ha ragione non sono stato chiaro: La funzionaria dell’INPDAP mi ha contattato una prima volta a giugno 2011, dicendo che non ero più in regola e che avrebbe proceduto al calcolo dell’indebito. Quindi a Settembre 2011 mi ha comunicato il risultato dei suoi lunghi calcoli e mi ha confermato che aveva interrotto il pagamento. Infatti Agosto 2011 è l’ultima mensilità ricevuta.
        – Giusto per curiosità…di che tempi si parla per la prescrizione?

        Grazie mille ancora!

        Commento di Francesco | 18/04/2012

    • Definire i termini di prescrizione richiede la professionalità di un legale e io non lo sono, ma proverò a esaminare i fatti che mi sembrano certi:
      – la determinazione di concessione è errata su un punto sostanziale perché non indica il termine di fine della prestazione; immagino che sia indicata la qualifica di “studente” che, da sola, è fonte di facile equivoco;
      – la determinazione va considerata come provvedimento definitivo emesso da oltre 3 anni e, quindi, non dovrebbe essere più rettificabile (vedi punto 2 articolo “Indebito INPS ed INPDAP);
      – circa le somme corrisposte indebitamente a causa di una determinazione errata nelle specifiche relative al diritto, non mi risulta nessun articolo di legge;
      – la legge non contempla neppure l’ipotesi di ritardo dell’Istituto nella rettifica di un provvedimento errato (cosa che dovrebbe essere fatta entro 30 giorni);
      – un qualche termine di prescrizione deve esserci, perché non può essere che l’Istituto possa decidere a suo piacimento
      – se si trattasse di indebito relativo a prestaione INPS dovremmo considerare prescritto il diritto dell’Istituto a recupero alla fine dell’anno solare successivo all’accertamento (quindi dicembre 2012).
      Concludendo, ribadito che la questione molto probabilmente dovrà essere esaminata da un legale esperto della materia, per analogia io considererei come ultimo termine il dicembre 2012.

      Commento di previdenza | 22/04/2012 | Rispondi

  108. Buongiorno-
    Devo presentare un ricorso contro l’INPDAP,per indebito pensionistico-Poichè adesso e INPS,cortesemente mi sapete dire se devo notificarlo alla sede legale dell’INPDAP di Roma oppure alla sede INPS di Roma ?
    Grazie

    Commento di Anonimo | 16/05/2012 | Rispondi

    • Buongiorno-
      Nel 2010,l’INPDAP,mi ha corrsisposto soldi in più sulla perequazione automatica prevista con la decorrenza al 1 gennaio di ogni anno in base all’indice ISTAT-
      Poichè sono passati due anni e mezzo, e mi richiede indietro la somma di circa 4000 euro- Poichè l’art.9 della legge 428/1985,in materia di procedure automatizzate,che hanno carattere provvisorio sino alla scadenza del termine di un anno falla trasmissione da parte del competente centro di calcolo dei risultati delle lavorazioni e dei controlli automatici eseguiti,trasfusi in appositi tabulati che vanno riscontrati entro il detto termine annuale. Per cui l’inpdap ha rilevato un suo errore a distanza di 2 anni,e revisionando i pagamenti oltre il termine di un’anno previsto dalla normativa- Gradirei sapere se tale comportamento dell’INPDAP sia corretto:
      Ringrazio della risposta

      Commento di serraciro | 18/05/2012 | Rispondi

    • Al momento l’INPDAP ha solo cambiato il logo aggiungendo quello INPS; le norme circa laa notifica legale vanno verificate con un legale, ma credo che, fino ad oggi, non sia cambiato nulla.

      Commento di previdenza | 18/05/2012 | Rispondi

  109. L’inpdap può chiedere indietro soldi corrisposti indebitamente a seguito di errori da loro commessi nella procedura automatizzata,in merito alla perequiazione autamatica delle pensione secondo l’indice istat,che avviene con decorrenza nel mese di gennaio di ogni anno.-Nel 2010,mi hanno calcolato la perequazione automatica con 100 euro in più al mese adesso mi richiedono 4000 euro circa


    Tra

    Commento di serraciro | 18/05/2012 | Rispondi

  110. L’art. 9 della legge 428/1985,prevede che per la procedura automatizzata delle pensioni,la prevede un controllo entro l’arco di un anno-Per cui essendo trascorso tale periodo,ritengo che nulla devo all’INPDAP-
    Per cui Vi chiedo,prima devo fare ricorso all’autorità di vigilanza dell’INPDAP e poi alla Corte dei Conti ? Cortesemente mi sapete dire se il ricorso va ancora notificato all’inpda, oppure all’inps ?

    Commento di serraciro | 18/05/2012 | Rispondi

  111. Salve a tutti e grazie a chi vorrà darmi un parere:
    Mia madre gode di 3 pensioni : 2 erogate dalla Camera dei Deputati (una pensione, e un vitalizio di reversibilità) e una dall’INPS come superstite di lavoratore dipendente.
    Quest’anno mi sono accorto che, in 11 anni in cui ha goduto della pensione INPS, solo 3 anni l’ente ha applicato la decurtazione del 50% in seguito alla “non cumulabilità” causa altri redditi da lei goduti che superano 5 volte la pensione minima.
    Nello specifico, dal 2001 al 2012, solamente nel 2003-4 e 2012 le è stata applicata la decurtazione, mentre nei restanti la pensione goduta è stata intera.
    Avendo letto la normativa, mi pare di aver capito, che la fattispecie di riferimento sia quella dei “Redditi non conosciuti” e che l’Inps avrebbe la facoltà di richiedere i pagamenti versati indebitamente solo entro l’anno successivo a quello in cui è venuto a conoscenza dei redditi che concorrono al’applicazione della decurtazione del 50%. Ma l’INPS conosce, o dovrebbe consocere, questi redditi fin dal 2002, quindi credo abbia perso ogni diritto di repetibilità dell’indebito. O al massimo può chiedere la restituzione delle somme pagate l’anno scorso? O altro?
    Grazie mille!

    Commento di renato | 19/05/2012 | Rispondi

    • Quella dimenticanza dell’Istituto è certamente strana.
      Confesso di non sapere, ma credo di no, se le pensioni erogate dalla Camera siano comprese nel casellario centrale delle pensioni gestito dall’INPS.
      Se è così – anche se la madre non gode di redditi di altra natura – l’INPS non è nella condizione di conoscere l’entità del reddito; la conclusione è quindi diversa: l’anno solare successivo va calcolato dal momento in cui l’Istituto viene a conoscenza dei fatti.
      In queste situazioni il mio consiglio è sempre di anticipare l’Istituto comunicando l’entità dei redditi.

      Commento di previdenza | 21/05/2012 | Rispondi

      • Salve,
        grazie per la risposta.
        La pensione della Camera ed il vitalizio di reversibilità sono passate comunque ogni anno dal Caf in sede di dichiarazione dei redditi…quindi l’INPS, visto che da ciò che ho capito ha stipulato degli accordi con i Caf stessi, dovrebbe essere da tempo a conoscenza del reddito totale.
        Ed in effetti così è stato nel 2003 e nel 2004; anni in cui, andando a rivedere sul sito, la pensione è stata decurtata del 50% causa “redditi non cumulabili”. Nel 2002 non successe, così come poi non successe dal 2005 fino al 2011 ; mentre quest’anno è stata applicata di nuovo la decurtazione. Mah!
        Proprio oggi stesso ci è arrivato un documento di riepilogo della situazione pensionistica dall’INPS (richiesto da noi quando ancora non avevo capito il motivo della decurtazione),
        in cui conferma la pensione dimezzata per “non cumulabilità”, ma non fa alcun accenno ad un cambio della situazione. Come se fosse sempre stato così. Invita poi a comunicare eventuali altri redditi, ma solo se “sconosciuti al fisco italiano”.
        A questo punto non so cosa pensare, salvo che lavorano con i piedi! Anche se in questo caso, a mio favore.
        Per quanto riguarda il diritto alla ripetizione dell’indebito, visto che nel 2003-4 hanno applicato la decurtazione, è la prova che già da allora erano a conoscenza degli altri redditi. Redditi che essendo derivanti da pensione non è che potessero improvvisamente azzerarsi o ridursi drasticamente gli anni successivi!
        Non sono un giurista, ma alla luce di ciò mi sento relativamente tranquillo…spero di non essere in errore:)

        Commento di renato | 22/05/2012

      • 1. la convenzione INPS Caf riguarda la compilazione e trasmissione telematica delle certificazioni di r eddito RICHIESTE DALL’ISTITUTO; altrimenti i dati di reddito l’INPS li ricava dal Ministero, ma la legge prevede che questo debba bastare all’Istituto solamente per i redditi degli ultimi anni (se non ricordo male, redditi dal 2009 in poi);
        2. In questi giorni stanno arrivando i certificati di pensione INPS 2012 bisognerebbe verificare se sia questo il documento arrivato; io prevedo che sia in arrivo anche un modello di ricalcolo della pensione probabilmente per qualche anno indieto;
        3. Stando così le cose io aspetterei eventuali notizie INPS.

        Commento di previdenza | 23/05/2012

      • Salve, aggiorno la situazione:
        E’ arrivata una comunicazione dell’Inps che richiede la restituzione di quanto indebitamente versatoci nel corso dell’anno 2011. Nessun accenno a somme relative ad anni precedenti. A questo punto credo sia finita qui. Che ne pensa?

        Commento di Renato | 19/10/2012

      • Aggiungo che la lettera dice: “La informiamo che abbiamo provveduto a rideterminare l’importo della sua pensione sula base della sua comunicazione dei redditi per l’anno 2010″ e che adegueranno l’importo della pensione a partire da novembre 2012.

        1) Non abbiamo mai mandato alcuna comunicazione all’INPS.
        2) La pensione è stata già decurtata da gennaio 2012.

        Ci sono troppe discrepanze dalla realtà. Qualcosa di strano è successo!

        Commento di Renato | 19/10/2012

    • - si difficilmente l’Istituto andrà a rivedere situazioni pregresso dopo aver ricostituito la pensione fino al 2011;
      – l’Istituto utilizza modulistica standard per situazioni analoghe, comunque la comunicazione del reddito in qualche modo l’Istituto l’ha avuta ed è prassi normale che la pensione sia ridotta appena emerge il problema perché, per la restituzione del non dovuto l’Istituto ha il tempo previsto dalla prescrizione.

      Commento di previdenza | 20/10/2012 | Rispondi

      • Temo di essermi spiegato male: intendevo dire che la pensione è stata ridotta fin da gennaio 2012, ma nella lettera c’è scritto che sarà ridotta dal mese di novembre 2012. Faccio finta di nulla o li contatto?

        Lei ritiene improbabile che chiedano anche i pregressi, ma nel malaugurato caso in cui ciò avvenisse, a suo giudizio, avrebbero tempo fino allo scadere di quest’anno o potrebbero anche richiederlo negli anni a venire?

        Ricordo che nella lettera sostengono di essere venuti a conoscenza della discrepanza dalla nostra comunicazione dei redditi per l’anno 2010 (quindi nel 2011). Il famoso anno successivo in cui hanno facoltà di ripetere l’indebito scade fra 2 mesi, è corretto?

        Grazie:)

        RISPOSTA:
        Questa discordanza di date non è usuale; io attenderei il pagamento di novembre per verificare se, per caso, non sia stata disposta una nuova riduzione (in questo periodo sono in atto aggiornamenti delle tasse). La rilevanza del reddito è a valore annuale, per cui, se non ci sono nuove brutte notizie, io lascerei stare.
        Si penso che se non arriva nessuna comunicazione entro il 31 dicembre, non importa quale data eventualmente ha la lettera INPS, il periocolo dovrebbe essere superato; ricordo però che è sempre il debitore eventualmente a dover eccepire la prescrizione.

        Commento di Renato | 25/10/2012

  112. Buonasera-
    L’inpdap,nel 2010,nel calcolarmi la perequazione sugli accessori della pensioni privilegiata di 1^ categoria-Mi ha dato circa 100 euro in più al mese-
    Adesso nel 2012,nel calcolarmi la perequazione sugli accessori della PPO di 1^ categoria si sono accorti delle somme erogate in più e vogliono recuperarle con la trattenuta di 1/5 sulla pensione-
    Trattandosi di procedura automatizzata quella della perequazione delle pensioni,ed essendo provvedimento definitivo in quanto ha scaedenza annuale- E poichè l’art.9 della legge 428/1985,prevede che detto controllo deve essere fatto entro l’anno-
    Vorreisapere se devo restituirle detta somma non avendo l’inpdap provveduto a riscontrare l’anomalia entro il termine di un anno in base ai criteri selettivi prefissati periodicamente dal Ministero del Tesoro-Che i crediti erariali derivanti da variazioni di carattere generale possono essere recuperari anche dopo il termine reviosanale,mnentre per quelli derivanti da variazioni individuali l’acquisizione del carattere di definitività dell’erogazione impedisce ogni successivs attività di recupero della somma

    Commento di serraciro | 19/05/2012 | Rispondi

  113. buonasera,giusto una informazione.mio suocero deceduto nel 1991 aveva una decina d’anni di servizio nell’arma dei carabinieri,arma che hà dovuto lasciare credo negli anni 1950 x motivi di salute…dopo la sua morte mia suocera percepisce la reveribilità di suo marito x un inporto di soli 100 euro,non gli sono mai stati ricongiunti i contributi dell’arma..si può ora a distanza di 16 anni dalla sua morte chiedere risarcimenti?

    Commento di giovanna | 24/05/2012 | Rispondi

    • Fino al 1958 al personale statale che cessava il servizio senza aver maturato il diritto a pensione veniva corrisposta una indennità una tantum con la quale il rapporto assicurativo veniva annullato.
      L’art. 52 della legge 30-05-1969 n. 153 ha disposto che questo personale poteva ricostituire la contribuzione presso l’INPS (così come previsto dalla legge 336 del 1958 per il personale cessato dal servizio dopo l’entrata in vigore della legge) dopo aver rimborsato l’indennità precedentemente riscossa.
      Da quanto Ella scrive sembra che questo non sia stato fatto né dal defunto né dalla vedova e questo è già un problema sia perché l’importo di pensione avrebbe potuto essere più consistente (il costo dell’operazione era assolutamente modesto perché si trattava di versare la sola contribuzione base) sia perché per costituire la posizione presso l’INPS è necessario ricostruire tutta la carriera lavorativa del lavoratore.
      La cosa è oggi molto più difficile perché la legge 122 del 2010 (art. 12-undecies) ha abrogato la legge 336/1958, anche se non ha abrogato l’art. 52 della legge 153 sopra citata; la cosa non è stata considerata perché si pensa che nessuno sia più in questa situazione? l’abogazione è implicita? È una dimenticanza (ignoranza della legge)? La facoltà prevista dalla legge 153/69 è rimasta in vigore?
      Certamente la legge non abroga l’art. 52 e le circolari degli Istituti (INPS ed INPDAP) non affrontano il caso; a mio parere l’unica motivazione che potrebbe far propendere per l’ipotesi che la facoltà sia tutt’ora in vigore è che l’abrogazione è avvenuta per evitare che avvenisse un trasferimento di contribuzione dall’INPDAP all’INPS in funzione di più favorevoli condizioni (la cosa era rilevante soprattutto per le donne che avrebbero potuto andare in pensione anche 5 anni prima). Nel nostro caso si tratta di ricostituire una contribuzione che al momento non sussiste.
      Per principio o per soddisfazione sarebbe bello poter sollevare il problema, naturalmente facendosi aiutare da un qualificato ufficio di patronato.
      Consideri anche che – se ricordo bene – nel caso che il defunto non avesse raggiunto la stabilità del rapporto (terza rafferma e quindi non più di 9 anni di servizio), sarebbe sufficiente chiedere la ricostituzione della pensione chiedendo l’accredito del periodo di servizio militare; in questo caso sarebbero prescritti gli arretrati. Sarebbe questo un altro assurdo perché ad un periodo di lavoro di durata inferiore verrebbe riconosciuto un diritto negato ad un periodo di durata superiore; la ragione è che nel primo caso la contribuzione è stata annullata e praticamente rimborsata.

      Commento di previdenza | 25/05/2012 | Rispondi

  114. grazie mille della risposta tempestiva…ma per mè molto complicata da capire,figuriamoci x mia suocera 85 anni..tutte queste leggi!quindi lei mi dice chè si potrebbe ancora chiedere la ricostituzione della pensione.?..però mio suocero di anni di servizio nell’arma ne aveva 11..non è mai stato fatto niente primo perchè i figli erano tutti fuori x lavoro,e i suoceri ignoranti in materia..chiederò-ad un patronato,x mia soddisfazione personale..infiniti ringraziamenti..giovanna

    Commento di giovanna | 30/05/2012 | Rispondi

  115. Mi scuso,vorrei porvi un quesito: sono erede di mia zia deceduta nel 2006,la stessa percepiva la pensione minimale e tutti gli anni faceva la sua denuncia attraverso il patronato, ora nel novembre 2011 ho ricevuto una lettera da parte dell’inps in cui mi chiedeva di restituire la somma di € 1089.00 che erano stati erogati in più (e non li doveva avere) relativi agli anni 2002/2004.
    Nella stessa missiva sostenevano che mia zia era stata avvertita con una raccomandata spedita in data 18/12/2004.
    Premesso che se mia zia avesse ricevuto una richiesta del genere e visto che tutti i giorni ci vedevamo per qualsiasi cosa me l’avrebbe detto sicuramente con toni molto forti, ma premesso che sia vero (ho chiesto presso gli uffici Inps la copia di quella lettera ma non sono riuscita ad averla), come mai l’Inps dal 2004 al 2011 ha lasciato dormire quella richiesta? come mai l’Inps non ha recuperato subito quella somma magari un pò al mese?.
    Preciso che Nell’anno 2002 loro stessi d’ufficio avrebbero dovuto vedere che non gli spettava perchè ciò che lei prendeva non gli permetteva di rientare in quel diritto.
    Concludo dicendo che ho tentato di fare ricorso con il patronato, ma ci è stato respinto in data 27/04/2012, e mi hanno scritto che posso fare ricorso all’autorità giudiziaria entro i termini della prescrizione giudiziaria quali sono???
    In attesa di una Sua gentile risposta porgo cordiali saluti Alba Tacconi

    Commento di alba Tacconi | 07/06/2012 | Rispondi

    • Il fatto decisivo è quello relativo alla “raccomandata”, ma è sufficiente anche una semplice lettera se l’INPS può dimostrare di averla spedita e che non è stata restituita.
      Questo perché solo così l’Istituto ha interrotto i termini (anno solare successivo). Il fatto che poi l’Istituto non abbia agito subito è conseguente anche alla certezza di aver interrotto i termini e di aver quindi tutto il tempo (non sono certo, ma credo siano 10 anni) per far valere il proprio credito.
      I tempi per la causa vanno verificati col patronato che ha i documenti, ma sono circa tre anni.

      Commento di previdenza | 08/06/2012 | Rispondi

  116. Cortesemente qualcuno può dare risposta al quesito contrassegnato con il nr.112 –
    Ringrazio

    Commento di Anonimo | 11/06/2012 | Rispondi

  117. Salve, sono Paola e questa mattina ho ricevuto una lettera dall’Inps che mi ha lasciata molto perplessa. La lettera mi invita entro 30 giorni a versare due mensilità di mio padre ,deceduto il 14 novembre del 2003, riguardanti appunto il mese di novembre e di dicembre per una cifra di 7350.00 euro. Premetto che all’epoca del decesso mia madre era ancora viva e verde e, pensionata anche lei, chiese la reversibilityà della pensione di mio padre che le fu concessa nel giro di pochi mesi. L’allora inpdap non si premurò di fare due conti e non ha richiesto fino ad ora i soldi che effettivamente, almeno in parte, non spettavano a mia madre. Oggi l’inps li chiede a me, quale erede dei miei genitori! Mi richiede una mensilità di novembre, pagata lo stesso giorno del decesso di mio padre (era unj venerdì) e una mensilità, più tredicesima,credo, pagata per il mese di dicembre: Chiedo: è giusto che io debba pagare un’appropriazione indebita (e neanche tanto perchè mia madre ha fatto subito le dovute comunicazioni di morte ad inpdap e banca) che è di mia madre? Sono tanti soldi ed io sono una dipendente statale! Nel caso dovessi pagare, posso rateizzare?Grazie anticipatamente

    Commento di Anonimo | 28/06/2012 | Rispondi

  118. Salve, sono francesco e nei giorni scorsi ho ricevuto una raccomandata dall’Inps che richiedeva alla mia defunta madre la restituzione di una somma, percepita, quale delegata, dalla stessa il mese successivo alla morte di mio padre, e relativa agli arretrati di una indennità di accompagnamento accettata a mio padre prima della suo decesso. L’inps richiede l’intera somma percepita e gli interessi; io non sono mai stato a conoscenza che la somma è stata incassata da mia madre, adesso in qualità di erede tale somma verrà richiesta a me? ed io potrò richiedere una sorta di compensazione per la somma che mi spettava quale erede di mio padre?, devo comunicare qualcosa all’inps? vi ringrazio perchè essendo una somma per me consistente non cosa fare.

    Commento di Anonimo | 23/07/2012 | Rispondi

    • La procedura utilizzata da Sua madre era sbagliata: non avrebbe dovuto incassare le somme, ma presentare all’INPS domanda di “liquidazione dei ratei maturati e non riscossi” come erede e rappresentante degli altri eredi; in questo modo avrebbe legittimamente riscosso tutte le somme fino alla data della morte del marito. Facendo così ha commesso, anche se presumibilmente in assoluta buona fede, un grave reato.
      E’ molto probabile che l’INPS ora chieda a Lei – quale erede – la restituzione della somma, ma Lei è anche titolare del diritto alla riscossione delle indennità maturate fino alla morte del padre che sono certamente la parte preponderante. Consiglio di presentare la domanda di ratei non riscossi quale erede; si faccia aiutare da un patronato.

      Commento di previdenza | 23/07/2012 | Rispondi

  119. Cortesemente e possibile sapere,come deve essere calcolata la indennità integrativa speciale per dipendente pubblico cessato dal servizio nel 1993-
    Ovvero questa va calcolata in base alla percentuale di pensionabilità maturata all’atto del congedo ?
    Oppure in base agli anni di servizio utili di 1/30 ?

    La ringrazio

    Commento di serraciro | 23/07/2012 | Rispondi

  120. in pensione dal 1/1/2007 .. ricevo in Aprile us una nota dal comune inviata anche all’Inpdap per ri-liquidazione a mio favore per errore del Comune stesso x complessivi € 320 netti mensili pari a 27.000 € di arretrati + interessi a far data dalla cessazione dal servizio – peraltro già liquidati dall’INPDAP – Chiedo se – giuridicamente – posso intentare una causa civile per danno al Comune che sbagliò i conti

    Commento di Riccardo | 27/09/2012 | Rispondi

    • sono sempre Riccardo .. dimenticavo di dirvi che lnpdap – nel calcolo degli interessi – ha fissato il dies a quo del conteggio ben 17 mesi dopo la collocazione a riposo oltre ad effettuare il calcolo degli interessi con sistema lordo-netto .. non credo sia corretto .. distinti saluti

      Commento di Riccardo | 28/09/2012 | Rispondi

    • Purtroppo la mia competenza si ferma al settore previdenziale; per quanto riguarda la Sua domanda credo sia bene sentire con un legale. Anche le modalità di quantificazione degli interessi da restituire non riguardano il settore previdenziale perché i pensionati sono soggetti a restituzione solo della somma indebitamente percepita, salvo che si tratti di dolo o colpa grave.
      Forse il Comune ritiene che esista una qualche responsabilità dell’Inpdap ? ma ci sono troppi punti oscuri.
      Gli interessi attivi dovuti dagli Enti previdenziali sono conseguenza del ritardo nel pagamento della prestazione ed esattamente 4 mesi DOPO CHE LA PRATICA E’ STATA COMPLETATA DI TUTTI I DATI NECESSARI.

      Commento di previdenza | 28/09/2012 | Rispondi

  121. Cercavo una risposta ad un mio problema con l’Inpdap e credo di poterla trovare presso di Voi.
    L’Inpdap Catania per ben 3 volte mi ha effettuato sostanziali trattenute in unica rata sulla pensione e mi chiedo come mai per me non valga la regola della “irripetibilità”.
    Sono un militare in pensione è nel novembre 2007 arriva in Inpdap Catania il tanto atteso decreto definitivo, il quale viene “lavorato” a marzo 2008, ne scaturisce un addebito in unica soluzione di quasi 500 euro.
    Nel giugno 2012 la figlia minorenne “affiliata” che avevo a carico si stacca dal mio nucleo familiare, informo Inpdap con l’apposito modello sempre a giugno 2012, ed a agosto mi ritrovo un addebito di oltre 300 euro in unica soluzione, – a dicembre altro addebito di 535 euro sempre in un’unica soluzione perchè, mi dicono all’Inpdap, dovevo comunicare oltre che il distacco dallo stato di famiglia della figlia “affiliata” anche il ricalcolo dell’assegno al nucleo famigliare.
    Ma dico se comunico che la figlia affiliata non è più a carico mio, non è anche chiaro che va rideterminato l’assegno al nucleo familiare ?
    Grato per una risposta ed eventualmente sei qualcuna di queste 3 trattenute può essere recuperata.
    Grazie

    Commento di Rosario Bonanno | 14/12/2012 | Rispondi

    • 1. l’indebito per trasformazione della pensione da provvisoria a definitiva in linea di massima deve essere restituito proprio per la natura provvisoria del primo provvedimento; l’unica eccezione riguarda i casi nei quali il provvedimento definitivo arriva dopo troppi anni, come ho spiegato nell’articolo; è da considerare anche che la cifra non so se possa giustificare eventualmente il costo dell’eventuale ricorso;
      2. mi sembra di capire che in giungo sia stato compilato solo il modulo per le detrazioni fiscali. Se è così non si tratta di un vero e proprio indebito, ma dell’adeguamento della tassazione che l’Istituto, in quanto sostituto di imposta, deve attuare in corso d’anno;
      3. l’ultimo indebito siguarda l’assegno al nucleo familiare: certamente in giugno l’impiegato avrebbe dovuto segnalare la necessità di variare anche la composizione del nucleo, ma in ogni caso la somma deve essere restituita.
      Per tutte e tre le situazioni Lei poteva chiedere la rateizzazione.

      Commento di previdenza | 14/12/2012 | Rispondi

  122. Salve,
    sono fiduciosa in un vostro suggerimento illuminante, come già accaduto in passato.
    Sono contitolare, assieme a mia figlia inabile, di una pensione di reversibilità in quanto vedova del dante causa. Mia figlia è deceduta nel lontano aprile 2003, situazione tempestivamente dichiarata all’INPS con raccomandata a/r, in occasione di una chiamata a visita medica fissata da li a poco.
    L’INPS, benchè posto in condizione di provvedere tempestivamente al ricalcolo della prestazione, è rimasto colpevolmente inerte fino al luglio del 2010, quando ha iniziato ad operare trattenute sulle prestazioni delle quali sono beneficiaria (reversibilità e vecchiaia), a causa della liquidazione in eccesso suddetta.
    E’ legittimo l’operato dell’INPS???
    Inoltre, l’istituto opera le trattenute sia sulla pensione di reversibilità sia su quella di vecchiaia e per effetto di ciò la prima scende al di sotto del trattamento minimo previsto dalla legge. L’INPS ritiene che la salvaguardia del minimo venga data dalla SOMMA delle prestazioni previdenziali, io invece ritengo che il trattamento minimo mi debba essere garantito su ciascuna delle prestazione erogate, sono in errore?
    sperando di non essermi dilungata troppo, vi ringrazio a nome di tanti pensionati e vi trasmetto i migliori saluti
    Blasi Rosa

    Commento di Blasi Rosa | 24/01/2013 | Rispondi

    • Non mi è chiaro se la comunicazione di avvenuto decesso della figlia sia avvenuto in riferimento ad una visita medica concernente la pensione di reversibilità oppure per altra prestazione, per esempio invalidità civile. Nel primo caso certamente c’è stato errore dell’INPS e le somme percepire indebitamente dopo la comunicazione vanno considerate irrecuperabili e sanate; lo stesso varrebbe anche se nella comunicazione, relativa ad altra prestazione, sia stata anche indicata la contitolarità di pensione. Altrijmenti non considero applicabile la sanatoria soprattutto se, come mi sembra sia avvenuto e vista l’inefficacia della prima comunicazine, non è stata ribadita l’informazione entro i 90 giorni successivi.
      Recupero delle somme: “Nel caso in cui il debitore sia titolare di più trattamenti pensionistici la trattenuta di un quinto deve essere operata su ciascun trattamento, fermo restando il limite del trattamento minimo, che deve essere salvaguardato sul totale delle prestazioni.” Circolare INPS.

      Commento di previdenza | 26/01/2013 | Rispondi

  123. Buongiorno-
    Per quattro anni l’INPDAP,mi ha versato 150 euro in più,invece di 15 euro spettandomi-
    Nel 2012,si sono accorti dell’errore,ed hanno fatto una trattenuta di 1/5 sulla pensione- Ho fatto ricorso al Comitato di Vigilianza,il quale mi rispose che non appena terminato l’istruttoria e la decisone mi avrebbero risposto-Successivamente a seguito di arretrati di pensione-L’inpdap,ha preso tutto in una volta la somma di 5000 euro di indebito.-
    La domanda e la seguente : VI E’ L’OBBLIGO DEL COMITATO DI VIGILANZA INPDAP DARE UNA RISPOSTA AL RICORSO PRESENTATO DAL PENSIONATO ?-
    POTEVA L’INPDAP ,TRATTENERSI TUTTO IN UNA SOLA VOLTA LA SOMMA INDEBITA SUGLI ARRETRATI,-VISTO CHE LìERRORE L’HA COMMESSO UN LORO IMPIEGATO CHE HA SBAGLIATO I CALCOLI ?
    vI RINGRAZIO

    Commento di serraciro | 17/02/2013 | Rispondi

  124. Buongiorno
    Vorrei sapere se sugli arretrati di pensione che ho percepito nel 2012,e che e stata fatta una ritenuta irpef di 14.000 euro-Vorrei cortesemente sapere se su dette somme percepite devo fare la dichiarazione dei redditi-
    grazie

    Commento di serraciro | 19/03/2013 | Rispondi

  125. Buongiorno.
    Un mio caro amico percepisce una pensione di invalidità (in quanto invalido civile al cento per cento) sin dal 2005 di circa 280 euro mensili netti .
    Nel luglio del 2012 è morta la madre dipendente statale e gli è stata riconosciuta anche la pensione di reversibiità poichè è stato riconosciuto inabile al lavoro, di circa 1088 euro mensili netti .
    Nel 2013 è stata riconosciuta anche la pensione del padre di circa 1500 euro netti mensili .
    (pensione di reversibilità erogata da una cassa privata).
    Il padre è deceduto nel 2002 ma la pensione è stata riconosciuta al figlio dalla data della morte della madre (luglio 2012).
    La mia domanda è sono venute meno le condizioni di reddito per le due pensioni :1) invalidità e 2) inabilità erogate dall’inpdap? posto che le tre pensioni cumulate sono ben al di sopra di 16000 euro all’anno.?
    E’ necessario attendere il 2013 per comunicare la variazione di reddito o è necessario comunicarlo subito?
    grazie per la cortese attenzione

    Commento di francesco | 22/04/2013 | Rispondi

    • Per il 2012 il reddito da considerare era quella del 2011 e, quindi, credo non ci siano problemi; per il 2013 vale il reddito 2012. Probabilmente sarà l’INPS a breve a chiedere l’entità dei redditi, ma è obbligo del pensionato di comunicare, anche anticipando la richiesta INPS, l’avvenuto superamento del limite di reddito; questo deve essere fatto entro 30 giorni.
      Non credo che la pensione di reversibilità del padre gli sia stata riconosciuta dopo la morte della madre, credo che la madre fosse titolare della pensione e che riscuotesse in uno anche la quota del figlio in quanto inabile già all’epoca (oopure allora studente e riconosciuto inabile al compimento della maggior età); quota che, per correttezza ed anche per convenienza fiscale avrebbe dovuta essere scorporata.

      Commento di previdenza | 22/04/2013 | Rispondi

  126. Buon giorno,
    docente pensionata dal 1997, a ottobre 2012 (dopo 15 anni) mi arriva dall’UST di Treviso il decreto della pensione definitiva, il cui importo lordo annuo è superiore di poco a quello riportato sul decreto di pensione provvisoria. A dicembre 2012 l’INPS mi attribuisce gli arretrati (una miseria!!), che sono relativi al periodo settembre 2007 / dicembre 2012. Leggendo attentamente il decreto definitivo, mi accorgo che per il periodo settembre 1997 agosto 2007 (10 anni) non vengono calcolati arretrati, in quanto caduti in prescrizione.E’ possibile che possano succedere queste cose? Le chiedo, di chi è la colpa ? Cosa posso fare?

    Commento di Manù | 30/04/2013 | Rispondi

    • Purtroppo succede perché esiste (legge e sentenze ormai consolidate) la prescrizione quinquennale dei ratei di pensione.
      Qualora sia trascorso un quinquennio dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere “e l’ex dipendente non abbia interposto atti o comportamenti interruttivi della prescrizione ovvero vi sia stato il riconoscimento del debito da parte di questa Amministrazione, il diritto soggettivo dell’interessato alla percezione dei pregressi maggiori ratei di pensione, derivanti dalla riliquidazione, SI È ESTINTO. Ne consegue che, non spetteranno neppure interessi, stante la loro natura meramente accessoria. E’ di tutta evidenza che oggetto di prescrizione sono i soli “arretrati” derivanti dalla riliquidazione, fermo rimanendo il diritto dell’ex dipendente a vedersi adeguato l’assegno pensionistico in funzione della più favorevole situazione giuridico-economica raggiunta non dalla decorrenza originaria, ma con effetto dal primo giorno del mese successivo all’arrivo a questo Istituto della domanda di riliquidazione o, se essa manchi per invio d’ufficio della certificazione, di quella di ricezione della documentazione tendente ad ottenere la riliquidazione stessa” (Inpdap circolare 31 del 1999).
      Non credo si possa più fare molto, a meno che non sia stato fatto un qualche sollecito scritto entro i termini.

      Commento di previdenza | 02/05/2013 | Rispondi

  127. un pensionato inpdap- può chiedere la totalizazzione di altro perido di lavoro sempre statale-Visto che non vige per il pubblico impiego la pensione supplementare-grazie della risposta

    Commento di serraciro | 02/05/2013 | Rispondi

  128. buongiorno, l’INPS mi contesta una percezione indebita di una quota di contitolarità di una pensione di reversibilità (spettante a mio figlio deceduto) ed ha trattenuto per il recupero una parte della mia prestazione di reversibilità. Tralasciando il merito che farò valere nelle sedi adeguate (a suo tempo comunicai all’Istituto la scomparsa di mio figlio) ho notato che con due distinte comunicazioni l’INPS ha provveduto a trattenere parte della mia quota di reversibilità in distinti periodi, ma per qualche mese le trattenute si sono ACCAVALLATE. Singolarmente le trattenute non eccedono il quinto ed il trattamento minimo, ma sommate superano il quinto. Tenendo presente che godo anche di pensione di vecchiaia e ben avendo a mente quanto stabilito dalla circolare INPS 31/2006 (il limite del trattamento minimo deve essere salvaguardato sul totale delle prestazioni, invece presumo che IL QUINTO vada salvaguardato rispetto a ciascuna delle prestazioni), posso dolermi con l’istituto???

    Commento di roberta speranza | 08/05/2013 | Rispondi

    • La circolare, nel punto che interessa inizia così: “Nel caso in cui il debitore sia titolare di più trattamenti pensionistici la trattenuta di un quinto deve essere operata su ciascun trattamento”; non dovrebbe quindi essere possibile una ritenuta superiore al quinto complessivo. E’ un errore dell’INPS che potrebbe essere stato determinato dal recupero di somme a diverso titolo; forse anche un recupero fiscale o di altra natura.

      Commento di previdenza | 10/05/2013 | Rispondi

  129. Buongiorno a tutti, potreste dirMi perchè ai fini pensionistici nè l’inpdap E NEL MIO DATORE DI LAVORO ENTE PUBBLICO NON MI VOGLIO ANTICIPARE L’ANDATA IN PENSIONE DI DUE MESI PER INVALIDITà DEL 100%?

    MI STANNO PRENDENDO IN GIRO MI HANNO DETTO NON L’ABBIAMO FATTO X ALTRI PERCHE’ LO DOVREMMO FARE X tE?

    pOTRESTE DIRMI A CHI MI DEVO RIVOLGERE SE LA LEGGE 388/2000 DICE CHE DEVONO ESSERE RICONOSCIUTI DUE MESI X OGNI ANNO DA QUANDO SI HA L’HANDICAP?

    Commento di Anonimo | 14/05/2013 | Rispondi

    • - Il Datore di lavoro non ha nessuna competenza in materia;
      – La domanda va presentata all’INPDAP (INPS ex INPDAP) allegando il verbale dell’invalidità e spetta per i periodi di effettiva attività, ma LA CONTRIBUZIONE maggiorata VA ATTRIBUITA ALL’ATTO DELLA LIQUIDAZIONE DELLA PENSIONE, NON PRIMA.
      Occorre quindi esaminare bene la situazione contributiva perché un errore può far saltare il diritto a pensione; è consigliabile farsi aiutare da un patronato.

      Commento di previdenza | 14/05/2013 | Rispondi

  130. buongiorno sono un dipendente del MdG come ente è INPDAP sono in pensione dal 2013 con 42 ANNI di servizio eta 66 ora prendo la provvisoria di euro 550 dopo quanto tempo avrò la definitiva,e la liquidazione dopo quanti mesi avverrà ( 6 MESI
    oppure si devono aspettare anni.
    GRAZIE PER LA RISPOSTA

    Commento di ANGIOLO | 17/05/2013 | Rispondi

    • I tempi di erogazioni delle prestazioni variano da provincia a provincia a seconda dell’efficienza dei diversi uffici.
      La liquidazione definitiva di pensione INPDAP dovrebbe avvenire “subito” se e quando tutta la documentazione necessaria è acquisita; da tempo sostengo che è tempo di preoccuparsi ormai più dell’entità delle pensioni che della decorrenza, ma mi sembra che dopo 42 anni di contribuzione l’importo erogato, anche se in forma provvisoria, sia veramente molto basso; probabilmente la liquidazione provvisoria è causata da una sistemazione contributiva che non so ipotizzare.
      il pagamento della buonuscita deve avvenire:
      – ◦entro il 105° giorno dalla cessazione del rapporto di lavoro dovuta a decesso o inabilità
      – ◦non prima di 6 mesi per cessazioni del rapporto di lavoro avvenute per: raggiungimento dei limiti di età o di servizio, ovvero del termine del contratto a tempo determinato;
      – ◦non prima di 24 mesi dalla cessazione per tutti gli altri casi (dimissioni volontarie con o senza diritto a pensione, licenziamento, destituzione dall’impiego ecc.).

      Commento di previdenza | 18/05/2013 | Rispondi

  131. Pensionato INPDAP (F.A.) pensione provvisoria dal 30 dicembre 2006 – definitiva aprile 2013.
    Nonostante il decreto definitivo (ott. 2012), prevedeva un accredito a mio favore (Ministero difesa) , L’INPDAP mi ha addebitato 1470,00 euro , alludendo che avevo percepito troppo durante il periodo di pensione provvisoria.
    Posso fare ricorso per recuperare il debito che l’INPDAP mi ha provveduto e continua a detrarmi mensilmente dalla mia pensione definitiva . Se si con quale legge posso appelarmi .
    grazie

    Commento di sergio brizi | 12/06/2013 | Rispondi

    • Esiste la possibilità di ricorso, ma bisogna approfondire la ragione del debito: non è sufficiente una “allusione” al debito, ma debbono essere chiari i motivi ed il periodo nel quale il debito si è verificato-

      Commento di previdenza | 13/06/2013 | Rispondi

      • In teoria l’inpdap su sua iniziativa nel giugno 2008 mi ha liquidato una pensione provvisoria maggiore , senza aspettare il decreto definitivo del ministero della difesa, avvenuto a settembre del 2012. Così nel l’aprile 2013 l’inpdap mi ha applicato la differenza in negativo di 1470.00 euro, in quanto avevo percepito una pensione mensile provvisoria maggiore rispetto al dovuto
        cordiali saluti e grazie della celere risposta

        RISPOSTA
        è normale che la pensione provvisoria sia liquidata senza aspettare il decreto definitivo, ma non è questa la causa dell’indebito; bisogna capire per quale ragione e sulla base di quali dati ha pagato un importo maggiore di quello dovuto.

        Commento di sergio | 22/06/2013

  132. Buonasera, mia nonna pensionata INPDAP è deceduta il 2 Giugno. Passaggio in Comune per regolare certificato di morte e poi al patronato dove per via telematica( e dandomi apposita ricevuta) abbiamo fatto la comunicazione INPS di avvenuto decesso. Il giorno 15 Giugno è stata comunque accreditata la pensione, ovviamente l’abbiamo lasciata giacente sul c/c. In che modo adesso l INPDAP si riprenderà quanto già erogato sul c/c? Ci sarà un prelievo automatico, dovrò pagare successivamente io( so che esiste pure la rateizzazione) o cosa? Grazie

    Commento di Gian | 22/06/2013 | Rispondi

    • L’importante è non chiudere subito il conto e non prelevare: sarà l’Istituto che contatterà l’ufficio pagatore per recuperare quanto corrisposto oltre la data della morte: Agli eredi spetta una quota di XIII mensilità per la quale sarà stata fatta apposita domanda che l’Istituto pagherà appena possibile.

      Commento di previdenza | 24/06/2013 | Rispondi

  133. seguito domanda n 131 del 13 .6 .2013
    In teoria l’inpdap su sua iniziativa nel giugno 2008 mi ha liquidato una pensione provvisoria maggiore , senza aspettare il decreto definitivo del ministero della difesa, avvenuto a settembre del 2012. Così nell’aprile 2013 l’inpdap mi ha trattenuto la differenza di 1470.00 euro,(che mi stanno trattenendo a rate) in quanto avevo percepito una pensione mensile provvisoria maggiore rispetto al dovuto,
    cordiali saluti e grazie della celere risposta

    Commento di sergio brizi | 24/06/2013 | Rispondi

  134. quindi se ho ben capito l’INPADAP per il recupero se la vedrà direttamente con la Banca e non dovrò essere io a fare materialmente un bonifico di restituzione all’Istituto

    Commento di Gian | 24/06/2013 | Rispondi

  135. La viceda successa a mio padre è alquanto strana: in seguito alla morte di mia madre mio padre ha richiesto la pensione di reversibilità (tramite un CAF) che gli è stata concessa con gli arretrati da febbraio a giugno, è stato emesso un cedolino ma la pensione sul conto non arrivava, a luglio stessa storia… stupito ho osservato con attenzione il cedolino e mi sono accorto che l’iban era sbagliato. Contatto il contact center e mi dicono che mio padre deve andare alla sede regionale di riferimento e richiedere una riemissione. Li corregono l’iban (che tra l’altro avevano anche perché anche mio padre è ex dipendente pubblico in pensione), infatti ad agosto arriva, però gli dicono che devono attendere se l’istituto bancario restituisce quanto indebitamente percepito suggerendogli addirittura di andare a parlare con il direttore dell’istituto bancario dove avevano fatto il bonifico a suo nome ma su un conto di non si sa chi.
    Tra l’altro non si è ben capito se hanno accreditato su quel conto anche il rateo di pensione maturato da mia madre…
    Cosa posso fare? Se l’intestario di quel conto li ha spesi o non acconsete al recupero? Le leggi sugli indebiti pensionistici valgono solo quando l’INPS deve riscuotere? Quando mia madre è morta e gli hanno accreditato la pensione, la pensione se la sono ripresa senza battere ciglio anche se mia madre è morta un solo giorno prima del pagamento, non capisco perché ora non possono fare lo stesso su quel conto…

    Commento di Mario | 03/09/2013 | Rispondi

    • 1. Sarebbe bene chiarire di chi è l’errore, se dell’INPS o di chi ha compilato la domanda; se si tratta di domanda telematica propendo per questa seconda ipotesi e questo renderebbe più complessa l’azione per la riemissione in pagamento delle rate di pensione pagate su un diverso conto ed effettivamente occorre che l’Istituto prima recuperi le somme già pagate. Solamente per accellerare la procedura potrebbe essere utile contattare la banca che li ha avuti. Se il titolare del conto non rimborsa si verifica una situazione di indebito che dovrà gestire l’INPS.
      2. Se l’errore fosse dell’INPS è opportuno inoltrare istanza scritta ricordando di chi è l’errore e chiedendo gli interessi legali per ritardato pagamento; in questo caso è irrilevante la restituzione delle somma da parte dell’altra banca. Se l’Istituto non provvedesse si può poi procedere con successivi ricorsi.
      3. è effettivamente possibile che anche il rateo non riscosso dalla madre defunta sia stato accreditato sul conto sbagliato; la cosa andrebbe chiarita ed attivata la regolarizzazione come già detto per le altre somme.
      4. In nessun caso trovano applicazione per Suo padre le norme sugli indebiti: si tratta di un credito.

      Commento di previdenza | 04/09/2013 | Rispondi

  136. Salve, sono una donna di 48 anni e sto per fare una separazione consensuale da mio marito di 51. La nostra è una scelta reciproca e siamo rimasti anche in ottimi rapporti. Lui vorrebbe darmi dei soldi mensilmente a titolo di mantenimento ma io per una questione di orgoglio personale (non avendo figli) vorrei rinunciare a questo denaro. Mi sorge però un dubbio e cioè se rinuncio ad un assegno di mantenimento (anche simbolico) un domani potrei vedermi negato il diritto alla pensione di reversibilità?Cosa mi suggerisce di fare? Sarebbe possibile chiedere un mantenimento simbolico di 40-50 euro mensili solo per rispettare questa formalità? grazie

    Commento di Tina | 30/11/2013 | Rispondi

    • Il diritto alla pensione di reversibilità non è in discussione anche nel caso di sentenza di separazione legale a meno che la sentenza non sia con addebito a carico del coniuge superstite; nel Suo caso quindi nessun problema.
      Diversa è la situazione se poi è emessa sentenza di divorzio; è importante che questa seconda sentenza riporti anche un obbligo di erogazione degli alimenti e che si dimostri che gli alimenti sono effettivamente pagati; è meglio sentire con l’avvocato perché non vorrei che fosse abituale trascrivere – su questo punto – la sentenza di separazione.

      Commento di previdenza | 01/12/2013 | Rispondi

  137. quindi finchè permane una “semplice” separazione consensuale, non si dovrebbe rischiare di perdere la reversibilità ANCHE senza mantenimento? Perdoni se sono ripetitiva ma con questi Enti che si aggrappano a ogni cavillo…

    Commento di Tina | 02/12/2013 | Rispondi

    • E’ così; ma questi non sono cavilli: con la separazione non viene a cessare il rapporto coniugale, come invece avviene in caso di divorzio.

      Commento di previdenza | 03/12/2013 | Rispondi

  138. Buongiorno Dottore, le illustro brevemente la situazione, sperando possa darmi qualche indicazioni in merito.
    Nell’ottobre del 2011 viene a mancare mio marito, pensionato INPDAP, con reddito lordo annuo – CUD 2011 – di €. 40.184,19. A fronte di un reddito, dipendente pubblico, lordo annuo – CUD 2012 – di €. 27.833,87, mi veniva corrisposta una pensione di reversibilità con rateo netto di € 995,35. Il primo di settembre del 2013 anche io, dipendente pubblica amministrazione, vengo collocata a riposo. Mi vengono corrisposti a titolo di Pensione personale annua lorda €. 17.312,60, con rateo netto di €. 1.185,28; a titolo di pensione di reversibilità invece viene corrisposta la Pensione annua lorda €. 22.569,96, con rateo netto di €. 865,23.
    Le chiedo: non avrebbe dovuto crescere la pensione di reversibilità invece di diminuire ulteriormente?
    Può indicarmi se la pensione di reversibilità così calcolata è corretta? e se non lo è, cosa si può fare?
    Grazie per il suo cortese aiuto.

    Commento di la2013 | 02/12/2013 | Rispondi

    • Certamente è così: quando aveva reddito da lavoro il diritto al cumulo con la pensione di reversibilità era ridotto al 60% ora, invece, essendo il Suo reddito inferiore al limite di 19.321 €, la pensione di reversibilità è interamente cumulabile con la nuova pensione.
      Occorre quindi verificarre la ragione della riduzione; ho il sospetto che – se l’Istituto è aggiornato sull’entità del Suo reddito (se ciò non fosse farebbe bene a farlo quanto prima con domanda apposita di ricostituzione) – non si tratti di riduzione per incumulabilità o solo di questo, ma anche di trattenute fiscali; il fatto è che, mentre quando era in servizio l’Amministrazione e l’Istituto previdenziale ciascuno autonomamente quantificava l’entità delle trattenute fiscali, ora invece le due pensioni debbono essere sommate ed applicata l’aliquota conseguente. Naturalmente alla fine l’importo dovuto al fisco sarà uguale, ma non dovrà versare conguagli o anticipazioni conseguenti alla dichiarazione fiscale.

      Commento di previdenza | 03/12/2013 | Rispondi

    • Mi è oscura la risposta di la2013 al quesito della lettera n°138: mi risulta infatti che il reddito lordo da lavoro dipendente viene considerato non al 60% ma per intero per calcolare di quanto ridurre la reversibilità e dunque nel caso posto dalla signora la ridotta pensione di reversibilità mensile si giustifica forse, come già fatto presente nel commento di la2013, a causa di maggiori trattenute fiscali.Noto invece con mia grande sorpresa come l’ INPS adotti regole diverse per calcolare la reversibilità di una pensione a parità di condizioni per determinarla. A tal proposito invito a leggere la mia lettera contrassegnata con il n°76 dell’ 1/11/2011. Per far correggere il vergognoso ,ingiusto trattamento subito, vale a dire il furto da parte dell’ INPS o dello Stato(per me è indifferente)di ben 8000euro, ho fatto un ricorso,respinto e liquidato con poche righe di nessuna plausibile spiegazione. Alla signora che ha posto il quesito posso solo dire : si reputi fortunata per non essersi vista dimezzare la pensione di reversibilità, perché la mia è stata trasformata da 700 euro a 300 euro esssendo per quell’ anno il mio reddito lordo annuo di poco più di 14000euro. Questa è la giustizia e non ho ancora rinunciato a far valere i miei diritti. Distinti saluti, Barbara Sias

      Commento di Barbara Sias | 07/12/2013 | Rispondi

      • Il reddito viene considerato per tutto il suo ammontare è la pensione che subisce decurtazione per le norme sul cumulo.

        Commento di previdenza | 09/12/2013

  139. Buongiorno, ho 49 anni, sono stata riconosciuta inabile a qualsiasi attività lavorativa.
    Non ho verbale dell’inps (sono dipendente privata) ma modello Inab rilasciatomi dall’ente dopo mia richiesta di informazioni sull’avanzamento della pratica.
    Su questo modulo è stata apposta la data a biro in cui mi è stato consegnato a mano.
    E’ riportato di comunicare all’ente entro 30 giorni la cessazione dell’attività lavorativa, pena la revoca della pensiobne.
    Mi chiedo : 30 gg da quando?
    Posso decidere di trattenermi altro tempo al lavoro per terminare lavori in corso, diciamo cira un altro mese e presentare poi le dimissioni e conseguente immediarta cessazione dell’attività?
    Grazie per Vs. risposta. Mariagrazia

    Commento di Mariagrazia | 02/12/2013 | Rispondi

    • Bisognerebbe poter esaminare il documento che Le è stato consegnato, ma mi sembra evidente che non è quello formale dal quale decorrono i termini. In ogni caso la cessazione di ogni attività lavorativa è uno dei requisiti per poter effettivamente percepire la pensione di inabilità, ma questa decisione spetta solo a Lei.
      Al momento Lei può decidere di
      – cessare qualsiasi attività lavorativa per poter percepire la pensione di inabilità dal mese successivo alla cessazione;
      – proseguire l’attività lavorativa e, in questo caso l’Istituto le dovrà erogare l’assegno di invalidità in sostituzione della pensione di inabilità; l’inporto sarà inferiore perché senza maggiorazione, ma è cumulabile col lavoro.

      Il termine di 30 giorni non è tassativo, ma comunque la decisione deve essere presa subito perché l’Istituto non può tener fermo un fascicolo a tempo indeterminato; nell’eventualità che tra il mese successivo alla domanda iniziale e quello della decorrenza della inabilità ci sia un lasso di tempo, Lei avrà diritto all’assegno di invalidità.
      Le consiglio di consultarsi con un buon patronato prima di decidere perché tutte le pensioni di invalidità sono soggette a verifica e/o revisione e quindi anche di cessazione, fino al compimento dell’età pensionabile

      Commento di previdenza | 03/12/2013 | Rispondi

  140. Mi riallaccio a quanto scritto nel n°138 da la2013.Presa dall’ onda emotiva della mia esperienza personale non ho valutato con sufficiente attenzione la risposta fornita da previdenza.In base a tale risposta la signora in questione dovrebbe ricevere ora all’ incirca una pensione netta di 1658,91 euro mensili,ne riceve invece la metà ,vale a dire il 50%, per quel famigerato calcolo incostituzionale a cui nessuno finora ha voluto porre rimedio nonostante i ricorsi e le numerose proteste giunte da più parti d’ Italia nei vari anni. In poche parole l’ Inps per il 2014 sommerà alla signora il suo reddito personale lordo annuo da pensionata con il reddito da lavoratrice dipendente del 2013 e la collocherà in tal modo nella fascia in cui la pensione (a cui avrebbe diritto senza alcuna decurtazione) , verrà invece tagliata del 50%. Credo di non sbagliarmi e gradirei un commento da previdenza.
    Spero che la2013 mi legga e si adoperi anch’ essa per farsi riconoscere i suoi diritti calpestati. La mia rabbia per quanto ho subito è incontenibile e non si attenua con il passare degli anni. Barbara Sias.

    Commento di Barbara Sias | 08/12/2013 | Rispondi

    • Questi calcoli vanno fatti in ufficio avendo a disposizione le carte; tra l’altro molto riguarda norme fiscali che non sono di mia competenza.

      Commento di previdenza | 09/12/2013 | Rispondi

  141. Buongiorno vorei gentilmente chiedere una delucidazione circa la buonuscita.Ho cessato il lavoro al 31 dicembre 2011 e percepito la 1 rata di pensione ad aprile 2012, il blocco dei 24 mesi imposto da Monti da quando inizia nel mio caso? grazie Liliana

    Commento di liliana | 09/12/2013 | Rispondi

  142. Buonasera, l’inps ex inpdap ha contestato a mio padre un indebito pensionistico per riscossione di assegni familiari non dovuti. Volevo sapere se devo presentare ricorso alla corte dei conti oppure la giudice ordinario.
    INoltre si applica la sanatoria di cui all’art. 13 della legge n. 412/1991 poichè mio padre ha commesso un errore che comunque riguardava fatti conosciuti dall’amministrazione? Oppure tale normativa si applica soltanto alle pensioni dei dipendenti privati?
    Grazie

    Commento di Adinix | 15/04/2014 | Rispondi

    • L’art. 13 della legge n. 412/1991 (in realtà non è una sanatoria, ma un provvedimento che ha ristretto le possibilità di sanatoria precedenti) non si applica alle prestazioni erogate a carico dell’ex INPDAP e, comunque, non per prestazioni non pensionistiche.
      Per gli assicurati ex INPDAP vale quanto ho spiegato nell’articolo “INPS ed INPDAP indebito su pensione”, anche per eventuali indebiti relativi a prestazioni non pensionistiche.
      La competenza dovrebbe essere della Corte dei Conti, ma questa è materia legale e quindi non mi pronuncio.

      Commento di previdenza | 17/04/2014 | Rispondi

      • Grazie per la rapida risposta!!!

        Commento di Adinix | 17/04/2014

  143. Buongiorno sono andato in pensione il 1 novembre 2013, mi è arrivata dall’Inps la pensione provvisoria, calcolata dal 27 Ottobre1971 al 31 Agosto 2013. secondo i calcoli fatti dal mio Sindacato dovrei percepire un assegno superiore, la domanda è devo fare ricorso o aspettare dall’Inps che proceda con la pensione definitiva?
    Le faccio questa domanda perché ho sentito che in un decreto del governo Renzi vi è una clausola che se entro Giugno 2014 non si fa ricorso, non si può più avere il diritto.
    Grazie. della sua gentile risposta.

    Commento di Francesco Viola | 07/05/2014 | Rispondi

    • Non è ammesso ricorso contro un provvedimeto provvisorio, a meno che l’Istituto non lascci passare un tempo eccessivo (almeno 4 mesi) prima della liquidazione definitiva.
      Non ho notizia di provvedimenti in atto o in discussione che “se entro Giugno 2014 non si fa ricorso, non si può più avere il diritto.”.Riguarderà forse altre ipotesi, ma stia tranquillo non può esistere un provvedimento di questo genere.

      Commento di previdenza | 09/05/2014 | Rispondi

  144. Buonasera, vorrei gentilmente sapere se l’INPS può chiedere un rimborso di 341 euro in rate per sei mesi di quota non dovuta da aprile 2002-2003-fino a maggio 2004 ma pagata sulla pensione di invalidità di mia madre e a distanza di oltre 10 anni. Loro asseriscono che a novembre 2005 avevano fatto una comunicazione di richiesta credito e pertanto stanno nei termini, comunicazione però mai ricevuta, e anche se così fosse come mai dal 2005 si ricordano solo adesso? sarà che battono cassa e raschiano il barile di una persona anziana di 86 anni. Alcuni giorni fa ho fatto ricorso tutelato, per prescrizione dei termini Oggi hanno fatto il primo recupero della prima rata. Avrò possibilità di recuperare quando decurtato ingiustamente per decorrenza termini. Grazie

    Commento di Sergio | 16/06/2014 | Rispondi

    • Quando l’Istituto afferma di aver inviato una comunicazione che al pensionato non risulta la Magistratura tende a credere all’Istituo, anche perché questo tipo di comunicazioni vengono effettuate a gruppi.
      Concordo sul fatto che sarebbe molto meglio se l’Istituto non lasciasse passare tanto tempo, anche se sa di essere nei termini; se il ricorso non è sostenuto anche con motivazioni più specifiche non credo possa essere contrastato il recupero delle somme indebitamente riscosse.

      Commento di previdenza | 17/06/2014 | Rispondi

  145. Nel febbraio 2013 ho avuto il riconoscimento della pensione privilegiata per totale inabilità a qualsiasi attività lavorativa (TABELLA di determinazione della misura dell’equo indennizzo per i Dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche di cui all’articolo 1, del Decreto Legislativo 3 Febbraio 1993 N. 29
    Categoria di menomazione di cui alla Tabella A allegata al Decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, N. 834 MISURA
    PRIMA CATEGORIA Due volte l’importo dello stipendio tabellare iniziale alla data di presentazione della domanda ), ,ma l’INPS (ex INPDAP) continua a mandarmi la pensione provvisoria di invalidità (780 euro). Che cosa devo fare per far valere i mei diritti?
    Mario Amato

    Commento di Mario Amato | 22/07/2014 | Rispondi

    • Da quello che Lei scrive sembra che il verbale della Commissione riconosca il diritto all’equo indennizzo NON alla pensione privilegiata per causa di servizio. L’indennizzo non è di entià elevata e si estingue con un’unico versamento.
      Le consiglio di far leggere il verbale da un operatore di patronato per verificare che cosa sia stato deciso in ordine alla eventuale pensione privilegiata e alle azioni eventuali da iniziare.

      Commento di previdenza | 22/07/2014 | Rispondi

  146. Se giudizialmente viene accertato che i contributi pretesi e versati all’INPS non erano dovuti, visto che l’ENTE (INPS) non restituisce le somme indebitamente trattenute, si può chiedere che dette somme vengano (sommate, ricongiunte o altro) unite ai contributi versati quale pubblico dipendente?

    Commento di edoardo | 23/07/2014 | Rispondi

    • Contributi dichiarati non dovuti non possono essere utilizzati né direttamente né mediante trasferimento o ricongiunzione.
      Il giudice dovrebbe essersi pronunciato anche in merito al rimborso su richiesta subordinata dell’avvocato di parte; in linea di massima, ma vanno approfondite le circostanze e le carte, il rimborso non dovrebbe essere negato.

      Commento di previdenza | 23/07/2014 | Rispondi

  147. Buongiorno, in data 31.1.2008 ho presentato ricorso al comitato di vigilanza dell’ Inpdap avverso la determinazione di pensione di anzianità (decorrenza 1/2/2008) chiedendo la rideterminazione del trattamento di quiescenza conferitomi, per erroneo calcolo del servizio utile ai fini della pensione.
    In data 16/7 u.s. il ricorso è stato accolto.
    Chiedo, cortesemente: l’Inpdap (inps) procederà in automatico o su mia nuova richiesta al ricalcolo della pensione? Tale richiesta è motivata dal fatto che la notifica dell’accoglimento del ricorso, pervenutami in data odierna, nulla dice al riguardo.
    Ringrazio e saluto distintamente.
    Sante

    Commento di Sante | 23/07/2014 | Rispondi

    • L’Istituto deve provvedere tempestivamente e senza necessità di ulteriori richieste erogando anche gli interessi legali per ritardato pagamento delle somme dovute tempo per tempo. Un intervento di sollecito presso l’INPDAP sarà necessario solamente se, rispetto alla data di notifica di accoglimento del ricorso da parte del Comitato, trascorrono inutlimente più di tre mesi. Se l’Istituto non provvedesse ancora si potrà mettere in mora l’Istituto.

      Commento di previdenza | 23/07/2014 | Rispondi

  148. E stato emesso a mio carico un decreto di pensione che modifica quella in godimento- L’ultimo decreto stabilisce che la pensione mi compete con decorrenza dal 1.7.2002- Per cui vi chiedo se ho diritto a percepire anche gli interessi legali e la rivalutazione monetaria- Grazie

    Commento di Ciro | 24/08/2014 | Rispondi


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